Siria, Idlib: esplosione “misteriosa” causa la morte di 6 terroristi

Pubblicato il 27 maggio 2020 alle 15:50 in Medio Oriente Siria

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Un’esplosione definita “misteriosa” ha causato la distruzione di un deposito di armi del Partito Islamico del Turkestan, situato nella regione siriana Nord-occidentale di Idlib, e la morte di 6 militanti terroristi.

L’episodio si è verificato nella mattina di mercoledì 27 maggio, nella periferia Ovest di Jisr Al-Shughur e, nello specifico, nei pressi del villaggio di Al-Taybat. Sino ad ora, non sono stati rivelati maggiori dettagli e non sono noti gli eventuali responsabili o le cause dell’accaduto. Tuttavia, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) ha sottolineato come l’esplosione si sia verificata in concomitanza con il passaggio di aerei da guerra russi. A detta del SOHR, se dovesse essersi trattato di un attacco perpetrato da Mosca, questo sarebbe il primo dall’inizio della tregua raggiunta il 5 marzo scorso. Ad ogni modo, l’ipotesi non è stata ancora verificata o confermata.

Il Partito Islamico del Turkestan (TIP) è un gruppo estremista islamico, fondato da uiguri jihadisti nell’estremo Ovest della Cina e definito un’organizzazione terroristica da diversi Paesi, tra cui la Cina, e dall’Unione Europea. Il TIP dispone di un ramo in Siria, affiliato ad al-Qaeda dal 2001 e attivo nell’ambito del conflitto siriano nella lotta contro il regime del presidente siriano, Bashar al-Assad. Nel 2013, poi, l’organizzazione si è alleata con l’ex Fronte al-Nusra, inglobatosi successivamente in Hayat Tahrir al-Sham.

L’esplosione del 27 maggio si è verificata a poche ore di distanza dall’inizio di un’operazione di pattugliamento congiunto, condotta da forze russe e turche, secondo gli accordi del 5 marzo. Compito delle pattuglie è perlustrare la strada internazionale M4, che collega Aleppo e Latakia, e il deposito colpito si trovava proprio nelle vicinanze di tale arteria, nel tratto del Sud-Ovest di Idlib. Il Partito Islamico del Turkestan, dal canto suo, non ha ancora rilasciato commenti.

La regione Nord-occidentale di Idlib, l’ultima roccaforte posta sotto il controllo dei gruppi ribelli, si trova ad assistere ad una fase di relativa tregua, risultato dell’accordo raggiunto il 5 marzo dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e dal suo omologo russo, Vladimir Putin. L’obiettivo è consentire il ritorno di rifugiati e sfollati, nella cornice del conflitto scoppiato il 15 marzo 2011 ed entrato ormai nel suo decimo anno. Un altro punto dell’intesa prevede l’organizzazione di operazioni di pattugliamento da effettuarsi prevalentemente presso l’autostrada M4, a circa 30 km dal confine meridionale della Turchia. Le pattuglie, sebbene siano riuscite a compiere circa diversi round, sono state spesso ostacolate non solo da gruppi di ribelli locali, ma anche da Hayat Tahrir al-Sham.

Quest’ultimo è un gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad Al-Qaeda e coinvolto nella guerra civile siriana. Già nel corso del 2015, i militanti islamisti erano penetrati a Idlib, infliggendo duri colpi all’esercito di Assad, fino a che, il 30 settembre di quell’anno, la Russia è intervenuta al fianco di Damasco per rovesciare l’andamento del conflitto. Nonostante lo Stato Islamico e Hayat Tahrir Al-Sham siano accomunati dall’ideologia salafita, i due gruppi sono in lotta tra loro. Ancor prima della sconfitta dell’ISIS in Siria, Hayat Tahrir Al-Sham era riuscito ad assumere un ruolo sempre maggiore nel governatorato siriano Nord-occidentale, infiltrandosi nell’amministrazione civile ed effettuando continue espulsioni, omicidi e intimidazioni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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