Libia: che cosa è successo dentro e fuori gli assi di combattimento

Pubblicato il 1 giugno 2020 alle 9:47 in Libia Turchia

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Cinque civili sono stati uccisi a seguito di un bombardamento perpetrato contro la capitale libica. Nel frattempo, mentre la Turchia ha ribadito verbalmente e sul campo il proprio sostegno al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, hanno riferito di aver distrutto droni turchi e di aver ucciso comandanti dell’esercito tripolino.

Le notizie fanno riferimento agli ultimi sviluppi dentro e fuori i fronti di combattimento libici, verificatisi nella giornata del 31 maggio. Gli scontri tra le forze del GNA e dell’LNA hanno interessato prevalentemente gli assi di Ain Zara e Wadi Rabie’. Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Wasat, sulla base delle dichiarazioni del portavoce dei servizi di emergenza, Osama Ali, e del Ministero della Salute, i 5 cittadini libici sono deceduti a seguito degli attacchi con missili Grad perpetrati presso Suq al-Thulata’ e presso la strada occidentale di Tripoli. Altri 12 civili sono stati feriti, alcuni dei quali versano in gravi condizioni.

Inoltre, un corrispondente di al-Arabiya ha riferito che le forze del GNA e dell’LNA si sono attaccate reciprocamente nella sera del 30 maggio nei pressi di Abu Salim, nel Sud di Tripoli. Nelle altre aree della capitale, invece, è prevalsa la calma, dopo i violenti scontri che hanno visto l’esercito di Haftar respingere attacchi del GNA presso gli assi di combattimento nei pressi dell’aeroporto della capitale. In tale quadro, l’LNA ha dichiarato di aver abbattuto un drone turco nei pressi di Bani Walid, nell’Ovest del Paese, e di aver causato la morte di 3 comandanti delle forze tripoline.

Tra questi, vi sarebbe anche un leader della divisione di Sultan Murad, Murad Abu Hamoud al-Azizi. Si tratta di un gruppo armato di ribelli attivo nella guerra civile siriana, supportato dalla Turchia e allineato con l’opposizione siriana. Inoltre, Sultan Murad è una delle fazioni armate a cui appartengono i mercenari siriani addestrati da Ankara ed inviati presso i fronti di combattimento libici. A detta di al-Arabiya, si tratta di una delle brigate turkmene siriane più rilevanti, sostenute militarmente e finanziariamente dalla Turchia.

Circa il coinvolgimento della Turchia in Libia, nella giornata del 31 maggio, Ankara ha nuovamente espresso il proprio sostegno al governo tripolino, guidato dal presidente e primo ministro Fayez al-Sarraj. In particolare, il portavoce della presidenza turca, Ibrahim Qalan, ha sottolineato come il proprio Paese desideri raggiungere la stabilità in Libia ed ha chiesto alla Camera dei Rappresentanti di Tobruk di porre fine al suo sostegno al generale Khalifa Haftar. Ankara, ha affermato Qalan, si pone a fianco del governo considerato legittimo, con il fine di portare ad una risoluzione della crisi e porre fine agli scontri.

Le dichiarazioni della presidenza turca sono giunte mentre, il 30 maggio, Ankara ha inviato in Libia carri armati M60 fabbricati negli Stati Uniti, con l’obiettivo di sostenere le forze del GNA. Le forze armate turche posseggono più di 1.500 carri armati M60. Una parte di questi è stata precedentemente sviluppata attraverso la sostituzione di sistemi IMI israeliani con quelli Sabra Mk II standard. L’arsenale inviato da Ankara negli ultimi mesi include veicoli BMC Kirpi, antimina e a prova di imboscata (MRAP), veicoli corazzati per il trasporto truppe di tipo ACV-15 (APC) e un sistema di lanciarazzi multiplo di tipo T-122 Sakarya (MLRS).

È dal 15 febbraio 2011 che la Libia assiste ad una fase di instabilità, portando altresì alla caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno. I due schieramenti, il GNA e l’LNA, sono nati a seguito degli accordi di Skhirat raggiunti il 17 dicembre 2015. Il Governo di Accordo Nazionale vede alla guida il primo ministro Fayez al-Sarraj e rappresenta l’unico l’unico governo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

Tra gli ultimi eventi più significativi vi è la conquista della base, definita strategica, di al-Watiya, situata nell’Ovest della Libia, dove l’esercito di Tripoli è riuscito ad entrare il 18 maggio scorso, raggiungendo un ulteriore progresso nel quadro dell’operazione “Tempesta di pace”. Precedentemente, le forze del GNA avevano già ripreso il controllo di circa 8 località sulla costa occidentale libica, tra cui Sorman, Sabrata, Mitrid e al-‘Ajilat, mentre il 18 aprile avevano avviato un’offensiva contro Tarhuna, che ha consentito alle forze tripoline di avvicinarsi alla roccaforte. L’LNA, dal canto suo, nelle ultime settimane ha continuato la propria operazione contro la capitale Tripoli, in corso sin dal 4 aprile 2019.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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