Burkina Faso: tre attacchi in due giorni, uccise circa 50 persone

Pubblicato il 1 giugno 2020 alle 13:09 in Africa Burkina Faso

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Almeno 35 persone sono state uccise, nella giornata di domenica 31 maggio, in Burkina Faso, nel corso di due attacchi separati compiuti da militanti armati. Un primo agguato ha colpito il mercato del villaggio orientale di Kompienga, uccidendo 25 civili, mentre una seconda offensiva si è scatenata contro un convoglio di aiuti nei pressi del villaggio settentrionale di Foube, provocando la morte di 10 persone, 5 civili e 5 militari. “Il convoglio umanitario stava tornando dal villaggio di Foube dopo aver consegnato scorte alimentari alla popolazione”, si legge nella dichiarazione del governo. Nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità dell’attacco. Solo un giorno prima, sabato 30 maggio, un altro convoglio, principalmente di commercianti, era stato dato alle fiamme nel Nord del Paese, mentre veniva scortato da un gruppo di auto-difesa locale. L’agguato, avvenuto nella provincia settentrionale di Lorum, ha provocato almeno 15 morti ed è stato attribuito a un gruppo di jihadisti, la cui identità rimane ancora ignota. Secondo le stime del governo, sono circa 50 le vittime totali risultate dagli ultimi tre attacchi compiuti nel Paese nel giro di due giorni.

Le violenze dimostrano che diverse parti del Burkina Faso continuano ad essere altamente instabili nonostante gli sforzi del governo, che dal 2017 combatte contro i gruppi armati legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico. Negli ultimi cinque anni, oltre 900 persone sono state uccise dai terroristi locali, mentre circa 860.000 sono state costrette a fuggire dalle loro case. Un governatore locale, il colonnello Saidou Sanou, ha affermato che lo spargimento di sangue mette in luce la necessità, per l’esercito e per la società civile, di lavorare insieme per “sconfiggere l’ira dei terroristi”.

Per lungo tempo risparmiato dai gruppi armati attivi nel Sahel, il Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri del mondo, è divenuto bersaglio dei movimenti jihadisti in seguito alla caduta dell’ex presidente Blaise Compaore, nell’ottobre 2014. I militanti, alcuni legati ad al-Qaeda, altri allo Stato Islamico, hanno cominciato a infiltrarsi nel Paese dalle regioni del Nord, al confine con il Mali e con il Niger. Da lì, si sono poi spostati in altre direzioni, soprattutto a Est. Per combattere i terroristi, nel febbraio 2017 è stato istituito il G5 Sahel, una task-force multilaterale che conta circa 5.000 ufficiali, tra soldati, poliziotti e agenti speciali provenienti da Mauritania, Niger, Ciad, Burkina Faso e Mali. Il suo obiettivo è quello di contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani nell’area del Sahel che, essendo poco controllata, pullula di militanti di al-Qaeda, dell’ISIS e di altre organizzazioni. Nella regione, opera anche un contingente francese di circa 5.000 uomini, dispiegato per supportare gli eserciti locali, poco addestrati e scarsamente equipaggiati. Il Burkina Faso è, insieme al Mali e al Niger, uno dei Paesi più colpiti dalla furia dei jihadisti nella regione del Sahel. Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 4000 persone sono rimaste uccise in attentati perpetrati lo scorso anno nei tre Paesi. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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