Libano: Hezbollah, un ostacolo agli aiuti dall’estero

Pubblicato il 27 maggio 2020 alle 14:40 in Libano Medio Oriente

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Mentre il Libano continua a far fronte ad una delle peggiori crisi economiche e finanziarie dalla guerra civile del periodo 1975-1990, i Paesi donatori non si sono detti disponibili a fornire aiuti alle “istituzioni statali gestite da Hezbollah”.

Il coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il Libano, Ján Kubiš, e altri diplomatici e funzionari internazionali, secondo quanto riportato dal quotidiano Asharq al-Awsat il 27 maggio, hanno espresso preoccupazione di fronte al continuo esacerbarsi della situazione economica e finanziaria libanese. Per tale motivo, ci si sta impegnando affinché il Libano non precipiti in una catastrofe, ma vi sono Paesi donatori che sono restii dall’offrire assistenza alle istituzioni gestite da Hezbollah e, in particolare, al Ministero della Salute, guidato da un ministro di tale partito. Come spiegato da al-Arabiya, il controllo di Hezbollah in Libano preclude la fornitura di aiuti. Per tale motivo, i donatori sono stati esortati a comprendere la situazione attuale vissuta da Beirut e i rischi a cui potrebbe andare incontro, provando a trovare una soluzione ai problemi attuali.

Nato nel 1982 come movimento di resistenza contro l’occupazione israeliana del Libano meridionale e in seguito evolutosi in un partito politico locale, Hezbollah è un’organizzazione paramilitare sciita che rappresenta un attore chiave nell’arena politica del Libano. Israele considera tale movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali, ed è stato classificato come “terroristico” dagli Stati Uniti, dal Regno Unito, dal Canada e da Israele, oltre che dal Gulf Cooperation Council (GCC) e dalla Lega Araba. Non da ultimo, anche la Germania, il 30 aprile 2020, ha definito Hezbollah un’organizzazione terroristica e ha effettuato una serie di operazioni per catturare sospetti membri del gruppo sul suolo tedesco. Tuttavia, il partito è tra i principali sostenitori del nuovo governo di Beirut, la cui fiducia in Parlamento è stata votata l’11 febbraio 2020.

Già nel mese di febbraio scorso, Beirut si era rivolta al Fondo Monetario Internazionale per chiedere assistenza di fronte alla perdurante crisi economica e finanziaria e, in tale occasione, il vicesegretario generale, nonché secondo leader, di Hezbollah, Sheikh Naim Qassem, aveva affermato che il proprio partito non sarebbe stato disposto a sottomettersi agli strumenti “imperialisti” del FMI, e non avrebbe accettato alcuna forma di sottomissione alle politiche da questo adottate, né prestiti “di salvataggio”. Tuttavia, il FMI e le autorità libanesi, dal 13 maggio, hanno avviato colloqui volti ad analizzare il piano di salvataggio proposto da Beirut, già approvato dal Consiglio dei ministri libanese il 30 aprile scorso.

In tale quadro, in un tweet del 27 maggio, Kubiš ha affermato che la Banque du Liban e il governo libanese hanno presentato diverse cifre circa le perdite subite dal Paese e, considerati altresì la mancanza di progressi nelle nomine giudiziarie e di altro genere e il ritardo nell’attuazione della riforma del settore dell’energia elettrica, nei colloqui tra Beirut e il FMI, il Libano potrebbe trovarsi in una posizione poco favorevole, e ciò non è più sostenibile.

Negli ultimi mesi il quadro economico libanese è andato deteriorandosi, anche a seguito dello scoppio della pandemia di Covid-19, che ha visto il 75% dei giovani libanesi perdere il proprio lavoro o percepire metà, o talvolta un quarto, del proprio stipendio. Il Libano attualmente rappresenta uno degli Stati maggiormente indebitati al mondo, con un debito sovrano pari a 87 miliardi di dollari, ovvero il 170% del PIL. Non da ultimo, il tasso di cambio lira- dollaro è salito a più di 4.000 lire libanesi nel mercato non ufficiale, provocando una svalutazione della moneta locale pari a circa il 70%. In tale quadro, l’11 marzo, il Paese ha annunciato che non avrebbe saldato il debito pari a 1.2 miliardi di obbligazioni Eurobond, in scadenza il 9 marzo, creando la prima situazione di default della storia libanese.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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