Palestinese disarmato ucciso a Gerusalemme

Pubblicato il 30 maggio 2020 alle 12:54 in Israele Palestina

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La polizia israeliana ha sparato ed ucciso un cittadino palestinese nella Città Vecchia di Gerusalemme, sabato 30 maggio.

Secondo quanto riferito da un portavoce delle forze dell’ordine, Micky Rosenfeld, gli agenti di pattuglia avrebbero avvistato un soggetto sospetto che aveva in mano qualcosa di simile ad una pistola, per tanto gli hanno chiesto di fermarsi ma questi è scappato.  Durante l’inseguimento del sospettato, un poliziotto ha aperto il fuoco e lo ha ucciso. L’uomo era un palestinese residente nella zona Est di Gerusalemme e, in seguito ad una successiva verifica, è risultato che fosse disarmato. Stando a quanto riferito da Channel 13 News e riportato da Reuters, l’uomo avrebbe sofferto di problemi mentali. La polizia israeliana non ha ancora fornito commenti a riguardo.

L’episodio si inserisce in una più ampia escalation di tensioni tra le forze dell’ordine israeliane e i palestinesi, l’ultima delle quali si è verificata il giorno precedente. In tale occasione, le truppe dell’esercito israeliano, hanno comunicato di aver ucciso un altro cittadino palestinese che aveva tentato di investirli con una macchina. Quattro giorni prima, invece, il 25 maggio, a Sud della Gerusalemme occupata, la polizia israeliana aveva dichiarato di aver sparato e ferito un altro cittadino palestinese che aveva tentato di aggredirli con un coltello. Contemporaneamente, nel villaggio di al-Mughayyir, in Cisgiordania, altri due palestinesi sono stati feriti da colpi da arma da fuoco delle forze dell’ordine israeliane, dopo aver tentato di accoltellarli. In tal caso, però, la parte palestinese ha dichiarato che i fatti  sarebbero andati diversamente e che si sarebbe trattato di un aggressione immotivata da parte delle autorità israeliane ai danni di due pastori palestinesi.

Il momento di tensione tra Israele e l’Autorità Palestinese è stato particolarmente esacerbato dalle recenti dichiarazioni del riconfermato premier israeliano, Benjamin Netanyahu, riguardo l’annessione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. In particolare, il 15 maggio, il premier aveva dichiarato la propria volontà di voler annettere alcuni territori in Cisgiordania, tra cui la Valle del Giordano e il Mar Morto settentrionale, entro il primo luglio prossimo. Successivamente, il 25 maggio, durante un incontro con i membri del proprio patito, Likud, al parlamento ha definito tali intenzioni tra i primi e più importanti compiti dell’esecutivo israeliano. Quest’ultimo è il frutto di un accordo tra Benny Gantz, leader del partito Blue and White, e Netanyahu, il quale ha previsto l’istituzione di un governo d’emergenza che avrà una durata di tre anni, durante i quali i due si alterneranno nel ruolo di premier ogni diciotto mesi. Anche Gantz si è espresso in favore dei progetti di annessione di Netanyahu, seppur ritenga necessaria  la previa autorizzazione degli USA e della comunità internazionale

Da parte loro, gli Stati Uniti hanno appoggiato i progetti di annessione del leader israeliano  con il Piano di Pace per il Medio Oriente del presidente americano, Donald Trump, presentato lo scorso 28 gennaio. Il progetto mira a riportare la pace in Medio Oriente e a risolvere il conflitto arabo-israeliano. Se attuato, consentirebbe ad Israele il controllo di una Gerusalemme unificata che sarebbe poi riconosciuta come capitale. Inoltre, il Paese preserverebbe i propri insediamenti negli attuali territori palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza. Tale piano è stato respinto dai palestinesi a cui spetterebbe il diritto di istituire una capitale fuori da Gerusalemme, al di là di una barriera istituita da Israele e a patto che si attenga a pesanti condizioni.

L’Onu considera la Cisgiordania un territorio sotto occupazione militare israeliana ed è per tanto soggetta alla Convenzione di Ginevra del 1949, che tutela e regola i diritti di persone che non partecipano direttamente ad ostilità. Tale status le è stato riconosciuto in seguito alla guerra dei sei giorni, avvenuta nel 1967. Successivamente, gli accordi di Oslo del 1993 divisero il territorio in tre aree amministrative, rispettivamente A, B e C. La prima rappresenta il 18% del territorio ed è sotto il controllo dell’Autorità Palestinese. La seconda corrisponde al 22% della Cisgiordania ed è amministrata congiuntamente da Israele e Palestina. La terza corrispondente al 61% del territorio è controllata da Israele. Gli accordi di Oslo  hanno previsto una soluzione a due Stati, Israele da una parte e la Palestina dall’altra, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due.

 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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