Afghanistan: nuovo attacco dei talebani dopo la tregua

Pubblicato il 28 maggio 2020 alle 13:40 in Afghanistan Asia

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Almeno 7 agenti afghani sono stati uccisi e uno è rimasto ferito dopo che i talebani hanno attaccato un checkpoint nella provincia settentrionale di Parwa, la notte tra il 27 e il 28 maggio. Si tratta del primo assalto del gruppo militante islamista dopo una tregua di 3 giorni. 

La notizia è stata riferita dal quotidiano locale, Tolo News, che cita Wahida Shahkar, portavoce del governatore provinciale. I talebani hanno attaccato il checkpoint di sicurezza nel distretto di Seyagerd e si sono scontrati con le forze armate afghane. “Anche i talebani hanno riportato vittime ma non ci sono informazioni precise sul numero”, ha aggiunto Shahkar. Nel frattempo, una fonte di sicurezza ha dichiarato che i decessi tra le forze di sicurezza afghani ammonterebbero a 10 e che “i talebani hanno dato fuoco ai corpi”. Tuttavia, il gruppo militante islamista non ha ancora commentato l’attacco.

I talebani avevano annunciato un cessate il fuoco di 3 giorni in occasione della festa dell’Eid, il 23 maggio. In una mossa reciproca, il presidente del Paese, Ashraf Ghani, aveva a sua volta dichiarato un cessate il fuoco. Il governo afghano aveva anche concordato il rilascio di circa 900 prigionieri talebani dalle carceri di tutto l’Afghanistan, il 26 maggio. Già il 25 maggio, Kabul aveva rilasciato 100 prigionieri islamisti come parte di uno sforzo verso la pace nel Paese, secondo quanto aveva riferito Javid Faisal, un portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale afghano. In risposta alla decisione del governo, Suhail Shaheen, portavoce dell’ufficio politico dei talebani in Qatar, aveva dichiarato che l’impegno a concludere la liberazione complessiva di 2000 prigionieri, da parte del governo afghano, era un buon passo. Tuttavia, solo con il rilascio di 5.000 prigionieri si potrà creare un ambiente adatto per il rafforzamento della fiducia. Tale numero era quelle previsto dall’accordo tra Stati Uniti e talebani firmato a Doha, il 29 febbraio.

In tale contesto, è necessario ricordare che uno scenario di instabilità caratterizza l’Afghanistan da decenni. I talebani si sono affermati come gruppo dominante in seguito al crollo del regime sovietico, per poi porsi alla guida di gran parte del Paese dal 1996, dopo la fine di una sanguinosa guerra civile tra gruppi militanti locali. Le truppe statunitensi, nel 2001, sono poi giunte Paese, con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani, che avevano fornito asilo ad al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Con l’invasione di Washington e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Il 29 febbraio 2020, gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato uno “storico” accordo di pace a Doha, in Qatar. Tuttavia, tale intesa non ha portato ancora la stabilità nel Paese, sconvolto dalle violenze e fortemente diviso. Nonostante ciò, Washington rimane impegnata a ritirare buona parte delle truppe dall’Afghanistan, entro 14 mesi dall’accordo di Doha. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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