Libia: Sarraj ne parla con Francia e Italia

Pubblicato il 1 giugno 2020 alle 15:10 in Francia Italia Libia

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Il presidente del consiglio presidenziale del governo tripolino, Fayez al-Sarraj, ha discusso della crisi in Libia con il ministro degli Affari Esteri della Francia, Jean-Yves Le Drian. Due giorni prima, il premier di Tripoli aveva chiamato il suo omologo italiano, Giuseppe Conte. 

Nello specifico, per quanto riguarda il vertice con Le Drian, il Libya Observer rivela, lunedì 1° giugno, che questo è stato occasione per ribadire la necessità di porre fine alle ostilità in Libia e di continuare sulla strada avviata con la Conferenza di Berlino, abbandonando ogni forma di interferenza esterna. 

Da parte sua, Le Drian ha altresì aggiunto di ritenere necessaria la ripresa del negoziato all’interno del formato del comitato militare 5+5, così da poter raggiungere un accordo sul cessate il fuoco. Ciò, ha specificato Le Drian, dovrà risultare in linea con la bozza preparata in occasione del Summit di Ginevra dello scorso 26 febbraio, sotto l’egida delle Nazioni Unite.  

Due giorni prima del vertice con il ministro francese, ovvero il 30 maggio scorso, Sarraj aveva chiamato il suo omologo italiano, Giuseppe Conte. Anche in tale occasione, l’accento era stato posto sulla ripresa del percorso avviato con la Conferenza di Berlino, sotto l’egida dell’ONU. In aggiunta, i due leader avevano ribadito il reciproco rifiuto per l’opzione militare, sottolineando come l’unica soluzione possibile passi attraverso la via politica. 

Sul vertice tra Conte e Sarraj, il Libya Observer aggiunge che i due leader hanno avuto modo anche di riepilogare le iniziative di cooperazione sia nel contrasto al coronavirus sia nel consentire alla Libia di riacquisire la propria sicurezza e stabilità. In aggiunta, Conte e Sarraj hanno discusso anche delle offensive condotte contro Tripoli.  

Da parte sua, Conte ha espresso la propria preoccupazione in merito al continuo arrivo di armi in Libia, inviate da parte di Stati terzi, ribadendo come l’Italia spinga per la ripresa di un processo politico in linea con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e delle conclusioni della Conferenza di Berlino. A tale riguardo, Sarraj ha dichiarato che anche per il governo di Tripoli è cruciale il raggiungimento di una soluzione politica, ma ha aggiunto che ciò sarà possibile soltanto dopo aver sconfitto l’offensiva del generale dell’LNA, Khalifa Haftar. In aggiunta, per quanto riguarda il traffico di armi, il vertice di Tripoli ha dichiarato che le consegne sono dirette ad Haftar, il quale riesce a portare avanti la propria offensiva grazie al sostegno di Stati terzi. In aggiunta, Sarraj ha richiesto a Conte un aiuto nel bonificare le aree residenziali a Sud di Tripoli dove Haftar e le sue forze hanno installato ordigni esplosivi e mine.  

Un altro tema a centro del vertice tra Conte e Sarraj è stato la produzione di petrolio, attualmente ferma in Libia. A tale riguardo, il premier italiano ha sottolineato di ritenere necessaria la ripresa del ciclo di produzione di petrolio in Libia, e del conseguente flusso di esportazioni, dato che ciò rappresenta la prima fonte di guadagno per lo Stato e per i cittadini libici. 

Infine, Conte e Sarraj hanno discusso dell’Operazione Irini, la missione europea nel Mediterraneo volta a far rispettare l’embargo in Libia e a fermare il traffico di armi, a guida italiana. A tale riguardo, Conte ha voluto ribadire la neutralità della missione, la quale mira a impedire l’arrivo di armi dalle coste del Paese. Da parte sua, Sarraj ha insistito sull’ampliamento del mandato dell’Operazione che, secondo il capo del GNA, deve avere anche competenze aeree e terrestri, oltre che marine. 

La guerra civile in Libia è scoppiata il 15 febbraio 2011. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.  

Per quanto riguarda l’Operazione Irini, questa è stata respinta da al Sarraj, il quale, lo scorso 26 aprile, aveva dichiarato di ritenere che la missione trascuri il controllo dei confini terrestri attraverso i quali avviene il passaggio del maggior numero di armi e munizioni destinate all’esercito del generale Khalifa Haftar.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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