Nigeria: esercito accusato di detenere illegalmente sospetti militanti di Boko Haram

Pubblicato il 27 maggio 2020 alle 20:36 in Africa Nigeria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’ONG Amnesty International ha accusato l’esercito nigeriano di detenere illegalmente persone sospettate di avere legami con l’organizzazione terroristica di Boko Haram. I cittadini, spesso ragazzi, vengono rinchiusi in un centro di riabilitazione nello stato di Gombe, nel Nord-Est del Paese.

“Ad oggi quasi tutti detenuti del centro Safe Corridor vengono trattenuti illegalmente”, ha denunciato Amnesty International in un rapporto pubblicato mercoledì 27 maggio. “Molte persone non sono ex combattenti che hanno commesso crimini, tanto meno sono stati accusati o condannati per una qualsiasi delle accuse che viene loro imputata”, si legge poi nel rapporto, secondo cui almeno 7 persone, di cui due ragazzi, sono morti in custodia nel Safe Corridor tra il luglio 2017 e il luglio 2019. Il periodo di riabilitazione, destinato a durare 6 mesi, in diversi casi può andare avanti per oltre un anno e mezzo.

Nonostante l’illegalità della reclusione, Amnesty International ha affermato che le condizioni del Safe Corridor sono “significativamente migliori rispetto ad altre strutture di detenzione a gestione militare”, dove le forze di sicurezza sono state accusate di aver picchiato e torturato bambini e adulti sospettati di essere membri di Boko Haram. Nel rapporto, ad esempio, vengono menzionate alcune attività definte “positive”, tra cui l’educazione degli adulti e la consulenza psico-sociale.

Boko Haram è un gruppo fondamentalista nigeriano che, da quando ha avviato le proprie offensive, nel 2009, ha ucciso più di 35.000 persone e costretto circa 2,6 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case. Durante i loro assalti, i militanti dell’organizzazione rapiscono spesso donne e bambini per arruolarli e costringerli a compiere attentati suicidi. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere, Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF).

Anche altri militanti jihadisti, come quelli appartenenti al gruppo dello Stato Islamico nell’Africa Occidentale, sono soliti compiere offensive in Nigeria e nei Paesi circostanti. L’ISWAP è una fazione secessionista di Boko Haram che, nel 2016, ha giurato fedeltà all’ISIS. Il 26 dicembre, alcuni suoi membri hanno rilasciato un video in cui si vedono alcuni membri del gruppo decapitare 11 nigeriani cristiani. L’organizzazione ha dichiarato che il gesto fa parte di una campagna volta a vendicare la morte del leader dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi e del suo portavoce.

Solo qualche anno fa, la situazione sembrava destinata a migliorare. Nel 2015, dopo essere stato eletto per la prima volta, il presidente nigeriano Buhari aveva reso noto che l’esercito aveva fatto grandi passi avanti nella lotta contro Boko Haram. I militanti erano stati cacciati da Maiduguri, capitale dello Stato del Borno, e da altre città minori, trovandosi costretti a rifugiarsi nelle foreste. Tuttavia, con l’emergere di altre problematiche legate alla sicurezza, come le rivalità tra gruppi criminali, le uccisioni extragiudiziali della polizia regionale e gli scontri tra agricoltori e pastori nomadi nelle aree centrali, l’attenzione delle autorità di Abuja si è spostata altrove.

Il Country Report on Terrorism 2018 del governo americano informa che in Nigeria Boko Haram e ISWAP hanno continuato a condurre, nel corso dell’anno passato, numerosi attacchi contro forze governative e di sicurezza. Boko Haram, in particolare, non ha mancato di effettuare attentati anche contro la popolazione civile, mentre lo Stato Islamico dell’Africa occidentale sta provando a stringere legami più forti con le comunità locali, provvedendo a fornire una serie di limitati servizi sociali. L’obiettivo principale del gruppo sono le forze di sicurezza locali. Verso la fine del 2018, le due organizzazioni, nonostante la presenza della Task Force multinazionale congiunta, sono riuscite a guadagnare la completa libertà di movimento negli Stati regionali del Borno e di Yobe. Più di 200.000 nigeriani sono stati costretti a cercare rifugio nei Paesi vicini, soprattutto Camerun, Ciad e Niger. Nel corso di tutto il 2018, Boko Haram e ISWAP hanno condotto circa 700 attacchi sul territorio della Nigeria, usando armi di piccola taglia, ordigni improvvisati, rapimenti, imboscate, attentati suicidi. Secondo quanto reso noto dal Global Terrorism Index 2019, la Nigeria occupa il terzo posto mondiale tra i 163 Paesi considerati per misurare l’impatto della minaccia terroristica globale.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.