USA: ondate di proteste, critiche dall’Iran

Pubblicato il 31 maggio 2020 alle 11:01 in Iran USA e Canada

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In seguito all’uccisone del cittadino afroamericano George Floyd da parte della polizia americana,nel corso di un arresto, lo scorso 25 maggio a Minneapolis, gli Stati Uniti sono stati teatro di proteste propagatesi in tutto il Paese e che, in alcuni casi, sono sfociate in violenze. I manifestanti hanno chiesto parità di trattamento per tutti i cittadini americani e giustizia per il caso di Floyd. A tal proposito, si è espresso anche il ministro degli Esteri dell’Iran che ha denunciato il razzismo contro le persone di colore negli USA.

Nella sera del 30 maggio, il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha mobilitato la Guardia Nazionale a Minneapolis per la prima volta nella storia, per sedare le proteste sfociate in violenza. Minneapolis è stata la città dove Floyd è stato ucciso e da dove sono partite le mobilitazioni. Il generale della Guardia Nazionale dello Stato, Jon Jensen, ha affermato di aver dispiegato tutti gli uomini a sua disposizione e ha dichiarato che si tratta del maggior impiego locale del corpo nella sua storia di 164 anni. Tuttavia, secondo Walz, la violenza delle proteste è stata innescata da gruppi esterni che si sono infiltrati tra i manifestanti e hanno fatto degenerare la situazione, seguendo un piano specifico. Tra i colpevoli, secondo il governatore, ci sarebbero gruppi di suprematisti bianchi e i cartelli della droga. Visto l’aumento delle proteste, il 30 maggio, il Pentagono ha messo l’esercito in stato di allerta per 4 ore durante le quali i militari avrebbero dovuto tenersi pronti ad intervenire nello Stato federale.

Tra il 30 e il 31 maggio, oltre al Minnesota hanno richiesto l’intervento delle rispettive Guardie Nazionali anche altri Stati, tra cui Ohio, Washington, Tennessee, California e la capitale Washington. Anche in questi casi, i rispettivi governatori hanno riscontrato casi di piccoli gruppi che hanno innescato episodi di violenza nel contesto di proteste ritenute per lo più pacifiche. Per attenuare e sedare la situazione, alcune città hanno poi deciso di imporre un coprifuoco e tra queste figurano Minneapolis, Denver, Columbus, Cleveland, Atalanta, Seattle, Portland, Eugene, Salt Lake city e San Francisco.In generale, laddove si sono verificati scontri c’è stato l’impiego di mezzi quali lacrimogeni e granate stordenti.

Le proteste sono state condotte anche difronte alla Casa Bianca, dove i manifestanti hanno innalzato delle barricate, portando all’isolamento della struttura. A tal proposito, nella sera del 30 maggio, il presidente americano, Donald Trump, dopo essersi detto “alleato di tutti gli americani” ha condannato le violenze e ha dichiarato che la Guardia Nazionale è stata dispiegata a Minneapolis per fare ciò di cui non è stato in grado il suo sindaco del Partito democratico.  Inoltre, il presidente ha ipotizzato che dietro le violenze potrebbero esserci gli estremisti di sinistra.

George Floyd era stato fermato dalla polizia locale lo scorso lunedì perché sospettato di aver utilizzato una banconota falsa. Un filmato registrato da alcuni passanti ha immortalato uno dei quattro agenti presenti sul posto, Derek Chauvin, mentre immobilizzava a terra Floyd, comprimendo con il proprio ginocchio il collo del sospettato. Nel video, è possibile sentire l’uomo pronunciare la frase: “Non riesco a respirare”, per poi perdere conoscenza poco dopo. Nonostante ciò, Chauvin ha continuato ad esercitare pressione sul collo dell’uomo per oltre 8 minuti, senza essere fermato dai colleghi. Successivamente, Floyd è stato dichiarato morto all’Hennepin County Medical Center.

Il 26 maggio, i quattro poliziotti sono stati licenziati e Chauvin è stato arrestato il 29 maggio, con le accuse di omicidio di terzo grado e omicidio colposo. La famiglia di Floyd e l’avvocato esperto in diritti umani, Benjamin Crump, che la rappresenta hanno dichiarato che si sarebbero aspettati, e quindi richiedono, l’accusa di omicidio di primo grado, corrisponde ad un omicidio doloso premeditato o aggravato, e l’arresto degli altri tre agenti. Inoltre, la famiglia di Floyd ha ordinato un’autopsia indipendente, in quanto da quella realizzata dalle autorità si evince che l’uomo sarebbe stato ucciso dagli effetti combinati dell’azione della polizia, delle pregresse condizioni di salute e dei potenziali alcolici presenti nel suo corpo.

Sabato 30 maggio, si è espresso sui fatti di Minneapolis il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, che tramite il proprio profilo Twitter ha commentato l’accaduto affermando che è arrivato il momento di “dichiarare guerra” al razzismo, visto che alcuni pensano che le vite delle persone di colore non siano importanti. Zarif ha poi riportato una dichiarazione del segretario di Stato americano, Mike Pompeo, rilasciata durante le proteste della popolazione iraniana del 2018 e in cui ha sostituito, ad esempio, le parole Iran e iraniano con USA e americano. In un estratto si legge: “Il governo degli Stati Uniti sta dissipando le risorse dei propri cittadini […] e porterà solo ulteriore sofferenza al popolo americano”. Zarif ha criticato le uccisioni della popolazione di colore americana e ha definito la discriminazione razziale negli USA “mortale”.

Iran e USA hanno interrotto i rapporti diplomatici in seguito all’istituzione della Repubblica Islamica sciita il primo aprile 1979. II 4 novembre dello stesso anno, degli estremisti iraniani si impadronirono dell’ambasciata americana a Teheran, tenendo in ostaggio 52 americani fino al 20 gennaio 1981. Dal 21 maggio 1980, gli interessi dei due Paesi nei reciproci territori sono rappresentati rispettivamente da Pakistan e Svizzera. Di recente, le tensioni tra Teheran e Washington sono state seriamente compromesse dal ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’Accordo sul nucleare iraniano, avvenuto l’8 maggio 2018, su decisione del presidente americano. Da allora, gli USA hanno imposto sanzioni su vari settori economici del Paese Medio orientale per costringerlo a negoziare il proprio programma missilistico-nucleare.

 Dal punto di vista militare, invece, l’escalation di tensioni è culminata con l’uccisione del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, durante un raid aereo americano il 3 gennaio scorso all’aeroporto di Baghdad. A tale gesto, l’Iran ha risposto con attacchi ai presidi statunitensi in Iraq l’8 gennaio. Tutt’ora, l’Iran è accusato dagli USA di essere coinvolto nei ripetuti attacchi alle truppe internazionali anti-ISIS di stanza in Iraq e ai presidi americani nel Paese. Dal 15 aprile, le tensioni si sono spostate nel Golfo Persico, quando 11 imbarcazioni del Corpo delle Guardie della rivoluzione Islamica si sono ripetutamente avvicinate ad una flotta di navi da guerra statunitense.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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