Chi era al-Jubouri, il “governatore iracheno” dell’ISIS

Pubblicato il 28 maggio 2020 alle 11:43 in Iraq Medio Oriente

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Le autorità irachene hanno dichiarato, il 26 maggio, l’uccisione di Moataz Najim al-Jubouri, uno dei maggiori leader dell’organizzazione dello Stato Islamico, altresì noto come “governatore dell’Iraq”.

Il leader è stato ucciso a seguito di un’operazione condotta dalla coalizione internazionale anti-ISIS, a guida statunitense, nella regione siriana di Deir ez-Zor, con l’ausilio delle forze di intelligence irachene e dei servizi anti-terrorismo. Secondo quanto riferito il 28 maggio dal quotidiano al-Arabiya, sulla base delle informazioni fornite dall’intelligence irachena, al-Jubouri, altresì noto come Hajji Tayseer, nonché “Wali” ovvero “governatore” dell’Iraq , si era contraddistinto all’interno dell’organizzazione per essere la mente delle operazioni più brutali, omicidi in primis. II leader era responsabile, per i membri dell’ISIS, degli “affari di Stato” e si occupava del coordinamento delle operazioni all’estero e della fabbricazione di ordigni esplosivi. Dato il suo ruolo, al-Jubouri è stato definito il terzo uomo dello Stato Islamico, dopo al-Baghdadi, ucciso il 27 ottobre 2019, e Abdulnasser al-Qirdash, arrestato, a detta dell’intelligence irachena, il 20 maggio scorso.

In un’intervista esclusiva con al-Arabiya, un esperto di gruppi armati, Fadel Abu Ragheef, ha dichiarato che al-Jubouri era uno studente universitario con una personalità estroversa, ma dopo essere stato reclutato dall’organizzazione terroristica si è trasformato in un’altra persona. Originario di Salah al-Din, il leader apparteneva alla famiglia di Abd Nayef al-Jubouri, i cui membri sono tutti fedeli allo Stato Islamico. Nel corso degli anni, Moataz si è spostato tra Iraq e Siria più volte, accompagnato talvolta dai propri fratelli e familiari. I luoghi siriani frequentati erano prevalentemente Idlib e al-Hasakah.

La prima organizzazione a cui si è arruolato, nel 2006, era nota come “Gruppo Tawhid e Jihad”, fondata e guidata dal 1999 al 2004 da Abu Musʿab al-Zarqawi. Poi, nel 2008, al-Jubouri si è arruolato nell’ISIS, apparentemente attirato dagli omicidi e dalle trappole esplosive. Per tale motivo, è stato definito l’ingegnere dell’organizzazione, in quanto mente delle operazioni e responsabile della fabbricazione degli ordigni anche all’estero. Nel 2011, al-Jubouri ha cominciato a lavorare con suo zio, il leader Nima Abd Nayef, soprannominato “Abi Fatima”, ucciso dopo un attacco aereo condotto dalle forze della coalizione nel 2015, mentre prestava servizio come governatore militare di Kirkuk.

A detta dell’esperto Ragheef, il totale delle persone uccise da Nima Abd Nayef e da suo nipote Moataz ammonta a circa 45.000 iracheni, morti prevalentemente a Baghdad, Salah al-Din, Anbar, Ninive, Kirkuk e Diyala. Pertanto, è probabile che la morte del “governatore dell’Iraq”, sebbene non abbia avuto e non avrà un grande impatto sull’ISIS, potrebbe risparmiare al Paese un buon numero di vittime e “scenari sanguinosi”.

L’inizio della presenza dell’ISIS in Iraq risale al 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS, dopo tre anni di battaglie. In particolare, è stato il primo ministro dell’Iraq allora in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq.

Tuttavia, gli ultimi mesi hanno visto una crescente escalation della minaccia terroristica, che ha portato le forze armate e di sicurezza irachene a mobilitarsi ulteriormente per sconfiggere i gruppi terroristici ancora attivi.  A tal proposito, secondo quanto riferito dal Media Security Cell il 17 maggio, l’apparato di sicurezza iracheno ha dato avvio ad una nuova operazione, dal nome “Leoni dell’isola”, il cui obiettivo è far fronte alle cellule dormienti dello Stato Islamico tuttora attive nell’Ovest di Salah al-Din, nel Sud di Ninive, nel Nord di Anbar e in alcune are al confine siro-iracheno, su un totale di undici assi. Kirkuk, Salah al-Din e al-Anbar fanno parte di una zona che in Iraq è stata soprannominata il “triangolo della morte”, e rappresentano i maggiori obiettivi dell’organizzazione terroristica.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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