Default Argentina: governo chiede nuova proroga ai creditori

Pubblicato il 1 giugno 2020 alle 9:42 in America Latina Argentina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il negoziato tra l’Argentina e i suoi creditori si allunga. Alla scadenza del primo mandato per raggiungere un accordo, l’8 maggio, è stata decisa una proroga fino al 22 maggio. Quindi è stato esteso, già in default, fino al 2 giugno. Molto probabilmente ci sarà una nuova estensione. Il governo di Buenos Aires lo comunicherà oggi alle autorità di borsa di New York, sebbene le posizioni di entrambe le parti siano più vicine che mai e inizi un dialogo su un accordo sui 68 miliardi di dollari al centro della controversia.

In realtà, il debito non è di circa 68 miliardi, ma molto di più. Il valore delle obbligazioni emesse dall’Argentina non è misurato dal prezzo nominale, ma dagli interessi. Si tratta di emissioni a lungo termine, una delle quali di cento anni, in cui il fattore decisivo è la redditività. Due dei tre gruppi organizzati di creditori, incluso il gruppo BlackRock, propongono nella loro ultima offerta un tasso di interesse medio del 4,2% (con una riduzione del 32%), mentre il governo di Buenos Aires rifiuta di superare il 3%. La differenza tra le offerte dei creditori e la proposta del governo risulta, complessivamente, inferiore a 6 miliardi di dollari. Sarebbe difficile spiegare al Paese e agli investitori che, con posizioni così vicine, non è stato raggiunto un accordo di ristrutturazione del debito.

I negoziati sono proseguiti nel fine settimana. Fonti coinvolte nel processo hanno riferito al quotidiano El País che non c’era tempo per il patto prima di martedì 2 giugno. “Ogni creditore ha termini e benefici diversi, a seconda dell’emissione obbligazionaria che li riguarda, e la semplice stesura di un accordo richiede molte ore” – hanno spiegato. Tuttavia ciò implica una terza proroga alla scadenza. Le stesse fonti erano sicure che il governo argentino avrebbe chiesto alla New York Securities Market Commission, le obbligazioni sono infatti emesse secondo le leggi dello Stato di New York, un nuovo rinvio, questa volta con prospettive realistiche di chiudere positivamente l’accordo.

Il ministro delle finanze, Martín Guzmán, plenipotenziario argentino nei negoziati, ha proposto la scorsa settimana un’offerta che ha ridotto il periodo di grazia (il tempo in cui il paese non avrebbe pagato capitale o interessi) da tre a due anni e ha ridotto leggermente la riduzione di capitale (inizialmente, circa 4 miliardi di dollari), mentre aumenta la redditività sulla sua proposta iniziale del 2,3%. Due dei tre gruppi di creditori hanno accettato in via generale, a condizione che sia stata emessa una straordinaria emissione di debito a lungo termine per compensare i due anni senza pagamenti.

Resta da avvicinare definitivamente le posizioni. Nessuna delle parti è interessata al fallimento. Per l’Argentina, poiché rimanendo nel default tecnico, situazione in cui si trova dal 22 maggio, essendo incorsa in un mancato pagamento di 503 milioni, significa che non ha accesso ai mercati del credito internazionale in un momento di grande necessità a causa della pandemia di coronavirus. Ai creditori, perché fare affidamento sulla sentenza di un giudice di New York o su un’offerta migliore da parte del governo argentino potrebbe, alla fine, peggiorare le condizioni.

Per il presidente argentino, Alberto Fernández, e il suo ministro delle finanze e negoziatore, Martín Guzmán, c’è un ulteriore incentivo per l’accordo. Il rischio di un’altra chiusura del credito esterno spinge il peso verso il basso perché incoraggia l’acquisto di dollari come valore di bene sicuro. Inoltre l’immagine del Paese, fallito già nove volte nella sua storia, ne risulterebbe pesantemente compromessa, data la vicinanza delle posizioni tra governo e creditori.

Una volta raggiunto un patto sul debito estero,  l’Argentina dovrà negoziare con i creditori interni, che hanno acquistato debito in pesos e con il Fondo monetario internazionale, che nel 2018 ha concesso al paese il più grande prestito della sua storia, per 57 miliardi di dollari, di cui 44 già erogati. Entrambi i negoziati, tuttavia, sembrano più semplici di quello attuale.

Leggi Sicurezza Internazionale il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.