Francia, Germania e Regno Unito protestano contro gli USA per le sanzioni in Iran

Pubblicato il 31 maggio 2020 alle 19:08 in Europa USA e Canada

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Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha dichiarato che gli USA revocheranno l’esenzione sulle sanzioni ad aziende tedesche, francesi e inglesi che operano in Iran. Il 30 maggio, i rispettivi Ministeri degli Esteri di Francia, Germania e Regno Unito e l’Unione Europea hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui hanno criticato la mossa di Washington, sostenendo che l’operato delle rispettive aziende nel Paese mediorientale ha finora contribuito a tenere sotto controllo il programma nucleare iraniano.

 Secondo le tre Nazioni, i progetti finora condotti in Iran avevano consentito di salvaguardare gli interessi globali per la non proliferazione nucleare nel Paese e avevano fornito alla comunità internazionale una garanzia sul carattere esclusivamente pacifico delle attività nucleari in Iran. I tre Stati europei si sono quindi detti estremamente dispiaciuti per la scelta di Washington. Anche la Russia ha criticato la decisione americana, definendo la politica estera statunitense sempre più pericolosa e imprevedibile.

 L’esenzione dalle sanzioni americane aveva permesso la collaborazione delle imprese dei suddetti Paesi europei con l’Iran su progetti nucleari civili ed era prevista dal Piano d’Azione congiunto globale (JCPOA), anche noto come Accordo sul nucleare iraniano. Quest’ultimo era stato firmato il 14 luglio 2015, a Vienna da Iran, USA, Germania, Francia, Regno Unito, Russia, Cina e Unione Europea ed era volto a limitare il programma nucleare di Teheran in cambio del sollevamento di sanzioni economiche internazionali a cui era stata sottoposta. In particolare, in seguito alla firma del JCPOA, il 20 luglio 2015, era stata approvata la Risoluzione Onu 2231 che aveva sancito il progressivo ritiro delle sanzioni sull’Iran. Grazie al JCPOA, aziende europee, russe e cinesi potevano continuare a lavorare su progetti nucleari civili in Iran senza incorrere in sanzioni. Tra i più importanti progetti seguiti grazie a tali condizioni c’è il piano di modernizzazione del reattore nucleare pressurizzato ad acqua pesante di un impianto nella città di Arak, che era stato appoggiato anche dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. L’intento degli USA è quello di porre fine alla cooperazione rimasta in atto tra i Paesi del JCPOA e l’Iran perché quest’ultimo sta proseguendo con la propria escalation nucleare.

La mossa degli Stati Uniti si colloca in un contesto di crescente tensione tra Washington e Teheran iniziato l’8 maggio 2018. In tale data, su decisione del presidente americano, Donald Trump, gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dal JCPOA e da allora hanno imposto sanzioni su vari settori economici del Paese mediorientale, tra cui quello petrolifero e quello bancario, per costringerlo a negoziare il proprio programma missilistico-nucleare. Nonostante gli Stati Uniti si siano ritirati dal JCPOA, la Risoluzione Onu 2231 prevede che il Paese resti comunque un partecipante avente il diritto di prolungare l’embargo sulle armi e di prevedere l’applicazione di ulteriori sanzioni. Da parte sua, l’Iran ha, invece, continuato ad adempiere agli impegni del JCPOA che prevedevano dei limiti allo sviluppo del suo programma nucleare.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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