Sudan: convocato inviato etiope per scontri lungo il confine

Pubblicato il 1 giugno 2020 alle 16:26 in Etiopia Sudan

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Il governo del Sudan ha convocato l’inviato dell’Etiopia nel suo Paese per discutere degli attacchi di frontiera compiuti da sospetti ribelli etiopi ai danni dellesercito sudanese. Negli scontri, avvenuti la scorsa settimana, diversi civili e militari sono rimasti uccisi, hanno dichiarato le autorità di Khartoum in una nota. Gli attacchi si sono svolti principalmente nella città orientale di al-Qadarif, dove la milizia etiope è penetrata e ha attaccato i terreni agricoli scontrandosi con le forze militari nel campo di Barkat Noreen.

Alcuni gruppi etiopi utilizzano da decenni i terreni della regione di confine di al-Fashqa. L’ex presidente sudanese, Omar al-Bashir, aveva trascurato la questione, ma le attuali autorità di Khartoum stanno cercando di risolvere il problema espellendo i cittadini etiopi insediatisi in quelle aree.

“Abbiamo deciso di dare la possibilità alla diplomazia di Khartoum e a quella di Addis Abbas di calmare la situazione al confine prima che si trasformi in una guerra a tutto campo tra i due Paesi”, ha dichiarato il portavoce dellesercito sudanese, Amer Mohamed al-Hassan, specificando che, secondo le stime di Khartoum, almeno un ufficiale è stato ucciso e altri 7 soldati sono rimasti feriti nell’attacco. Al-Hassan ha invitato l’Etiopia a rispettare gli accordi firmati con il Sudan sulla delimitazione dei confini reciproci e sugli schieramenti di forze ufficiali al confine tra i due Paesi. Secondo quanto dichiarato dal Ministero degli Esteri del Sudan, l’attacco è avvenuto proprio mentre Khartoum stava preparando la riunione del comitato misto di alto livello per discutere delle questioni relative alle frontiere.

In Sudan, dopo mesi di proteste, vige attualmente un governo di transizione, il cui leader è il premier Abdalla Hamdok. Le manifestazioni contro il vecchio regime sono iniziate il 19 dicembre 2018 e, in pochi mesi, hanno portato al rovesciamento dell’ex presidente al Bashir, estromesso dal potere l’11 aprile, grazie all’intervento delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese ha dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo il generale Abdel-Fattah Al-Burhan. I manifestanti, tuttavia, hanno continuato a scendere nelle strade della capitale per protestare e chiedere che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile. L’accordo di pace tra civili e militari è stato firmato il 17 luglio e, in base a quanto stabilito nel trattato, il nuovo governo, a composizione mista, dovrà guidare la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario.

Il nuovo primo ministro del Sudan ha prestato giuramento, il 21 agosto, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, Abdel Fattah al-Burhan, ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti.

Il 14 dicembre, l’ex presidente del Sudan, al-Bashir, è stato condannato a 2 anni di detenzione per irregolarità finanziarie e corruzione, nel primo dei numerosi processi che l’uomo è chiamato ad affrontare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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