Libano: i manifestanti ritornano nelle strade di Beirut

Pubblicato il 1 giugno 2020 alle 12:45 in Libano Medio Oriente

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In un clima tuttora segnato da una grave crisi economica, nella sera del 31 maggio gruppi di manifestanti si sono radunati nelle strade della capitale Beirut, costringendo le forze di sicurezza ad intervenire.

In particolare, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arabiya, decine di manifestanti hanno occupato prevalentemente le vie d’accesso nei pressi del palazzo Baabda, la residenza ufficiale del presidente del Libano, un ruolo attualmente ricoperto da Michel Aoun. Gli slogan principali sono stati “Rivoluzione, rivoluzione” e “Tutti significa tutti”, con riferimento alla richiesta delle dimissioni di tutti i rappresentanti della classe politica al potere. Per evitare un’escalation della situazione, l’esercito libanese ha chiesto ulteriori rinforzi e attuato severe misure di sicurezza. Il clima di tensione è, tuttavia, durato poche ore.

I manifestanti continuano a lamentare una situazione economica e sociale complessa, scaturita dalla perdurante crisi economica e finanziaria che vede il Libano con un debito sovrano pari a 87 miliardi di dollari, ovvero il 170% del PIL. Attualmente il Libano si trova in una prima fase di negoziazioni con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), a cui è stato già presentato il piano di salvataggio approvato dal Consiglio dei ministri il 30 aprile. Il piano prevede l’immissione di circa 10 miliardi di dollari di aiuti nel sistema finanziario e uno dei punti stabilisce la copertura delle perdite del settore finanziario, pari a circa $ 70 miliardi, attraverso una ricapitalizzazione da parte degli azionisti bancari, che diminuirebbe il loro capitale ed i propri depositi per poi ripristinarli in seguito. Tra le altre misure, vi sono la ristrutturazione del sistema bancario, l’incremento delle tasse e il blocco delle assunzioni statali, oltre a un tasso di cambio flessibile tra lira libanese e dollaro statunitense.

L’ondata di forte mobilitazione popolare in Libano aveva avuto inizio il 17 ottobre scorso, ma era stata sospesa con lo scoppio dell’epidemia di Covid-19. La richiesta principale della popolazione è la caduta di un sistema politico considerato corrotto e, pertanto, responsabile della crisi attuale. A capo del governo di Beirut vi è un ex ministro dell’Istruzione, Hassan Diab, succeduto al premier Saad Hariri, dimessosi il 29 ottobre. É stato proprio Diab, il 20 maggio, a sottolineare come il popolo libanese si trovi di fronte ad un pericolo un tempo impensabile, ovvero una crisi alimentare, e come una delle cause sia da far risalire a decenni di corruzione e cattiva governance.

Di fronte a tale scenario, il 28 maggio, il Parlamento di Beirut ha approvato un pacchetto di aiuti pari a circa 300 milioni di dollari e una legge volta a rimuovere il segreto bancario, con il fine ultimo di contrastare il fenomeno della corruzione. Il pacchetto di aiuti approvato, il cui valore è di 1.2 trilioni di lire libanesi, è diretto alle famiglie a basso reddito e a settori vitali, agricoltura e industria in primis. La nuova legge sul segreto bancario, invece, consentirà al governo di condurre indagini sui conti di funzionari dello Stato, di ogni ordine e grado, sia ancora in carica sia precedenti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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