Iran: i Guardiani della Rivoluzione ricevono 112 navi militari

Pubblicato il 28 maggio 2020 alle 14:26 in Iran Medio Oriente

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Le forze navali del Corpo della Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) hanno ricevuto 112 imbarcazioni di tipo militare da parte del Ministero della Difesa dell’Iran, simbolo di un potenziale “ancora sconosciuto” ai nemici di Teheran.

Secondo quanto riferito dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, la cerimonia di consegna è avvenuta giovedì 28 maggio presso la città portuale di Bandar Abbas, sulla costa Sud dell’Iran, nel Golfo Persico, alla presenza del ministro della Difesa iraniano, Amir Hatami, del comandante in capo dell’IRGC, Hossein Salami, e di altri funzionari ed ufficiali. Le imbarcazioni, secondo quanto riportato da fonti iraniane, sono di diverso tipo e sono state progettate da esperti del Paese. Si tratta di navi veloci da attacco, con a bordo missili, tra cui motoscafi di tipo Zolfaqar e imbarcazioni di classe Heidar e Meead. A detta di Hatami, inoltre, le imbarcazioni dispongono di tecnologie innovative e radar nascosti. L’obiettivo è rafforzare il potenziale della Marina dell’IRGC e le sue capacità offensive, con il fine ultimo di garantire la sicurezza delle acque del Golfo Persico.

Secondo quanto riportato anche dall’agenzia di stampa Fars, le nuove imbarcazioni godono di un’ottima capacità idro-dinamica, alta velocità, manovrabilità adeguata e alta potenza offensiva e, pertanto, potranno migliorare notevolmente le capacità di combattimento delle forze navali dell’IRGC. Nel corso della cerimonia di consegna, Hossein Salami ha ribadito che l’Iran è determinato nei propri obiettivi e non si piegherà ai propri nemici. “La difesa è la nostra logica in guerra, ma non significa che saremo passivi contro il nemico. Le nostre operazioni e tattiche sono offensive e lo abbiamo dimostrato” sono state le parole del comandante, il quale ha altresì affermato che la parte più importante e pericolosa delle capacità militari marittime dell’Iran è tuttora “sconosciuta”, ma “un giorno i nemici dell’Iran verranno a conoscenza delle dimensioni di questa forza”.

Simili dichiarazioni sono giunte dall’ammiraglio Ali Reza Tangsiri, a capo delle forze navali dell’IRGC, il quale ha affermato che gli Stati Uniti percepiranno la presenza iraniana più che in passato d’ora in poi. Inoltre, è stato rivelato che una delle imbarcazioni prenderà il nome di Qassem Soleimani, il generale della Quds Force ucciso il 3 gennaio scorso. Si tratterà di una nave lunga 65 metri, con a bordo missili sofisticati, prodotti in diverse fabbriche del Paese.

La nuova consegna per i Guardiani della Rivoluzione giunge in un quadro di continui affronti verbali tra Washington e Teheran, riguardanti altresì la loro presenza nelle acque del Golfo. A tal proposito, il 19 maggio, la Marina statunitense ha riferito che avvicinarsi a meno di 100 metri dalle navi militari USA “può essere considerato una minaccia” e, pertanto, i responsabili di tali azioni potranno andare incontro a misure legali. Washington, in realtà, non si è diretta ad alcun destinatario specifico, bensì a coloro che navigano nelle acque del Golfo e dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, l’avvertimento è stato in larga parte concepito con riferimento all’Iran.

Circa la situazione nel Golfo, Teheran ha più volte ribadito che il proprio Paese non consentirà la presenza di navi da guerra straniere nella regione e le forze statunitensi sono state esortate a ritirarsi da tali aree, in quanto la loro presenza, oltre ad essere pericolosa, è illegale e rappresenta una fonte di instabilità. Tuttavia, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, il 26 aprile, ha dichiarato che l’Iran “sta monitorando da vicino” gli statunitensi presenti nella regione e sta seguendo le loro attività, ma non intraprenderà mai un conflitto e non sarà Teheran la fonte di tensione nella regione.

I rapporti tra Washington e Teheran sono caratterizzati da crescenti tensioni, acuitesi dapprima con il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, l’8 maggio 2018, e poi con l’escalation verificatasi a cavallo tra il 2019 ed il 2020. L’apice è stato raggiunto con l’uccisione del capo del generale iraniano a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e di Abu Mahdi al-Muhandis, vice capo delle Forze di Mobilitazione Popolare, deceduti il 3 gennaio a seguito di un raid aereo ordinato da Donald Trump contro l’aeroporto di Baghdad.

Uno degli ultimi episodi di tensione verificatosi nella regione risale al 15 aprile, quando 11 imbarcazioni del Corpo delle Guardie della rivoluzione Islamica si sono ripetutamente avvicinate ad una flotta di navi da guerra statunitense nel Golfo Persico. Per Washington si è trattato di una mossa “pericolosa e provocatoria”, mentre per le milizie iraniane sono le operazioni degli USA a costituire una minaccia per la sicurezza di Teheran e, pertanto, si sono dette pronte a rispondere con forza in caso di “errori strategici”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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