Egitto, Sinai del Nord: uccisi 19 terroristi

Pubblicato il 1 giugno 2020 alle 8:33 in Africa Egitto

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Le forze dell’esercito egiziano hanno dichiarato di aver ucciso almeno 19 militanti terroristi durante le operazioni condotte nella regione del Sinai del Nord, che hanno causato altresì 5 feriti tra i soldati egiziani.

La notizia è stata riportata dalle forze egiziane stesse, in un video diffuso nella sera del 30 maggio, in cui viene specificato che il bilancio delle vittime è da far risalire ad una serie di raid e attacchi condotti nei giorni precedenti nelle città di Bir al-Abed, Rafah e Sheikh Zuweid. Secondo quanto riferito, le operazioni sono state effettuate sulla base delle informazioni fornite dall’intelligence, che rivelavano la presenza di cellule terroristiche nell’area e, tra i terroristi uccisi, 3 sono stati definiti “molto pericolosi”. Sono stati altresì trovati e sequestrati diversi tipi di armamenti ed esplosivi, tra cui fucili e granate, alcuni dei quali già disposti per attaccare le forze egiziane. Non da ultimo, è stato colpito un deposito di armi e dispositivi esplosivi appartenente ai terroristi.

Uno degli ultimi episodi simili risale al 23 maggio, quando le autorità egiziane hanno riferito di aver ucciso 21 militanti terroristi nella regione del Sinai del Nord, a seguito di scontri con le forze di sicurezza verificatisi nei pressi di Arish e Bir al-Abed. La regione del Sinai, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, è teatro, da anni, di operazioni militari. L’esercito egiziano ha lanciato una campagna, chiamata Comprehensive Operation – Sinai il 9 febbraio 2018, con l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese. In tale quadro, il 3 maggio, l’esercito egiziano ha riferito di aver ucciso circa 126 sospetti militanti islamisti nella provincia del Sinai, in una serie di raid militari effettuati nei mesi precedenti. Secondo le ultime cifre ufficiali, il numero di terroristi uccisi dal lancio dell’operazione ammonta a 970.

Il Global Terrorism Index colloca l’Egitto all’undicesima posizione tra i Paesi maggiormente colpiti dalla minaccia terroristica. Da quando, il 3 luglio 2013, un golpe ha rovesciato l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, centinaia di soldati e poliziotti sono morti in attacchi da parte di gruppi estremisti. Tra le organizzazioni maggiormente attive vi è Wilayat Sinai, la quale trova la sua origine in un ulteriore gruppo, Ansar Bayat al-Maqdis, fautore del raggruppamento di diversi militanti attivi nella regione del Sinai. Nel 2014, Wilayat Sinai ha giurato fedeltà all’ISIS, assumendo il nome attuale. Si stima che il numero dei combattenti oscilli tra i 1.000 ed il 1.500, operanti per lo più in tale regione, ma responsabili di alcuni attacchi anche in altre aree egiziane.

In tale quadro, il Sinai del Nord vive da mesi in uno stato d’allerta, mentre è dal 2013 che la regione viene considerata il fulcro della violenza islamista in Egitto. In seguito ad alcuni episodi che hanno destato preoccupazione nel Paese, il 22 luglio 2019 è stato proclamato lo stato di emergenza ed un coprifuoco in tutta la regione, ulteriormente esteso per altri tre mesi il 28 aprile scorso. L’Egitto, in realtà, è in uno stato di emergenza continuo dal 10 aprile 2017, quando una serie di bombardamenti contro alcune chiese situate nei governatorati del Cairo e di Alessandria hanno provocato la morte di circa 47 persone. Sebbene la costituzione egiziana preveda che lo stato di emergenza venga promulgato per soli sei mesi consecutivi, negli ultimi anni il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, si è spesso affrettato a rinnovarlo ancor prima della scadenza stabilita.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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