Rep. Dem. del Congo: ribelli armati uccidono oltre 17 persone

Pubblicato il 27 maggio 2020 alle 13:12 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Un gruppo di sospetti militanti islamisti ha ucciso almeno 17 persone in un raid mattutino contro un villaggio situato nella parte nordorientale della Repubblica Democratica del Congo, lunedì 25 maggio. La notizia è stata resa nota da un’organizzazione civile che si occupa del monitoraggio della sicurezza nel territorio, la Kivu Security Tracker (KST), e confermata da un leader locale della regione di Irumu, Gili Gotabo. Secondo le indiscrezioni, intorno alle 5 di mattina, alcuni uomini delle Forze Democratiche Alleate (ADF), che si dichiarano affiliate allo Stato Islamico, hanno attaccato il villaggio di Makutano, nella provincia di Ituri, a circa 100 km a Sud-Ovest della città di Bunia. “Hanno sparato diversi colpi in aria. Mentre la popolazione fuggiva, hanno catturato alcune persone e le hanno aggredite con i machete “, ha dichiarato Gotabo all’agenzia di stampa Reuters.

Dal 7 maggio, il KST ha registrato la morte di circa 50 civili per mano delle ADF, nel solo territorio di Beni. Ad aprile, l’organizzazione ha contato che i morti sono stati circa 30 a causa delle offensive del gruppo ribelle.

Le ADF hanno iniziato a condurre le loro offensive in Uganda in opposizione al presidente Yoweri Museveni. Più tardi, durante le guerre del Congo degli anni ’90, il gruppo si è esteso nella provincia del Nord Kivu, al confine tra l’Uganda e la Repubblica Democratica del Congo. Dall’ottobre 2014, è stato accusato di aver ucciso più di 1.000 civili. Secondo i dati pubblicati dalla Kivu Security Tracker oltre 400 persone sono state uccise nella regione di Beni dal 30 ottobre, quando l’esercito ha intensificato le operazioni di repressione dei gruppi armati. Le truppe congolesi hanno rivendicato una serie di successi nella regione, affermando di aver distrutto tutte le roccaforti delle ADF nella foresta intorno a Beni e ucciso 5 dei suoi 6 leader. Secondo quanto stimato dalle Nazioni Unite, il numero di combattenti delle ADF si aggirava nel 2018 intorno alle 450 unità. A dicembre 2019, il presidente Felix Tshisekedi ha annunciato di aver inviato altri 22.000 soldati a combattere contro i ribelli della regione di Beni, incluse le forze speciali. Tuttavia, dopo le ultime violenze, la Kivu Security Tracker ha specificato, il 26 maggio, nella sua intervista a Reuters, che è importante ribadire che le ADF non sono ancora state del tutto smantellate in nessun momento. Gli Stati Uniti hanno imposto pesanti sanzioni sui leader delle Forze Democratiche Alleate, accusati di aver compiuto abusi e violazioni dei diritti umani, come stupri di massa, torture e uccisioni.

Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attive nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone. Tuttavia, si tratta nella maggior parte dei casi di agenti con un mandato limitato e ciò può spiegare, da un certo punto di vista, la loro scarsa esperienza nel difendere i civili.

Le violenze, inoltre, continuano nonostante nei giorni scorsi siano stati rilevati nuovi casi di Ebola nel Paese. Le organizzazioni internazionali sono preoccupate che un nuovo scoppio della malattia possa aver luogo nel mezzo dei combattimenti e in concomitanza con la diffusione della nuova epidemia di coronavirus facendo collassare completamente il sistema sanitario nazionale. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha affermato che l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo costituisce ancora un’emergenza sanitaria di interesse mondiale a seguito dell’emergere di nuovi casi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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