Coronavirus, OMS: le Americhe nuovo epicentro della pandemia

Pubblicato il 29 maggio 2020 alle 6:27 in America Latina USA e Canada

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Quando lo scorso marzo l’Italia e la Spagna iniziarono ad affrontare il coronavirus, facendo dell’Europa l’epicentro della pandemia dichiarata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) l’11 marzo, gli Stati Uniti e l’America Latina hanno cercato di limitare i contatti con il Vecchio continente in modo da evitare, o quanto meno ritardare, l’arrivo del virus nel continente americano. Donald Trump e Alberto Fernández hanno sospeso i voli dall’Europa, altri paesi americani hanno adottato provvedimenti più o meno rigidi.

Maggiore successo hanno avuto i governi di Costa Rica, Uruguay e Cuba, i primi due forti di un solido sistema sanitario, l’ultimo per la capillare diffusione della medicina di base; più preoccupante la situazione in Brasile, Perù ed Ecuador, mentre i pochi controlli in Guatemala e Messico o l’assenza di informazioni attendibili, nel caso del Nicaragua e del Venezuela, lasciano supporre che i dati della pandemia siano peggiori di quelli attualmente conosciuti.

L’OMS ha confermato mercoledì 27 maggio ciò che gli esperti sostengono da alcune settimane, per numero di morti per Covid-19 e per diffusione della malattia in diversi paesi il continente americano è il nuovo epicentro della pandemia.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha annunciato che dei 5,48 milioni di casi registrati mercoledì 27 maggio, quasi 2,5 milioni erano nel continente americano. Inoltre, l’America registra oltre 140.000 morti. Supera quindi l’Europa per numero di infezioni (2,06 milioni), ma non per numero di morti (176.000). 

Nonostante il fatto che gli Stati Uniti siano con circa 100.000 morti il Paese più duramente colpito dalla pandemia, Carissa Etienne, direttrice dell’Organizzazione Panamericana della salute (PAHO), ha avvertito che l’America Latina ha superato l’Europa e gli Stati Uniti nel numero giornaliero di infezioni e che la situazione continuerà a peggiorare. “In Sud America, siamo particolarmente preoccupati che il numero di nuovi casi segnalati la scorsa settimana in Brasile sia stato il più alto in un periodo di sette giorni dall’inizio dell’epidemia” – ha spiegato Etienne.

Il Brasile, il cui presidente Bolsonaro ha sostenuto sin dall’inizio che le misure di distanziamento sociale e quarantena adottate a livello locale fossero un danno per l’economia e per milioni di brasiliani poveri, ha superato i 25.000 morti ed è considerato ormai l’epicentro mondiale, dal momento che le prospettive di crescita dell’infezione sono enormi. Uno studio dell’Università di Washington avverte che il paese sudamericano potrebbe vedere il suo bilancio delle vittime aumentare di cinque volte entro agosto.

“Per la maggior parte dei paesi delle Americhe, non è il momento di allentare le restrizioni o ridurre le strategie preventive” – ha affermato Etienne.

L’aumento esponenziale dei casi in Brasile preoccupa i vicini. Argentina e Uruguay, con tassi di mortalità rispettivamente 8 e 12 volte inferiori a quello del vicino settentrionale, temono l’espansione dei contagi per via della scarsa cooperazione regionale in materia. Montevideo ha adottato con successo una strategia di controllo delle catene di infezione, senza quarantena totale, e registra ad oggi 803 casi e 22 morti. Buenos Aires, che ha decretato la quarantena totale lo scorso marzo, quando in Argentina c’erano meno di cento casi e 2 morti, registra oggi poco più di 13.000 infezioni e 500 morti.

L’OMS è preoccupata per l’accelerazione della pandemia in Perù, Cile, El Salvador, Guatemala e Nicaragua. Le prime due nazioni subiscono “un’alta incidenza” tanto che il Paese guidato da Sebastian Piñera ha dovuto rinunciare alle sue misure di riapertura e mettere in quarantena l’intera regione di Santiago. Il Cile, che non aveva adottato quarantene totali, ma misure di distanziamento, registra 82.000 casi e 841 morti. Il Perù, che per via della situazione drammatica nel vicino Ecuador era stato tra i primi paesi ad adottare rigide misure di contenimento, paga le fragilità del suo sistema sanitario e registra 136.000 casi e quasi 4.000 morti. Nel frattempo, il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, ha dichiarato questa settimana che prende idrossiclorochina, vietata dall’OMS per gli effetti collaterali, e accusa i vicini, Costa Rica in testa, di mentire sui dati della pandemia. Il nicaraguense Daniel Ortega, al contrario, non ha adottato alcuna misura contro la pandemia e invita la popolazione a svolgere normalmente le proprie attività.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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