Libia: il GNA annuncia una breve tregua, Washington lancia avvertimenti

Pubblicato il 27 maggio 2020 alle 8:27 in Africa Libia

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Il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ha annunciato un’interruzione delle operazioni contro l’Esercito Nazionale Libico (LNA) per due giorni. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno messo in guardia dal ruolo della Russia in Libia.

La dichiarazione del GNA è giunta il 26 maggio, facendo pensare a “sviluppi diplomatici” dietro le quinte. Tuttavia, non è chiaro se la tregua interessa solo la capitale Tripoli o l’intero Paese. Nelle ore precedenti all’annuncio, dopo la notizia del ritiro dei mercenari russi della compagnia Wagner dai fronti di combattimento del Sud di Tripoli, l’esercito del GNA, attraverso il suo portavoce Mohamed Qanunu, ha affermato di aver preso d’assalto alcune postazioni dell’LNA su tre assi di combattimento nelle aree meridionali della capitale, ovvero Al- Kazerma, Al-Khala e Ain Zara.

Gli ultimi progressi del GNA, a partire dalla conquista della base aerea di al-Watiya del 18 maggio, a detta di South Front, mostrano come l’LNA ed il suo generale, Khalifa Haftar, siano attualmente in svantaggio, nonostante gli attacchi di successo condotti nei pressi di Tripoli. In tale quadro, l’Egitto, di fronte ad una eventuale ascesa degli “islamisti” della Fratellanza Musulmana in Libia, potrebbe inviare ulteriori aiuti ad Haftar o intervenire direttamente sul campo. Dall’altro lato, però, la Turchia, sostenitrice del GNA, non desidera scontrarsi con Il Cairo, in quanto quest’ultimo rappresenta sia lo Stato arabo dalle capacità militari più avanzate, sia un baluardo per la stabilità di due regioni, Medio Oriente e Nord Africa. Ankara, dal canto suo, sostiene una stabilità in Libia a lungo termine, sotto il controllo degli islamisti più moderati del GNA. Tuttavia, gli sviluppi sul campo sono soggetti a continui cambiamenti, considerato il supporto militare che entrambe le parti ricevono.

In tale quadro, il 26 maggio, il cosiddetto “Comando africano degli Stati Uniti” (AFRICOM) ha accusato la Russia di aver fornito armi ad Haftar, e, nello specifico, jet da combattimento, alimentando ulteriormente le tensioni in Libia. A detta del generale Stephen Townsend, proprio come accaduto in Siria, Mosca si sta espandendo militarmente in Africa, impiegando i mercenari della Compagnia Wagner per nascondere la propria partecipazione diretta.

Tali combattenti, secondo Washington, sono finanziati dallo Stato, la Russia, sebbene le autorità di Mosca abbiano negato tali accuse. Tuttavia, gli Stati Uniti credono che la partecipazione russa in Libia possa esacerbare ulteriormente il conflitto libico e l’intera stabilità della regione, alimentando ulteriormente i flussi migratori verso l’Europa. A lungo termine, poi, una eventuale presenza di Mosca nel Paese Nordafricano potrebbe rappresentare una reale fonte di preoccupazione per il “fianco meridionale” del continente europeo in materia di sicurezza.

Le dichiarazioni di Washington giungono dopo che, il 21 maggio, il ministro dell’Interno di Tripoli, Fathi Bashagha, ha denunciato l’invio da parte della Russia di almeno sei aerei da guerra di tipo Mig-29 e altri due di tipo Sukhoi 24s. Secondo quanto riferito dal ministro, questi sono giunti nell’Est della Libia, dopo essere partiti dalla base aerea russa di Hmeimim, situata in Siria, e sarebbero stati diretti alle forze di Haftar.

È dal 15 febbraio 2011 che la Libia assiste ad una fase di instabilità, portando altresì alla caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno. I due schieramenti, il GNA e l’LNA, sono nati a seguito degli accordi di Skhirat raggiunti il 17 dicembre 2015. Il Governo di Accordo Nazionale vede alla guida il primo ministro Fayez al-Sarraj e rappresenta l’unico l’unico governo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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