Serbia accusa il Montenegro di voler causare un conflitto

Pubblicato il 28 maggio 2020 alle 9:15 in Balcani Serbia

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Il ministro degli Affari Esteri della Serbia, Ivica Dacic, ha dichiarato di ritenere che l’atteggiamento delle autorità del Montenegro nei confronti di Belgrado sia in grado di causare un conflitto.  

Tali parole, le quali giungono nel già avviato clima di tensione tra Serbia e Montenegro, rispondono altresì alla decisione del Montenegro, il quale si è dichiarato libero dal coronavirus, di non aprire i propri confini con la Serbia, per paura di registrare nuovi contagi.  

Eppure, secondo quanto sottolineato Anadolu, lo scorso lunedì 25 maggio, quando Podgorica aveva annunciato di essere riuscita a sconfiggere il coronavirus, le autorità del Paese avevano anticipato che a breve avrebbero aperto i propri confini ai Paesi europei, al fine di promuovere il turismo. Tra i Paesi presenti nella lista elaborata dai vertici del Montenegro, però, non vi era la Serbia, causando forti critiche da parte di Belgrado.  

In tale contesto, Dacic ha altresì sottolineato che anche altri Paesi in Europa, come la Bulgaria e la Grecia, temono una seconda ondata di contagi, ma ciò nonostante hanno deciso di aprire i confini con la Serbia. Alla luce di ciò, il ministro degli Esteri di Belgrado ha dichiarato di ritenere che i problemi con il Montenegro debbano essere risolti razionalmente e non in base alle proprie emozioni.  

In aggiunta, Dacic ha altresì rilasciato dichiarazioni sulla possibile collaborazione tra il Montenegro e la Serbia. A tale riguardo, il ministro degli Esteri di Belgrado ha specificato di non essere interessato al posizionamento politico del Montenegro, ovvero se quest’ultimo decide di allinearsi con le decisioni della NATO o del Blocco orientale, ma soltanto all’atteggiamento di Podgorica nei confronti di Belgrado. Su questo, Dacic ha dichiarato che a causa delle tensioni politiche in atto e delle ripercussioni delle ultime decisioni del governo montenegrino, difficilmente i cittadini serbi si recheranno in Montenegro.  

Nel frattempo, la Serbia ha sospeso alla compagnia aerea statale montenegrina il permesso di atterrare presso l’aeroporto di Belgrado. In risposta, l’azienda ha dichiarato di ritenere tale gesto di natura politica. A tale riguardo, Dacic ha dichiarato di non avere niente a che fare con tali decisioni, ma di ritenere certa l’adozione da parte della Serbia di misure di reciprocità. Tuttavia, la Serbia ha deciso di mantenere aperti i propri confini con il Montenegro in linea con lo spirito europeo e serbo. 

Le tensioni tra Serbia e Montenegro sono sorte in seguito all’approvazione, lo scorso 27 dicembre della legge sulla libertà religiosa da parte del Parlamento di Podgorica.  Nello specifico, questa prevede che le comunità religiose in possesso di beni da prima del 1918 debbano dimostrarne la legittima proprietà, pena la riappropriazione da parte dello Stato. A tale riguardo, Radio Free Europe aggiunge che nel 1918 il Montenegro, i cui cittadini sono prevalentemente di fede cristiano-ortodossa, si è unito al regno dei serbi, croati e sloveni, facendo inglobare la chiesa ortodossa montenegrina a quella serbo-ortodossa e perdendo tutte le proprietà in suo possesso. 

Da parte sua, l’autorità religiosa della chiesa serbo-ortodossa sostiene che Podgorica voglia appropriarsi di proprietà della Chiesa serba, quali monasteri, chiese e altri beni. Il governo, tuttavia, ha smentito tali accuse. Nello specifico, il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, ha più volte sottolineato che la legge non intende compromettere la libertà religiosa dei cittadini di etnia serba che vivono in Montenegro, né ha come obiettivo il divieto di utilizzo dei propri luoghi di culto.    

Già in occasione del voto in Parlamento, i parlamentari filoserbi del Montenegro avevano tentato di impedire l’approvazione della misura scatenando una rissa in aula, mentre i cittadini filo-serbi avevano iniziato a protestare in diverse città del Paese, portando in totale, in meno di una settimana, all’arresto di 45 persone da parte delle autorità montenegrine. Successivamente, le proteste si erano estese anche in Kosovo e in Serbia. In tale clima, Djukanovic si è scagliato contro le proteste di cui il Montenegro, il Kosovo e la Serbia sono stati teatro, dichiarando di ritenere che queste siano di natura politica, nonostante siano mascherate da manifestazioni religiose.  

Dall’altra parte, a supporto dei cittadini di fede ortodossa, la portavoce del Ministero degli Esteri della Russia, Maria Zakharova, ha invitato i legislatori a rispettare “i diritti legittimi” della più grande comunità religiosa del Paese. In maniera simile, la porzione filoserba del clero ortodosso ha etichettato il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, quale ateo intenzionato a portare avanti un’azione di repressione in stile comunista.    

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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