Gasdotto Iran-Oman: da ancora di salvezza a porta d’accesso

Pubblicato il 1 giugno 2020 alle 15:26 in Iran Oman

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L’amministratore delegato della National Iranian Gas Company (NIGC), Hassan Montazer Torbati, ha riferito che Teheran e Muscat hanno intrapreso colloqui per esportare gas iraniano verso l’Oman. Il gasdotto che si andrà a costruire potrebbe avere conseguenze positive per entrambi i Paesi.

La notizia è stata resa nota il 31 maggio, quando lo stesso Torbati ha sottolineato che i contratti a lungo termine di Teheran nell’era post-coronavirus avranno condizioni diverse rispetto a quelli attuali e saranno caratterizzati da nuove formule per quanto riguarda i costi, sulla base delle conseguenze del calo dei prezzi del petrolio. Oltre alla Turchia e all’Iraq, tra i futuri acquirenti di gas iraniano vi sarà nuovamente l’Oman, una meta raggiungibile attraverso il gasdotto in costruzione che collega Minab al porto omanita di Jask, passando per Sirik, progettato sia per favorire le esportazioni sia per il consumo locale.

Risale al 2013 il memorandum di intesa siglato da Iran e Oman in materia di esportazioni di gas naturale. Si tratta di un contratto della durata di 25 anni e dal valore di 6 miliardi di dollari, con cui Teheran si è impegnata a trasferire verso Muscat circa 28.3 milioni di metri cubici di gas al giorno. Secondo quanto concordato, tale quantità sarà in parte convertita in gas naturale liquido (GNL) per i mercati omaniti, e in parte sarà stata destinata ai mercati futuri nel Sud del Golfo Persico.

Il gasdotto sottomarino da utilizzare è stato progettato in modo tale da non attraversare le acque territoriali degli Emirati Arabi Uniti. Nello specifico, il gasdotto sarà posto ad una profondità di 1.000 metri e non 300. L’obiettivo di Teheran è altresì produrre GNL in impianti omaniti, considerando che diversi progetti risultano essere tuttora incompleti a causa delle sanzioni imposte da Washington. Tuttavia, è proprio quest’ultima ad aver spesso esercitato pressioni su Muscat, affinché trovasse altri fornitori.

Secondo la National Iranian Oil Company (NIOC), il gasdotto potrebbe essere attivo entro la fine dell’anno iraniano in corso, che terminerà il 20 marzo 2021. Da un lato, secondo alcuni, la condotta consentirà all’Iran, in futuro, di inviare liberamente almeno 1 milione di barili al giorno del proprio petrolio greggio in qualsiasi parte del mondo e, laddove necessario, di interrompere tutte le altre forniture di petrolio che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz. Dall’altro lato, il progetto rispondere al desiderio del Sultanato dell’Oman di diversificare la propria economia, e potrebbe consentire al Paese di far fronte sia alle carenze di gas naturale interne e alle problematiche tecniche dei propri stabilimenti sia alle conseguenze del calo dei prezzi di petrolio legato all’emergenza coronavirus.

Non da ultimo, a detta di alcuni esperti, il gasdotto potrebbe rappresentare una porta per l’Iran verso gli altri Paesi del Golfo, con l’Oman visto come un possibile mediatore. In realtà, Muscat ha svolto per anni tale ruolo anche a livello politico, grazie alla politica di neutralità e non ingerenza adottata dal precedente sultano Qaboos bin Said, deceduto il 10 gennaio dopo aver regnato per 49 anni.

Il piccolo ma strategico Sultanato, che si trova proprio in prossimità dello stretto di Hormuz, all’ingresso del Golfo e vicino all’Iran, ha mantenuto buoni rapporti con Teheran nonostante diverse crisi regionali e si è spesso rapportato con l’Arabia Saudita e con il resto dei membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo senza prendere parte ai violenti scontri regionali. Parallelamente, l’Oman è stato altresì in grado di riunire i negoziatori di Stati Uniti e Iran ai colloqui preliminari che hanno portato all’accordo sul nucleare del 14 luglio 2015.

Nell’era post-Qaboos, secondo alcuni analisti, l’Iran è desideroso di conquistare la fiducia di Muscat e del nuovo sultano, Haitam bin Tariq, con il fine ultimo di nascondere i propri interventi volti a minare la stabilità della regione del Golfo. Per altri, invece, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti stanno cercando di spostare il Sultanato dell’Oman dal “circolo di neutralità”, come appare agli occhi della comunità internazionale, verso uno schieramento più definito, accanto agli altri Paesi del Golfo, e in contrasto con Teheran.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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