India: espulsi due diplomatici pakistani per “spionaggio”

Pubblicato il 1 giugno 2020 alle 17:37 in India Pakistan

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Due funzionari dell’Alta Commissione pakistana sono stati espulsi per “attività di spionaggio”, secondo quanto ha riferito il Ministero degli Esteri indiano. 

Il governo indiano, il 31 maggio, ha dichiarato che 2 funzionari pakistani sono “persona non gradita” nel Paese, poichè responsabili di attività incompatibili con il loro status di membri di una missione diplomatica. La coppia ha dovuto lasciare il territorio nazionale indiano entro 24 ore. Il Ministero degli Esteri pakistano, da parte sua, ha affermato di “respingere fortemente le infondate accuse indiane” e ha definito l’azione di Nuova Delhi una “chiara violazione della Convenzione di Vienna”, che viene portata avanti “in un’atmosfera già difficile”.

L’ordine di espulsione del 31 maggio è arrivato dopo che un tribunale tedesco aveva dichiarato che un cittadino indiano sarebbe stato processato per spionaggio ai danni delle comunità Sikh e della popolazione del Kashmir per i servizi segreti di Nuova Delhi. Inoltre, la tensione tra India e Pakistan molto alta, a seguito degli scontri relativi proprio al territorio conteso della regione del Kashmir. L’area è da decenni teatro di scontri, ma, a partire da agosto 2019, le tensioni si sono riaccese. In particolare, il 5 agosto 2019, il governo di Nuova Delhi ha deciso di abolire lo status speciale della parte indiana della regione, per ragioni di sicurezza, e ne ha ritirato l’autonomia dividendola in territori amministrati federalmente dall’India. Fino ad allora, la regione aveva avuto autonomia su tutte le questioni interne tranne la difesa, le comunicazioni e gli affari esteri.

A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e dopo il blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste, con i manifestanti che lanciavano pietre contro i militari. Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la situazione in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione. Secondo l’organizzazione le detenzioni e la repressione del dissenso hanno contribuito a “diffondere paura e alienazione”. L’ultimo episodio nella regione risale al 5 maggio, quando le truppe indiane avevano ucciso 4 combattenti ribelli in una serie di scontri a fuoco, nel Kashmir amministrato dall’India. Tra questi vi era un comandante del più grande gruppo separatista della regione. 

Centinaia di soldati indiani avevano lanciato un’operazione, nella sera del 5 maggio, dopo aver ricevuto informazioni secondo le quali il comandante di Hizbul Mujahideen Riyaz Naikoo si nascondeva in un villaggio nel distretto di Pulwama, nel Sud del Kashmir. Le autorità avevano anche disabilitato l’utilizzo di internet in tutta la regione per impedire alle grandi folle di radunarsi. “È stato intrappolato in una casa e ed è stata avviata una battaglia armata durante la quale lui e il suo associato sono stati uccisi”, aveva dichiarato l’ispettore generale di polizia del Kashmir, Vijay Kumar. Altri 2 ribelli erano stati uccisi in un’altro scontro armato, nelle vicinanze. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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