Tensioni Grecia-Turchia: Stati Uniti intendono contribuire alla de-escalation

Pubblicato il 28 maggio 2020 alle 10:45 in Grecia USA e Canada

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Il vice sottosegretario di Stato per gli Affari Europei ed Euroasiatici degli Stati Uniti, Matthew Palmer, ha dichiarato che Washington sta lavorando alla de-escalation delle tensioni tra Grecia e Turchia, entrambi membri della NATO. 

In particolare, secondo quanto rivelato, mercoledì 27 maggio, da Ekathimerini, Palmer ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno lavorando con i propri partner e alleati nella promozione di un dialogo volto a contribuire alla gestione responsabile delle aree teatro di dispute tra Paesi, al fine di scongiurare lo scoppio di una crisi.  

Nello specifico, Palmer ha fatto riferimento ai sorvoli non autorizzati portati avanti dai velivoli della Turchia nello spazio aereo ellenico, dichiarando che le denunce di Atene non sono nuove alla comunità internazionale. Al contrario, secondo il vice sottosegretario di Stato per gli Affari Europei ed Euroasiatici degli Stati Uniti, la vicenda è già stata posta all’attenzione della comunità internazionale da svariati anni. 

Per quanto riguarda invece la situazione al confine tra Grecia e Turchia, presso la regione di Evros, Palmer ha ricordato di aver effettuato una visita di Stato ufficiale nel Nord della Grecia lo scorso marzo, quando aveva incoraggiato la Turchia a ridurre le tensioni con Atene. 

Le relazioni tra Grecia e Turchia risultano compromesse per via di molteplici fattori. Principalmente, ad aver incrinato i rapporti tra Ankara e Atene concorrono le dispute in materia di diritti minerari nel Mar Egeo, all’interno delle quali si inseriscono i sorvoli non autorizzati dei caccia turchi nello spazio aereo della Grecia e la controversia sulle trivellazioni condotte dalla Turchia a largo delle coste di Cipro, ricche di gas naturale. In tale clima, il ministro degli Affari Esteri della Grecia, Nikos Dendias, aveva accusato la Turchia di violare i diritti sovrani della Grecia, mentre Ankara accusa Atene di non rispettare la clausola sulla demilitarizzazione delle isole del Dodecaneso, sancita dal Trattato di Losanna, firmato il 24 luglio 1923 dalla Turchia e dagli Alleati della Prima guerra mondiale, il quale pose fine al conflitto greco-turco. Nonostante quanto sancito dal trattato, secondo la Turchia, Atene mantiene la propria presenza militare sulle isole e, in aggiunta, sebbene abbia acque territoriali per 6 miglia, “sostiene di avere uno spazio aereo di 10 miglia”.        

In aggiunta, le relazioni risultano ulteriormente compromesse da quando la Turchia ha dichiarato, il 28 febbraio, che non avrebbe più trattenuto i migranti all’interno del proprio territorio, come invece sancito da un accordo siglato da UE e Turchia, il 18 marzo 2016, con cui Ankara aveva accettato di bloccare il flusso di rifugiati e migranti verso l’Europa in cambio di miliardi di euro di aiuti. Secondo la Grecia, si è trattato di un “attacco pianificato contro la Grecia e contro l’Europa”. A seguito dell’inasprimento delle relazioni tra i due Paesi date le tensioni presso la frontiera terrestre, la Grecia ha annunciato, il 27 maggio, che invierà “in via precauzionale”400 agenti di polizia al confine con la Turchia per monitorare i flussi di migranti.  

Per rispondere al clima di tensione tra Grecia e Turchia, Atene sta rafforzando i rapporti e le collaborazioni in materia di Difesa, anche attraverso acquisti di armamenti, sia con alleati storici, come la Francia e gli Stati Uniti, sia con i principali rivali di Ankara, come Israele, Egitto e Arabia Saudita. In tale contesto si colloca il recente accordo siglato lo scorso 7 maggio con Israele, il quale ha approvato un prestito di due droni ad Atene, che li utilizzerà per sorvegliare i propri confini.       

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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