Siria: l’UE rinnova le sanzioni contro Assad e i suoi sostenitori

Pubblicato il 29 maggio 2020 alle 11:29 in Europa Siria

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I ministri degli Affari Esteri dell’Unione Europea hanno deciso, giovedì 28 maggio, di prorogare per un altro anno, fino al 1° giugno 2021, le sanzioni imposte contro il governo in Siria di Bashar Al-Assad e i suoi sostenitori. 

Secondo quanto ricostruito dall’agenzia stampa turca, Anadolu, le sanzioni sono in vigore dal 2011, quando erano state adottate per la prima volta in risposta alla violenza subita dai civili siriani. A tale riguardo, l’Alto rappresentante della politica estera dell’Unione Europea, Josep Borrell, ha dichiarato che le sanzioni imposte da Bruxelles prendono di mira i soggetti responsabili della violenza subita dai cittadini, insieme ai membri del governsiriano, i suoi sostenitori e finanziatori 

In base alle sanzioni, in particolare, i membri del governo di Assad non possono più viaggiare e i loro beni sono stati congelati. In maniera simile, le stesse misure sono in vigore per le aziende e gli imprenditori che traggono benefici dai propri legami con il governo. In aggiunta, l’UE ha sospeso gli asset europei della Banca centrale siriana e le importazioni di petrolio e ha limitato le esportazioni di dotazioni e tecnologie in grado di essere utilizzate nelle operazioni di repressione interna, ad esempio in attività di monitoraggio e intercettazione delle comunicazioni che avvengono attraverso la rete cellulare o internet. Attualmente, sono 273 le persone e 70 i soggetti giuridici oggetto del regime sanzionatorio dell’UE. Prima dell’incontro del 28 maggio vi erano 2 cittadini in più, i quali nel frattempo hanno perso la vita, e una azienda, la quale secondo l’UE ha interrotto le attività considerate sanzionabili.  

Da parte sua, Borrell ha dichiarato che l’Unione Europea è determinata a portare avanti il proprio supporto alla popolazione siriana, nonché il proprio impegno per impiegare ogni mezzo a sua diposizione per promuovere il raggiungimento di una soluzione politica al conflitto, la quale gioverebbe i siriani e porrebbe fine alla repressione in atto.  

Il perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011, è oramai entrato nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Prima della tregua del 5 marzo, Ankara aveva dato avvio all’operazione “Spring Shield”, esortando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation, nel Nord-Ovest della Siria. La nuova offensiva faceva seguito alla morte di circa 34 soldati turchi, deceduti a causa di un raid siriano a Idlib, il 27 febbraio. Un episodio che aveva fatto temere un ulteriore esacerbarsi delle tensioni, sebbene sia Ankara sia Mosca si fossero dette contrarie ad un conflitto diretto sul suolo siriano. 

La regione Nord-occidentale di Idlib, l’ultima roccaforte posta sotto il controllo dei gruppi ribelli, si trova ad assistere ad una fase di relativa tregua, risultato dell’accordo raggiunto il 5 marzo dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e dal suo omologo russo, Vladimir Putin. L’obiettivo è consentire il ritorno di rifugiati e sfollati che scappano dalla guerra in Siria.  

Sebbene vi siano state sporadiche violazioni della tregua, l’interruzione dei combattimenti ha concesso a più di 281.709 siriani di ritornare nelle proprie abitazioni ad Aleppo e Idlib, secondo i dati riferiti il 27 maggio dal Response Coordination Group. Tuttavia, stando alle informazioni fornite dalla medesima organizzazione, sono 1.041.233 i cittadini costretti a sfollare da tali aree a seguito delle continue offensive ed operazioni militari condotte. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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