La Giordania ribadisce la propria posizione contro i piani di Israele

Pubblicato il 29 maggio 2020 alle 13:12 in Giordania USA e Canada

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Il ministro degli Esteri del Regno hashemita giordano, Ayman Safadi, nel corso di una conversazione telefonica svoltasi il 28 maggio, ha discusso con il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, di alcune questioni, tra cui i piani di annessione di Israele.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Asharq al-Awsat, il ministro Safadi ha evidenziato che l’annessione di alcuni territori palestinesi della Cisgiordania da parte di Israele, così come annunciato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, potrebbe compromettere la possibilità di pace e, pertanto, ha esortato la controparte ad avviare “negoziati diretti e seri”, con il fine ultimo di porre fine al conflitto israelo-palestinese. Come affermato anche dal premier giordano, Omar Razzaz, il 21 maggio, la Giordania si oppone al piano di Israele e non accetterà le decisioni prese unilateralmente.

Stando alla dichiarazione di Safadi, Amman sostiene una pace giusta e inclusiva basata sulla soluzione a due Stati, considerandola una “scelta strategica” per l’intero mondo arabo e, pertanto, il Regno continuerà ad impegnarsi per raggiungere tale obiettivo. Anche il monarca giordano, il re Abdullah II, ha più volte messo in guardia dalle conseguenze “catastrofiche” che la mossa di Israele potrebbe avere e ha precedentemente affermato che un’azione di tal tipo potrebbe altresì provocare uno scontro con la Giordania, minando il trattato siglato nel 1994.

Secondo quanto riferito dal portavoce del Dipartimento di Stato, Morgan Ortagus, Pompeo ed il ministro giordano hanno poi preso in esame la questione siriana ed entrambi hanno evidenziato la necessità di rafforzare l’asse Washington-Amman anche nella lotta alla pandemia di Covid-19 e alle conseguenze derivanti. A tal proposito, è stato evidenziato come i due Paesi siano uniti da una forte cooperazione in diversi ambiti, dal commercio alla difesa. Per la Giordania, inoltre, gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo cardine a livello internazionale nel far fronte alle ripercussioni economiche provocate dall’emergenza coronavirus. Non da ultimo, Washington ha continuato a sostenere Amman a livello economico anche nel corso della pandemia, nel quadro di diversi programmi, tra cui quelli della “United States Agency for International Development” (USAID).  

La Giordania ha sempre svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro lo Stato Islamico, collaborando con la coalizione internazionale anti-ISIS, a guida statunitense. Washington, dal canto suo, ha anche un interesse strategico nel supportare Amman, dal momento che il Regno Hashemita è un Paese politicamente stabile e collocato in una posizione chiave nella regione. Parallelamente, la Giordania è connessa alla questione palestinese, sebbene sia l’unico Paese arabo in Medio Oriente ad avere firmato un trattato di pace con Israele, quello del 1994, che ha normalizzato le relazioni tra i due Paesi dopo due conflitti.

Il primo risale al 1948 e portò allo stanziamento di Israele nelle aree occidentali della Palestina, mentre la Giordania prese il controllo delle zone orientali palestinesi. Il secondo conflitto è del 1967 e risultò nella sconfitta della Giordania, con il conseguente ritiro da Gerusalemme Est e dalla Cisgiordania, pur continuando a mantenere la sovranità in questi territori. Nonostante il trattato di pace di Wadi Araba del 1994, che aveva posto le basi per la pace dopo decenni di guerra tra Giordania e Israele, il popolo giordano continua a considerare Israele un nemico e, a tal proposito, si è altresì opposto al cosiddetto piano di pace presentato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, il 28 gennaio 2020.

In tale quadro, gli Stati Uniti stanno esercitando pressioni sulla Russia per riaprire due valichi di frontiera delle Nazioni Unite precedentemente utilizzati per consegnare aiuti umanitari in Siria, tra cui quello di Ramtha, che attraversa la Giordania. Inoltre, sette repubblicani conservatori hanno trasformato in legge un piano approvato dal Congresso nel 2019, che prevede un taglio di 1,5 miliardi di dollari in aiuti economici e militari statunitensi alla Giordania, a meno che Amman non porti a termine l’estradizione di Ahlam al-Tamimi, un terrorista responsabile per l’uccisione di 15 persone, tra cui due statunitensi, a seguito di un attacco perpetrato nel 2001 in Israele. Tuttavia, la legge consente a Pompeo di emettere una deroga che consentirebbe di continuare a fornire aiuti al Regno hashemita.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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