Siria: i costi di 9 anni di guerra

Pubblicato il 27 maggio 2020 alle 11:19 in Medio Oriente Siria

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Mentre la regione Nord occidentale di Idlib continua ad assistere ad una fase di relativa tregua, favorendo il ritorno degli sfollati, il Syrian Center for Policy Research ha affermato che le perdite economiche provocate dai nove anni di conflitto ammontano a 530 miliardi di dollari.

Secondo i dati inseriti nel rapporto pubblicato il 27 maggio e ripreso dal quotidiano Asharq al-Awsat, la cifra attualmente raggiunta supera di quasi 130 miliardi le stime degli esperti internazionali e siriani di due anni fa. Inoltre, il 40% delle infrastrutture è stato danneggiato, provocando perdite pari a circa 65 miliardi, ed il tasso di povertà è salito all’86%. Ciò significa che sono quasi 22 milioni i siriani considerati poveri. In termini di perdite di vite umane, poi, stando ai dati del Syrian Center for Policy Research, il conflitto siriano ha causato la morte di 690.000 persone, di cui 570.000 uccisi “in modo diretto”, mentre gli altri sono deceduti a causa delle condizioni sanitarie precarie. Parallelamente, sono circa 13 milioni i siriani che sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni, acquisendo lo status di rifugiato o sfollato interno, mentre sono 2.4 milioni i bambini, ovvero circa il 35% dei siriani in età scolare, che non riescono a frequentare le scuole del Paese.

Secondo una ricercatrice del centro, Rabie Nasr, di fronte a tali dati, non è possibile parlare di ricostruzione se prima non si affrontano le problematiche alla base del conflitto, tra cui l’ingiustizia a livello politico, economico e sociale. Solo prendendo in considerazione tale problematica, ha affermato la ricercatrice, e ponendovi rimedio in modo graduale, sarà possibile garantire un futuro migliore per la popolazione siriana. A detta di altri ricercatori, poi, le cifre mostrano come parlare di ricostruzione sia un’utopia. Tuttavia, per risanare il Paese sarà necessario smantellare le “economie del conflitto”, sviluppare forme di consenso sociale e creare istituzioni eque ed inclusive.

Ciò significa che bisognerà porre fine all’esclusione politica e alla violazione dei diritti umani, in quanto l’uso della forza è uno degli elementi che ha messo a tacere la voce dei siriani, negandone una giusta rappresentazione. A livello economico, le riforme attuate nei primi anni del nuovo millennio hanno portato a politiche che hanno ulteriormente danneggiato le classi più povere e disoccupate, inasprendo ulteriormente divari e disuguaglianze. Pertanto, saranno necessarie azioni anche in tal senso.

Il conflitto siriano ha avuto inizio il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. A confrontarsi vi sono le forze del regime, affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, e i gruppi ribelli, che desiderano rovesciare il governo. Gli ultimi combattimenti si sono concentrati perlopiù a Idlib, l’ultima roccaforte ancora in mano ai gruppi di opposizione, dove, attualmente, è in vigore un cessate il fuoco stabilito da Russia e Turchia il 5 marzo scorso. Tuttavia, questo è stato accolto con scetticismo dai residenti, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni.

Sebbene vi siano state sporadiche violazioni, l’interruzione dei combattimenti ha concesso a più di 281.709 siriani di ritornare nelle proprie abitazioni ad Aleppo e Idlib, secondo i dati riferiti il 27 maggio dal Response Coordination Group. Tuttavia, stando alle informazioni fornite dalla medesima organizzazione, sono 1.041.233 i cittadini costretti a sfollare da tali aree a seguito delle continue offensive ed operazioni militari condotte.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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