Niger: approvata legge per combattere il terrorismo e la criminalità organizzata

Pubblicato il 1 giugno 2020 alle 18:23 in Africa Niger

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Il Parlamento del Niger ha approvato una legge che autorizza le intercettazioni come mezzo per frenare il “terrorismo e la criminalità transnazionale”. La nuova legislazione consente di ricercare e reperire informazioni” che possono rappresentare “minacce per la sicurezza dello Stato”, cercando di “prevenire la lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata”. La disposizione è stata approvata nonostante le critiche mosse dall’opposizione, secondo cui il segreto della corrispondenza e delle comunicazioni, sancito in Costituzione, è inviolabile”. In particolare, una dichiarazione congiunta, firmata dalle opposizioni, ha denunciato “la volontà di coloro che sono al potere di privare i cittadini del Niger del diritto alla privacy.

Barkai Issouf, il ministro che sovrintende alle relazioni con le istituzioni, ha insistito sul fatto che “questa legge non è una minaccia alla libertà, ma è indispensabile ed emana dal desiderio del governo di proteggere il popolo”. Il ministro della Giustizia, Marou Amadou, commendando la disposizione, ha affermato, da parte sua: “Temi di essere ascoltato? Beh, lo eri prima e lo sei ancora, solo che ora sarà tutto organizzato”.

I combattenti legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico hanno intensificato gli attacchi nella regione del Sahel, nonostante la presenza di migliaia di truppe locali e straniere. La violenza ha colpito duramente il Mali e il Burkina Faso, rendendo ingovernabili ampie zone dei due Paesi, ma non ha risparmiato il Niger, che condivide confini lunghi e porosi con i suoi instabili vicini. Il Country Report on Terrorism 2018 del Dipartimento di Stato americano riferisce che, nello specifico, in Niger sono attive organizzazioni estremiste come Boko Haram, il Movimento per l’Unicità e il Jihad nell’Africa occidentale (MUJAO), l’ISIS del Grande Sahara (ISIS-GS), ISIS dell’Africa occidentale (ISIS-WA), Jama’at al-Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e l’affiliato Fronte di Liberazione Macina.

Il 9 gennaio, si è verificato in Niger uno degli attentati più letali nella storia del Paese. Circa 89 soldati sono rimasti uccisi in un attacco compiuto a Chinagodrar, una città situata circa 200 km a Nord della capitale, Niamey. In tale area, l’esercito nigeriano si sta scontrando con alcuni gruppi islamisti, legati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico, che controllano il territorio settentrionale del Paese e cercano di ricacciare le forze armate nazionali oltre la frontiera occidentale con il Mali. Nonostante gli sforzi congiunti dei Paesi alleati, gli attacchi in Niger continuano ad aumentare, con un bilancio delle vittime sempre maggiore.

Il 13 maggio, l’esercito del Niger e le forze alleate dei Paesi vicini hanno riferito di aver ucciso circa 75 ribelli di Boko Haram in una serie di operazioni antiterrorismo. I ribelli sono stati colpiti proprio nella regione al confine tra Niger, Nigeria e Ciad, secondo quanto specificato dal Ministero della Difesa del Niger. Le operazioni sono iniziate l’11 maggio, dopo una serie di attacchi di Boko Haram contro alcune posizioni militari nei pressi di Diffa. Il Ministero ha poi precisato che 25 ribelli sono stati uccisi in combattimenti avvenuti a circa 75 km dalla città mentre altri 50 sono stati eliminati in attacchi aerei da parte delle forze congiunte nigerine, nigeriane e ciadiane nell’area del Lago Ciad. Diverse armi sono state sequestrate e una base logistica utilizzata dagli insorti per nascondersi e organizzare gli attacchi è stata distrutta.

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Chiara Gentili

di Redazione

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