Hong Kong risponde alle minacce USA, Pyongyang appoggia Pechino

Pubblicato il 30 maggio 2020 alle 9:17 in Cina USA e Canada

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Il segretario alla Giustizia della regione amministrativa speciale di Hong Kong, Teresa Cheng Yeuk-wah, ha accusato il presidente americano, Donald Trump, di aver infranto il principio di non-interferenza, sancito dal diritto internazionale, e ha definito false ed erronee le  affermazioni secondo le quali l’isola potrebbe perdere la propria autonomia se Pechino attuasse la nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong, il 30 maggio. Cheng ha ribadito che tale provvedimento non solo è legittimo, ma è anche necessario e ha dichiarato che, troppo spesso, ci si dimentica che Hong Kong fa parte della Repubblica Popolare Cinese (RPC) e che con essa forma lo Stato senza il quale non esisterebbe una base per parlare del principio “un Paese, due sistemi”, che ha regolato le relazioni tra Pechino ed Hong Kong da quando l’ex-colonia fu ceduta dal Regno Unito, il primo luglio 1997.

 Il 29 maggio, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, il capo di Stato degli USA ha affermato che la sua amministrazione sta ricevendo istruzioni per revocare il trattamento straordinario accordato ad Hong Kong dal governo statunitense. Washington potrebbe così eliminare una serie di accordi politici che riguardano molti temi, come leggi sull’estradizione e controlli sulle esportazioni, e secondo i quali l’isola è considerata separata dalla RPC, soprattutto per quanto riguarda le leggi sui viaggi e le dogane.

Il 28 maggio, l’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP), il maggiore organo legislativo della RPC, ha approvato la nuova legge di sicurezza nazionale per Hong Kong che secondo Trump e molti altri attori dello scenario internazionale comprometterebbe l’autonomia dell’isola. Il leader americano ha definito tale mossa una “tragedia per la popolazione di Hong Kong, la Cina e il mondo”, aggiungendo che, oltre a revocare il trattamento preferenziale all’isola, gli USA applicheranno sanzioni su tutti quegli individui che saranno ritenuti responsabili di corrodere l’autonomia della regione amministrativa speciale. Infine, il leader americano ha affermato che, per salvaguardare la ricerca universitaria negli USA, sospenderà l’ingresso nel Paese di quei cittadini cinesi che potrebbero rappresentare un potenziale rischio per la sicurezza. Tale mossa potrebbe colpire trai 3.000 e i 5.000 laureati cinesi.

Il segretario della Sicurezza di Hong Kong, John Lee Ka-chiu, ha affermato che è ancora presto per parlare degli effetti che la nuova legge sulla sicurezza nazionale potrebbe avere sull’isola. Inoltre, ha risposto alle minacce di Trump specificando che, ogni anno, ad Hong Kong, gli USA guadagnano un surplus commerciale di almeno 30 miliardi di dollari e, per tale motivo, revocare lo status preferenziale ad Hong Kong danneggerebbe per prime e più duramente le aziende americane.

Intanto, il 28 maggio, il ministro degli Esteri del Regno Unito, Dominic Raab, ha affermato che, se Pechino dovesse applicare la nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong, Londra amplierebbe i diritti di circa 350.000 British National Overseas (BNO), ovvero quei cittadini di Hong Kong che si sono registrati per tale forma di nazionalità britannica, concessa prima che l’isola venisse ceduta alla RPC. Il 29 maggio, poi, il Ministero dell’Interno inglese ha affermato che tali privilegi sarebbero accordati a tutti i BNO residenti ad Hong Kong, per un totale di circa 2,9 milioni di persone. In particolare, il Regno Unito potrebbe ampliare i diritti sui visti per consentire la permanenza nel proprio Paese ai BNO e potrebbe avviare percorsi per far ottenere loro la cittadinanza inglese. 

Mentre USA, Regno Unito e altri Paesi si sono opposti duramente alla legge proposta da Pechino, il 30 maggio, la Corea del Nord ha espresso il proprio appoggio all’alleato cinese. In particolare, un rappresentante del Ministero degli Esteri di Pyongyang ha riferito all’agenzia di stampa nazionale, Korean Central News Agency (KCNA), che, poiché la questione di Hong Kong riguarda esclusivamente gli affari interni della RPC, nessun Paese ha il diritto di esprimersi in merito. Per tanto, la Corea del Nord si è opposta e ha respinto categoricamente la “dannosa interferenza esterna” sulla sicurezza e sullo sviluppo socio economico di Hong Kong.

La proposta di una nuova legge di sicurezza nazionale per Hong Kong è stata annunciata dal premier cinese, Li Keqiang, all’Assemblea Nazionale del Popolo, lo scorso 22 maggio. Stando a quanto dichiarato, la legge dovrebbe servire ad impedire movimenti secessionisti e sovversivi, così come interferenze straniere e atti di terrorismo sull’isola. Con queste finalità, il governo centrale potrebbe istituire delle proprie agenzie di intelligence sul territorio di Hong Kong e in molti temono che tali forze armate potrebbero applicare la legge nazionale in maniera diretta, senza prima passare per quella locale.

La nuova legge sulla sicurezza nazionale dovrebbe rientrare direttamente nell’Allegato III della Basic Law, una legge nazionale della RPC che funge da costituzione de facto per Hong Kong e che fu adottata in seguito alla sua cessione alla RPC. Se approvata, quindi, la nuova legge sarebbe attuata direttamente, senza passare per il Consiglio Legislativo della regione amministrativa speciale.  L’ANP ha approvato tale proposta  il 28 maggio. 

In molti si sono opposti alla mossa di Pechino, sostenendo che violi il principio “un Paese, due sistemi” che ha garantito ad Hong Kong grande autonomia dal governo centrale e maggiori libertà rispetto alla Cina continentale, tra cui quella di stampa e di una magistratura indipendente. Tuttavia, le autorità cinesi e quelle della regione amministrativa speciale hanno affermato che la proposta di legge è necessaria e non danneggerà l’autonomia di Hong Kong.

 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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