Libia: Berlino indaga sulle armi tedesche ottenute da Haftar

Pubblicato il 28 maggio 2020 alle 16:40 in Germania Libia

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Le autorità tedesche hanno annunciato di aver avviato una indagine per verificare come le dotazioni belliche della Germania siano giunte nelle mani dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. 

È quanto rivelato, mercoledì 27 maggio, dal Libya Observer, il quale ha altresì specificato che le preoccupazioni di Berlino giungono anche in virtù dell’embargo sulle armi imposto ai danni della Libia che vige in Germania. 

Nello specifico, le autorità tedesche stanno indagando sulle rivelazioni in merito all’utilizzo di veicoli tattici protetti SX45, prodotti esclusivamente dall’azienda tedesca MAN SE, da parte di Haftar, il quale ha equipaggiato tali mezzi con missili Pantsirdi manifattura russa. Tale configurazione, secondo quanto sottolineato dal Libya Observer, risulta solitamente adottata dall’Esercito degli Emirati Arabi Uniti, i quali equipaggiano i propri SX45 con sistemPantsir russi. 

Il tema delle esportazioni di armi della Germania verso Paesi coinvolti nel conflitto libico era emerso già lo scorso 17 maggio, quando il Deutsche Welle aveva svelato i nuovi dati sulle esportazioni di armi della Germania, resi pubblici dal Ministero dell’Economia di Berlino. In tale occasione, era emerso che dal 20 gennaio al 3 maggio 2020, Berlino ha esportato 331 milioni di euro di armi a tre Paesi coinvolti nel conflitto in Libia, nonostante l’embargo imposto dalle Nazioni Unite. Il report sulle vendite di armi da parte di Berlino era stato fornito su richiesta del partito di centro sinistra die Linke.  

Secondo quanto rivelato, i Paesi coinvolti nel conflitto libico che hanno importato armi dalla Germania sono Egitto, Turchia ed Emirati Arabi Uniti. Per quanto riguarda l’Egitto, sostenitore del governo di Tobruk e del suo uomo forte, il generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, il report del Ministero dell’Economia di Berlino rivela che, dal 20 gennaio al 3 maggio 2020, il Cairo ha importato 308.2 milioni di euro di armi dalla Germania. Altri 15.1 milioni di euro di armi sono invece stati acquistati dalla Turchia, la quale fornisce il proprio sostegno al Governo di Accordo Nazionale (GNA), guidato da Fayez al-Sarraj, mentre 7.7 milioni di armi sono stati esportati negli Emirati Arabi Uniti (EAU), sostenitori di Haftar.  

Tali traffici di armi si sono verificati nonostante, aveva sottolineato il Deutsche Welle, la Germania abbia ospitato lo scorso 19 gennaio la Conferenza di Berlino, nella cui dichiarazione finale 16 Paesi, tra cui l’Egitto, la Turchia e gli EAU, avevano accettato di promuovere un embargo sulle armi in Libia.  

Tuttavia, già lo scorso 16 febbraio, nel corso di una conferenza stampa, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva denunciato le violazioni dell’embargo sulle armi deciso nel corso della Conferenza di Berlino, segnalando le continue consegne di armi e l’escalation dei combattimenti in Libia. In tale contesto, la rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Libia, Stephanie Williams, aveva dichiarato di ritenere che il divieto dell’invio di armi fosse diventato “una barzelletta”.  

Per monitorare il rispetto dell’embargo sulle armi, il Consiglio dei ministri degli Esteri dell’UE aveva approvato all’unanimità, lo scorso 17 febbraio, l’invio della Operazione Irini. A differenza della missione precedente dell’UE, l’Operazione Sophia, il mandato di Irini non riguarda il salvataggio di migranti,  la totalità delle acque della Libia, dato che le sue operazioni si svolgono solo nell’area ad Est del Paese, principale punto di arrivo dei carichi di armamenti. L’Operazione si svolge attraverso l’impiego di mezzi navali, aerei e satellitari. Nonostante sia finalizzata a monitorare il rispetto dell’embargo sulle armi, la missione è stata respinta da alSarraj che, lo scorso 26 aprile, aveva dichiarato di ritenere che l‘Operazione Irini trascuri il controllo dei confini terrestri attraverso i quali avviene il passaggio del maggior numero di armi e munizioni destinate all’esercito del generale Khalifa Haftar.    

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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