Afghanistan: nuovo attentato dei talebani, incerto il futuro dei colloqui

Pubblicato il 2 giugno 2020 alle 15:42 in Afghanistan Asia

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Almeno 7 civili sono rimasti uccisi nell’esplosione di una bomba lungo una strada della provincia di Kunduz, nel Nord dell’Afghanistan. L’ordigno ha colpito un piccolo camion che trasportava un gruppo di operai nel distretto di Khan Abad, lunedì primo giugno. Secondo i funzionari locali, l’area si trova sotto il controllo dei talebani, che sono soliti compiere attentati di questo tipo, soprattutto contro le forze di sicurezza afghane.

Un rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato a inizio anno, ha specificato che oltre 10.000 persone sono rimaste uccise o ferite nel Paese nel corso del 2019. La violenza è aumentata dopo che i talebani hanno firmato un accordo con i rappresentanti statunitensi, il 29 febbraio 2020, a Doha, per consentire alle forze straniere di ritirarsi dal territorio entro maggio 2021. Il ritiro delle truppe statunitensi dopo 19 anni di guerra è sempre stato uno degli obiettivi della politica estera dell’attuale capo della Casa Bianca, Donald Trump. Leviolenze, tuttavia, sono in gran parte diminuite a partire dal 24 maggio, quando i talebani hanno annunciato un cessate il fuoco di tre giorni per celebrare la festa di Eid al-Fitr.

Il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha accolto con favore l’offerta di cessate il fuoco dei talebani. Le autorità hanno affermato che circa 2.000 prigionieri talebani sarebbero stati rilasciati in un “gesto di buona volontà” per permettere l’inizio dei colloqui di pace previsti dall’accordo con gli Stati Uniti. I talebani, tuttavia, non hanno ancora fornito alcun dettaglio su quando potrebbero essere avviati i nuovi negoziati.

Nel frattempo, i legami tra i talebani, in particolare la filiale della rete Haqqani, e l’organizzazione di al-Qaeda rimangono stretti, secondo quanto riferito da un gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite. “I talebani si consultano regolarmente con al-Qaeda durante i negoziati con gli Stati Uniti e assicurano che onoreranno sempre i loro legami storici”, si legge in un rapporto consegnato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in cui si specifica che i loro legami derivano da rapporti di amicizia, simpatia ideologica e battaglie condivise. Ciononostante, nell’accordo del 29 febbraio tra USA e talebani, questi ultimi hanno promesso a Washington di impedire ad al-Qaeda di usare il suolo afghano per minacciare la sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Il documento impegna altresì gli USA a ridurre la propria presenza militare in Afghanistan a circa 8.600 truppe entro metà luglio, un numero che i funzionari statunitensi e quelli della NATO dichiarano di aver quasi raggiunto.

“Il successo dell’accordo potrebbe dipendere dalla volontà dei talebani di incoraggiare al-Qaeda a porre fine alle sue attuali attività in Afghanistan”, hanno riferito i membri del gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite, specificando che “se i talebani onoreranno il patto, ciò potrebbe spingere ad una divisione interna tra fazioni pro e anti al-Qaeda”.

Il rappresentante speciale degli Stati Uniti per la riconciliazione dell’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, ha precisato che il rapporto dell’ONU riguarda un periodo di tempo che arriva fino al 15 marzo, ovvero copre solo l’arco delle due settimane successive al patto tra talebani Stati Uniti. Il gruppo armato, a detta di Khalilzad, potrebbe ancora cambiare posizione o impiegare ancora molto tempo prima di rispettare gli accordi. “Hanno fatto alcuni passi, ma devono fare molto di più”, ha riferito ai giornalisti, aggiungendo che se i talebani non riuscissero a mantenere le promesse, gli Stati Uniti potrebbero riconsiderare le proprie decisioni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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