Kuwait: mezzo milione di egiziani a rischio rimpatrio

Pubblicato il 28 maggio 2020 alle 15:34 in Egitto Kuwait

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Numerosi deputati dell’Assemblea Nazionale del Kuwait hanno proposto un progetto di legge volto a garantire un equilibrio demografico tra i cittadini kuwaitiani e le diverse comunità straniere. In caso di approvazione, 844.000 indiani e mezzo milione di egiziani potrebbero dover lasciare il Paese.

Come riportato da diversi quotidiani arabi, tra cui Rai al-Youm, giovedì 28 maggio, l’obiettivo dei parlamentari a favore della legge è far fronte al perdurante squilibrio demografico tra lavoratori espatriati e cittadini kuwaitiani. Se il progetto dovesse essere effettivamente applicato, saranno centinaia di migliaia i lavoratori stranieri licenziati e sostituiti con manodopera locale. Nello specifico, la legge determina delle quote specifiche per ciascuna nazionalità, sulla base di proporzioni rispetto alla popolazione del Kuwait. In particolare, la comunità indiana non dovrà superare il 15% del numero di kuwaitiani, mentre la soglia per gli egiziani sarà del 10%.

Pertanto, se la legge entrerà in vigore, nessuna azienda potrà assumere nuovi dipendenti stranieri se questi provengono da Paesi la cui percentuale ha già raggiunto il limite. In caso di infrazione, si potrebbe rischiare la reclusione non superiore a 10 anni e/o una multa non superiore a 100.000 dinari. Non da ultimo, è stata ipotizzata la possibilità di annullare le domande di assunzione attualmente in corso e di sospendere nuove domande dall’estero.

Nel testo del progetto proposto, i deputati hanno evidenziato come lo squilibrio demografico tra stranieri e locali sia tra le maggiori problematiche vissute dal Kuwait negli ultimi anni, i cui effetti sono stati ben percepibili con lo scoppio della pandemia di Covid-19, quando si è notato che il Paese ospita comunità di lavoratori stranieri che spesso vivono in luoghi sovraffollati, caratterizzati da condizioni sanitarie precarie. Non da ultimo, anche il calo dei prezzi del petrolio e le relative conseguenze economiche portano il Paese a cercare politiche che favoriscano la manodopera locale.

Il progetto è stato ben accolto da gran parte dei membri dell’Assemblea Nazionale, desiderosi di assistere ad una sostituzione dei dipendenti stranieri anche in ambito governativo. Secondo un deputato, Abdulkarim Abdullah Al-Kandari, il Paese necessita di una legislazione simile in quanto, sebbene vi siano già diverse disposizioni volte a ridurre il numero di impiegati stranieri nel settore pubblico, questi costituiscono il 26% del totale. Stando agli ultimi dati forniti a fine 2019 dalla Kuwait Public Authority for Civil Information, la popolazione del Kuwait ammonta a 4.7 milioni. Di questi, il 70% sono immigrati.

Nel pieno dell’emergenza coronavirus, il Kuwait si è trovato ad affrontare anche le proteste di alcuni lavoratori espatriati. In particolare, il Ministero dell’Interno kuwaitiano ha riferito, il 4 maggio, che le forze di sicurezza del Paese sono intervenute per frenare le rivolte dei lavoratori egiziani, i quali hanno protestato chiedendo di essere rimpatriati, dopo essere stati trattenuti nei rifugi destinati a coloro che violano le leggi sulla residenza. Le forze dell’ordine hanno frenato la situazione di caos scaturita dalla protesta arrestando altresì alcuni manifestanti, i quali sono stati sottoposti a provvedimenti giudiziari.

Il Kuwait aveva precedentemente consentito agli espatriati che violano le normative sulla residenza e sul soggiorno, sancite da diversi Stati del Golfo, di lasciare il Paese senza pagare tasse, multe o biglietti aerei, dando priorità a donne e bambini. Stando alle informazioni fornite dai media kuwaitiani in occasione delle proteste del 4 maggio, il Paese ospitava circa 160.000 espatriati in totale privi di permesso di soggiorno. Quelli di nazionalità egiziana ammontavano a 6.500.

Secondo le statistiche presentate dalle Nazioni Unite, nei sei Paesi del Golfo, ovvero Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, circa l’80% della popolazione è costituita da stranieri. Anche il Kuwait fa affidamento su un’ingente manodopera straniera, proveniente perlopiù da Paesi asiatici, impiegata soprattutto nell’assistenza domestica, nei lavori edilizi e tra i cosiddetti “colletti bianchi”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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