Gli Emirati pronti alla ripartenza post-coronavirus

Pubblicato il 28 maggio 2020 alle 13:08 in Emirati Arabi Uniti Medio Oriente

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Dopo la ripresa dei voli passeggeri verso America del Nord, Europa e Australia, il governo degli Emirati Arabi Uniti (UAE) ha annunciato la parziale ripresa delle attività istituzionali a partire dal 31 maggio.

La notizia è giunta il 27 maggio, parallelamente alla dichiarazione, da parte delle autorità governative, relativa all’aumento del numero dei casi di guarigione da Covid-19 nel Paese. In particolare, secondo gli ultimi dati forniti dal portavoce ufficiale del governo, Amna Al-Dhahak al-Shamsi, su un totale di 27.540 nuovi test condotti, il numero di contagi da coronavirus ha registrato un aumento pari a +883, portando la cifra complessiva a 31.969 casi. Tra questi, i decessi da Covid-19 ammontano a quota 255. Gli ultimi due casi di morte sono stati registrati proprio il 27 maggio, mentre il numero dei pazienti guariti ha raggiunto quota 16.371.

Tuttavia, il Paese ha deciso di pensare ad una ripartenza iniziando dalle attività di governi ed istituzioni federali. A tal proposito, a partire dal 31 maggio, enti governativi, istituzioni federali e ministeri riprenderanno le proprie attività, ma al 30%. Alcune categorie sono state escluse dalla disposizione, tra cui donne incinte, disabili, anziani e dipendenti con malattie croniche o in condizioni di salute non idonee. Potranno continuare a lavorare da remoto anche gli impiegati con figli fino al nono grado della scuola secondaria o che prestano assistenza a persone o familiari bisognosi.

In tale quadro, già dal 21 maggio, la compagnia aerea Emirates ha ripreso i collegamenti verso nove destinazioni e, in particolare, Londra, Francoforte, Parigi, Milano, Madrid, Chicago, Toronto, Sydney e Melbourne. La compagnia emiratina aveva sospeso i voli dal mese di marzo, sebbene abbia continuato a garantire il servizio per i rimpatri dei cittadini all’estero.

Nonostante il numero di infezioni, gli Emirati si sono classificati primi nel mondo arabo e decimi a livello mondiale in termini di efficacia e efficienza nel trattamento dei pazienti infetti dal coronavirus. La classifica, che include 40 Paesi, è stata stilata dal Deep Knowledge Group e vede in testa Germania, Cina e Corea del Sud. La posizione di Abu Dhabi è stata giustificata dall’efficienza dimostrata nell’affrontare la crisi. Inoltre, gli UAE hanno stanziato denaro per facilitare lo sviluppo di meccanismi e strutture all’avanguardia, per affrontare e prevenire la diffusione del coronavirus, sia per il settore sanitario sia per la vita quotidiana della popolazione.

Non da ultimo, Abu Dhabi si è impegnata con il World Food Programme (WFP) per creare un “ponte aereo” volto a fornire assistenza e forniture sanitarie ed umanitarie di base a circa 100 Paesi più vulnerabili, con il fine di consentire loro di affrontare la pandemia. In particolare, sono stati forniti velivoli per il trasporto di prodotti salva-vita e personale sanitario fino alla fine del 2020, facendo leva sulla posizione geografica del Paese che lo rende un hub idoneo alla missione. Il sostegno emiratino giunge in un momento in cui il WFP ha messo in guardia dagli effetti catastrofici che il Covid-19 potrebbe avere in alcuni Paesi già vittima di crisi economiche, conflitti e disastri naturali ed in cui ottenere assistenza è “questione di vita o di morte”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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