Libano: il Parlamento approva nuove misure

Pubblicato il 29 maggio 2020 alle 16:00 in Libano Medio Oriente

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Nel tentativo di risanare la situazione economica del Libano, il Parlamento, nella giornata del 28 maggio, ha approvato un pacchetto di aiuti pari a circa 300 milioni di dollari e una legge volta a rimuovere il segreto bancario, con il fine ultimo di contrastare il fenomeno della corruzione, ritenuto alla base della perdurante crisi economica e finanziaria.

Il pacchetto di aiuti approvato, il cui valore è di 1.2 trilioni di lire libanesi, è diretto alle famiglie a basso reddito e a settori vitali, agricoltura e industria in primis. Si tratta di uno dei primi tentativi di Beirut per far fronte alla perdurante crisi finanziaria, considerata la peggiore dalla guerra civile del 1975-1990, ulteriormente esacerbata dalla pandemia di Covid-19. L’obiettivo iniziale degli aiuti previsti è creare una rete di sicurezza sociale per le famiglie più bisognose e sostenere quelle industrie maggiormente colpite dalla crisi.

Secondo quanto riferito dalla vice premier, Zeina Akar, ideatrice del pacchetto, fino al mese di dicembre prossimo, 200.000 famiglie riceveranno circa 100 dollari in contanti, e verrà data priorità a disabili, vittime di guerra e genitori di studenti delle scuole statali. Circa 7.000 piccole e medie imprese riceveranno, invece, aiuti pari a una somma che oscilla tra 15 milioni e 20 milioni di lire libanesi, e più di 30.000 agricoltori e altri 6.600 professionisti riceveranno circa 4.5 milioni di lire ciascuno. Infine, quasi 200 industrie riceveranno 1 milione di dollari in valuta estera per acquistare materie prime.

Tuttavia, ha precisato la ministra, il Libano non dispone di ingenti risorse al momento ed è difficile soddisfare i bisogni dell’intera popolazione. “Stiamo utilizzando del denaro che non c’è, garantendolo attraverso prestiti” ha affermato Akar, aggiungendo che, nonostante ciò, è dovere del governo prestare sostegno.

Il debito sovrano del Libano è pari a 87 miliardi di dollari, ovvero il 170% del PIL e, l’11 marzo, il Paese ha annunciato che non avrebbe saldato il debito pari a 1.2 miliardi di obbligazioni Eurobond, in scadenza il 9 marzo, creando la prima situazione di default della storia libanese. Inoltre, l’aumento del dollaro USA contro la lira libanese ha causato un aumento del 60-100% del prezzo dei prodotti alimentari e di consumo, con una diminuzione del 60% del potere d’acquisto. La situazione economica è stata ulteriormente aggravata dalla diffusione di Covid-19 che ha comportato misure di lockdown e l’interruzione delle attività economiche del Paese. A tal proposito, il 75% dei giovani libanesi è rimasto senza lavoro o ha ricevuto metà, o talvolta un quarto, del proprio stipendio, a causa del blocco legato alla pandemia.

Sempre il 28 maggio, il Parlamento di Beirut ha approvato un’ulteriore legge volta a far fronte al problema corruzione. Nello specifico, si tratta di una norma finalizzata a rimuovere il segreto bancario, consentendo al governo di condurre indagini sui conti di funzionari dello Stato, di ogni ordine e grado, sia ancora in carica sia precedenti. Tuttavia, il compito non sarà affidato a giudici, i quali potrebbero sfavorire i propri nemici, bensì a una Commissione anticorruzione nazionale ancora in fase di creazione e a una commissione investigativa della Banca Centrale.

Tale legge risponde altresì alle richieste della popolazione scesa in piazza il 17 ottobre 2019, la quale aveva evidenziato la corruzione dilagante nel Paese e la cattiva gestione delle risorse statali, che avevano causato uno sperpero di denaro pubblico e la conseguente crisi economica e finanziaria. Secondo quanto riferito dal governatore della Banca Centrale, Riad Salamé, il Libano ha subito perdite pari a circa 81 miliardi di dollari, a causa dell’accumulo del deficit negli ultimi cinque anni, e ciò ha avuto conseguenze per il tasso di cambio nazionale. Tuttavia, nonostante la situazione di default e la crisi causata dal coronavirus, il Paese, a detta di Salamé, non può ancora dirsi in bancarotta e vi sono riserve sufficienti per garantire l’importazione dei beni di prima necessità.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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