Nuovo audio dell’ISIS: il coronavirus, una punizione divina

Pubblicato il 29 maggio 2020 alle 9:03 in Iraq Medio Oriente

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L’organizzazione dello Stato Islamico ha diffuso una nuova registrazione audio, il 28 maggio, in cui afferma che la pandemia di Covid-19 rappresenta un segnale della giustizia divina contro l’Occidente.

A riferirlo, colui che si è identificato come portavoce dell’ISIS, Abu Hamza al-Quraishi, in una registrazione della durata di 39 minuti, in cui, secondo quanto afferma al-Arabiya, ha cercato di riportare alla ribalta il proprio nome e la sua organizzazione, dopo le sconfitte subite in Siria e in Iraq negli ultimi mesi. Nel proprio discorso, al-Quraishi ha invitato i seguaci dello Stato Islamico di tutto il mondo a prepararsi nel modo migliore per colpire i “nemici di Dio” e i luoghi in cui vivono. “Non lasciate che passi un giorno senza rovinare la loro vita”, ha affermato il portavoce, sebbene non sia stato designato un obiettivo specifico, ma sono state semplicemente menzionate le aree in cui l’organizzazione è ancora attiva, ovvero Siria, Iraq e Africa occidentale.

Circa la pandemia di coronavirus, a detta di al-Quraishi, questa rappresenta una punizione divina contro l’Occidente, ovvero contro coloro che hanno agito contro il califfato e i musulmani. Nello specifico, al-Quraishi, stando a quanto riportato da al-Arabiya, ha affermato che il Covid-19 può essere paragonato ad un “combattente” giunto per colpire i “tiranni” del mondo. Pertanto, lo Stato Islamico è lieto di quanto accaduto ed ha sottolineato come non si sia ancora trovato un modo per sconfiggere il virus. L’organizzazione terroristica, ha affermato al-Quraishi, continuerà ad agire contro il mondo occidentale. Tuttavia, come sottolinea il quotidiano, il portavoce ha dimenticato che il virus, in realtà, ha colpito anche i musulmani, oltre a qualsiasi Paese e qualsiasi popolo, senza distinzione di etnia o religione.

La registrazione del 28 maggio è la terza diffusa dopo la morte dell’ex leader dell’ISIS, Abu Bakr al-Baghdadi, ucciso a seguito di un’operazione nel Nord della Siria coordinata dalle forze statunitensi, il 27 ottobre 2019. Questa è giunta in un momento in cui la minaccia terroristica ha provocato una nuova escalation soprattutto in Iraq e nel cosiddetto “triangolo della morte”, costituito dalle province di Kirkuk, Salah al-Din e al-Anbar.

Di fronte a tale scenario, il 17 maggio, l’apparato di sicurezza iracheno ha dato avvio ad una nuova operazione, intitolata “Leoni dell’isola”, il cui obiettivo è far fronte alle cellule dormienti dell’ISIS tuttora attive nell’Ovest di Salah al-Din, nel Sud di Ninive, nel Nord di Anbar e in alcune aree al confine siro-iracheno, su un totale di undici assi. Tra gli ultimi risultati raggiunti, il 20 maggio, i servizi di intelligence iracheni hanno riferito di aver arrestato uno dei maggiori leader dello Stato Islamico, Abdulnasser al-Qirdash, candidato alla successione della precedente guida, al-Baghdadi. Successivamente, il 26 maggio, le autorità irachene hanno dichiarato l’uccisione di Moataz Najim al-Jubouri, il cosiddetto “governatore dell’Iraq” per l’ISIS ed il terzo leader principale dell’organizzazione, a seguito di un’operazione condotta dalla coalizione internazionale anti-ISIS nella regione siriana di Deir ez-Zor.

L’inizio della presenza dell’ISIS in Iraq risale al 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS, dopo tre anni di battaglie. In particolare, è stato il primo ministro dell’Iraq allora in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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