Taiwan valuta un nuovo acquisto di missili dagli USA

Pubblicato il 28 maggio 2020 alle 16:02 in Taiwan USA e Canada

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Taiwan sta valutando l’acquisto di missili anti-nave Harpoon dagli Stati Uniti, secondo quanto ha reso noto il Ministero della Difesa, il 28 maggio. L’annuncio rischia di minare ulteriormente i rapporti tra Washington e Pechino. 

Rispondendo ad alcune domande in Parlamento, il 28 maggio, il vice ministro della Difesa di Taiwan, Chang Che-ping, ha confermato che Taipei sta pianificando di acquistare missili Harpoon dagli Stati Uniti per la difesa costiera. Se gli Stati Uniti accettano l’accordo, Taiwan dovrebbe riceverli nel 2023, ha aggiunto Chang. Taiwan ha rafforzato le sue difese di fronte a quelle che considera come mosse sempre più minacciose da parte di Pechino, che includono esercitazioni navali e aeree nei pressi dell’isola. L’esercito di Taiwan è ben addestrato e ben equipaggiato grazie al supporto statunitense, la Cina può però contare su una forte superiorità numerica e su nuove attrezzature avanzate come, i caccia stealth.

Il 20 maggio, gli Stati Uniti avevano approvato la più recente vendita di armamenti a Taiwan, per 180 milioni di dollari. La decisione aveva già messo ulteriormente a dura prova i legami tra Washington e Pechino. Quando il Dipartimento di Stato degli USA aveva annunciato tale accordo, aveva definito la vendita come una transazione reciprocamente vantaggiosa. “Questa proposta di vendita è al servizio degli interessi nazionali, economici e di sicurezza degli Stati Uniti, sostenendo i continui sforzi del destinatario per modernizzare le sue forze armate e mantenere una credibile capacità difensiva”, si leggeva in un comunicato del Dipartimento di Stato. La vendita “contribuirà a migliorare la sicurezza e aiuterà a mantenere la stabilità politica, l’equilibrio militare e il progresso economico nella regione”, continuava il documento. 

La transazione riguardava i siluri MK-48 Mod 6 Advanced Technology Heavyweight, che possono essere lanciati da un sottomarino e che vengono forniti dalle scorte esistenti della Marina statunitense. L’annuncio della vendita era arrivato lo stesso giorno in cui la presidentessa di Taiwan, Tsai Ing-wen, aveva prestato giuramento per il suo secondo mandato, dichiarando che l’isola non avrebbe mai accettato le rivendicazioni della Cina. Da parte sua, Pechino aveva risposto che non avrebbe mai tollerato l’indipendenza per Taiwan e che la “riunificazione” era inevitabile. 

Quest’ultima mossa testimonia una partnership sempre più stretta tra Taipei e Washington. L’isola viene considerata dalla Cina una provincia con parziale autonomia, ma gode, di fatto, di un governo indipendente che si auto-definisce Repubblica di Cina (ROC), in continuità con la prima repubblica fondata sul continente cinese nel 1911 dal Partito Nazionalista Cinese (Guomindang), giunto a Taipei alla fine della guerra civile cinese nel 1949. Nello stesso anno, a Pechino veniva fondata la Repubblica Popolare Cinese che si definisce, invece, unico governo legittimo di tutto il popolo cinese e chiede a tutti i Paesi con cui istituisce rapporti diplomatici di accettare il principio “una Sola Cina”. 

Così come molti altri Paesi a livello internazionale, anche gli USA non hanno relazioni formali con Taiwan, in quanto dal primo gennaio 1979 hanno riconosciuto la Cina, spostando la propria sede diplomatica da Taipei a Pechino. Nonostante ciò, Washington è il maggior sostenitore dell’isola a livello internazionale, nonché il suo principale fornitore d’armi. Il 17 gennaio scorso, il rappresentante degli Stati Uniti a Taiwan, Brent Christensen, ha affermato che nel 2020 gli Stati Uniti promuoveranno ulteriormente la questione di Taiwan nel mondo, cosa che l’isola ha numerose difficoltà a fare autonomamente, a causa del blocco della sua partecipazione nella maggior parte delle organizzazioni internazionali.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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