Sud America: prove di coordinamento regionale contro il coronavirus

Pubblicato il 28 maggio 2020 alle 13:18 in America Latina Colombia

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Il presidente della Colombia, Iván Duque, ha cambiato il formato del suo programma televisivo “Prevenzione e azione” presentando come ospiti speciali non i ministri che si occupano della gestione della pandemia nel Paese, ma tre presidenti della regione.

Duque ha parlato con Martín Vizcarra, in videoconferenza dal Perù, Sebastián Piñera, dal Cile, e Luis Alberto Lacalle Pou, dall’Uruguay. Connesso con i quattro leader c’era anche il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani, Luis Almagro.

Il presidente colombiano ha iniziato sottolineando che il coordinamento tra i governi sarà essenziale per avanzare nella lotta contro la pandemia. Una tesi supportata dai suoi interlocutori. Per gli esperti la mancanza di coordinamento regionale è una delle principali problematiche dell’America meridionale nell’affrontare il nuovo coronavirus.

Vizcarra ha ammesso che nessun paese al mondo era pronto a far fronte a questa crisi, nemmeno le nazioni più sviluppate. Il presidente peruviano ha affermato che la lezione della pandemia è che è necessario porre maggiormente l’accento sulla salute e sull’istruzione. Ha affermato che non appena questa situazione sarà superata, si dovrà porre grande attenzione su questi due settori per essere meglio preparati in eventi simili per il futuro. Vizcarra ha sottolineato l’importanza di fare il maggior numero possibile di test e ha dichiarato che nell’ultima settimana nel suo Paese la media è stata di 22.500 tamponi al giorno. Non ha nascosto che le fragilità del sistema sanitario hanno reso problematica la gestione della pandemia nel Paese, nonostante le misure di quarantena prese con largo anticipo.

Il leader peruviano ha anche affermato che nella sua nazione un “sussidio universale” di circa 230 dollari è stato dato a 6,7 milioni di famiglie con maggiori esigenze, aggiungendo che con la garanzia della Banca Centrale del Perù stanno iniettando prestiti per 18 miliardi di dollari.

Vizcarra ha sottolineato che per quanto difficile possa essere la situazione, è necessario lavorare congiuntamente tra le autorità e i cittadini “per farcela con successo”. Infine, il presidente peruviano ha insistito sul fatto che questo tipo di sforzo contro una malattia deve essere fatto “in modo condiviso” e ha insistito sul fatto che “è necessario essere uniti nell’arena internazionale per combatterla”. 

Da parte sua, Piñera ha iniziato sottolineando che la pandemia non è solo il problema cui far fronte, ma anche la recessione economica che ne consegue. In questo senso, ha sottolineato che ciò che il suo governo sta facendo è creare una rete di protezione per proteggere la salute e la vita e un’altra rete di protezione sociale per sostenere le piccole e medie imprese e l’occupazione. Ha aggiunto che parte della strategia nel suo paese si è concentrata sul fare molti test, per un totale di 16.000 al giorno, “per poter identificare precocemente i malati e i loro contatti”.

Piñera ha condiviso ciò che il presidente Duque ripete spesso e cioè che “proteggere la vita è la cosa più importante”. Il presidente del Cile ha sottolineato che la cooperazione internazionale è fondamentale nella misura in cui “oggi non abbiamo una vera governance a livello globale”.  In questo senso, ha messo in evidenza come le due nazioni che hanno le maggiori economie del mondo, gli Stati Uniti e la Cina, “invece di unire gli sforzi, si sono ripetutamente affrontate scambiandosi accuse e insinuazioni, che hanno minato la fiducia reciproca”.

Piñera ha dichiarato che la ripresa dei paesi e delle loro economie sarà “un compito titanico”. Piñera ha anche sottolineato l’importanza della famiglia in questo momento e la necessità di un coordinamento con i cittadini. Dopo aver messo in evidenza ciò che ha detto il presidente cileno, Duque ha affermato che il “grande appello” è “stretto coordinamento” a livello locale e regionale.

Luis Lacalle Pou, presidente dell’Uruguay, ha voluto dare un messaggio di speranza, annunciando l’intero sistema educativo nel suo paese riaprirà regolarmente a giugno. Ha sottolineato che l’Uruguay si è imposto dei limiti quando la situazione non era particolarmente grave a livello regionale e ha affermato che questo isolamento per le prime quattro settimane, quando si conoscevano i primi casi, è stato essenziale per controllare il virus. Lacalle ha spiegato che l’istruzione nelle aree rurali è già ripresa e ha ricordato che le attività culturali commerciali e sportive sono state gradualmente aperte.

“Facciamo appello alla libertà responsabile, la libertà di movimento utilizzata in modo responsabile” – ha detto Lacalle, il cui paese, con 803 casi e 22 morti, registra i dati migliori dell’intero continente. Il presidente ha aggiunto che il successo nella lotta contro la pandemia in Uruguay è collegato al comportamento responsabile delle persone ed ha aggiunto che Montevideo intende continuare su questa strada, spiegando che il governo può fornire linee guida, ma l’appiattimento della curva dipende dal comportamento delle persone.

Il presidente uruguaiano ha sottolineato l’importanza di un coordinamento regionale perché, nonostante la situazione attualmente positiva nel Paese, “il virus non conosce frontiere”.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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