Giornalista afghano ucciso in un attacco dell’ISIS

Pubblicato il 31 maggio 2020 alle 9:00 in Afghanistan Asia

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Lo Stato Islamico ha rivendicato l’attacco esplosivo che, il 30 maggio a Kabul, ha colpito il minibus in cui viaggiava una troupe di 15 persone dell’emittente afghana Khurshid TV, causando la morte di 2 persone, il giornalista Mir Wahed Sha e il tecnico Shafiq Amiri, e il ferimento di almeno altre 7. La notizia è stata annunciata dal direttore esecutivo della stessa Khurshid TV, Mohammad Rafi Rafiq Sediqi. L’attentato è stato poi condannato dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e dalla NATO.

Quello del 30 maggio è stato il secondo attacco nel corso di un anno in cui sono stati colpiti gli impiegati dell’emittente afghana. Nell’agosto del 2019, un ordigno esplosivo aveva colpito un altro van della Khurshid TV, causando 2 vittime e 2 feriti. L’Afghanistan è un territorio rischioso per i giornalisti, spesso vittime di attacchi sia dello Stato Islamico, sia dei talebani. Questi ultimi proprio lo scorso anno hanno minacciato la stessa Khurshid TV di desistere dal trasmettere dichiarazioni “anti-talebane”.  Nel 2016, invece, è stato un bus dell’emittente Tolo TV ad essere vittima di un attacco bomba che ha causato 7 decessi, stavolta ad opera dei talebani che accusavano il mezzo di comunicazione di fare propaganda per l’esercito americano e il governo di Kabul, sostenuto da forze occidentali.

In Afghanistan, l’ISIS, invece, combatte sia le forze governative sia i talebani, provocando attacchi frequenti e fatali, gli ultimi dei quali si sono verificati il 12 maggio. In tale data, un kamikaze si è fatto esplodere durante un funerale nella provincia di Nangarhar, nell’Afghanistan orientale, causando la morte di 24 persone. Parallelamente, alcuni uomini armati hanno fatto irruzione in un ospedale a Kabul, dove Medici Senza Frontiere gestisce una clinica di maternità, causando la morte di almeno 14 civili, di cui 2 neonati. In risposta a tali eventi, il 13 marzo, il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha poi ordinato alle forze armate di passare ad una “modalità offensiva” contro i talebani e gli altri gruppi armati.

Parallelamente, nella stessa giornata del 30 maggio, il capo dell’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale e della delegazione che condurrà i dialoghi di pace tra governo e talebani, Abdullah Abdullah, ha affermato che il governo di Kabul è pronto ad avviare i negoziati con la controparte, in seguito all’esito positivo dell’ultimo cessate il fuoco tra le fazioni e ai recenti scambi di prigionieri. Martedì 26 maggio, si è conclusa la tregua ai combattimenti tra le forze governative e i talebani, concordata il 24 maggio, in occasione della festività religiosa musulmana di Eid al-Fitr, che segna la fine del mese sacro del Ramadan. Nella stessa giornata, il governo afghano ha concordato il rilascio di circa 900 prigionieri talebani.

L’Afghanistan è soggetto ad instabilità e lotte interne da molti anni. Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica nel Paese, durato dal 1979 al 1989, nel 1996 i talebani avevano assunto il controllo di gran parte del Paese, dopo una lunga guerra civile con altri gruppi armati. L’allora governo di Kabul era appoggiato dai talebani ma nel 2001 un intervento americano lo aveva ribaltato. Gli USA avevano accusato le autorità afgane di aver fornito asilo ad al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001 dove persero la vita circa 3.000 persone, e da allora le truppe statunitensi sono attive nel Paese, relegando i talebani in alcune roccaforti.

Lo scorso 29 febbraio, gli Stati Uniti e i talebani hanno siglato un accordo a Doha, in Qatar, per la riduzione della presenza americana nel Paese, in seguito al quale, tuttavia, le tensioni interne tra governo e militanti sono aumentate. Nonostante ciò, Washington proseguirà con il ritiro di gran parte delle proprie truppe.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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