La Grecia annuncia nuove pattuglie al confine con la Turchia

Pubblicato il 27 maggio 2020 alle 16:34 in Grecia Immigrazione Turchia

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La Grecia rafforzerà le sue pattuglie di polizia al confine con la Turchia, poichè teme nuove ondate migratorie, secondo quanto ha riferito un funzionario di Atene, il 27 maggio. 

Altre 400 unità della polizia saranno inviate nella regione Nord-orientale del fiume Evros “come misura precauzionale”, ha riferito il portavoce della polizia, Thodoros Chronopoulos. La zona di confine è stata teatro di scontri a marzo 2020, dopo che la Turchia aveva dichiarato che non avrebbe più impedito ai richiedenti asilo di raggiungere l’Unione Europea. Già il 26 marzo, il ministro della Difesa greco, Nikos Panagiotopoulos, aveva dichiarato che Atene era a conoscenza di “alcune dichiarazioni che suggeriscono che dovremo affrontare nuovamente la pressione ai nostri confini, in particolare quelli terrestri”.

La Turchia, da parte sua, afferma che dovrebbe essere consultata sulle misure greche lungo il confine, sottolineando che il letto del fiume Evros “è cambiato in modo significativo a causa di ragioni naturali e artificiali”. Ankara afferma che è necessario un “coordinamento tecnico” e che non prenderà atto di alcun “fatto compiuto” lungo la linea di demarcazione tra i due Paesi, sopratutto in caso dell’ampliamento della recensione già esistente. La Grecia ribatte che non è obbligata a consultare la Turchia in merito alle infrastrutture sul suo lato del confine. “Procederemo con l’espansione della recinzione. È nostro obbligo costituzionale proteggere il suolo greco”, ha affermato il ministro degli Esteri di Atene, Nikos Dendias.

Nell’ambito di un accordo siglato da UE e Turchia, il 18 marzo 2016, Ankara aveva accettato di bloccare il flusso di rifugiati e migranti verso l’Europa in cambio di miliardi di euro di aiuti. Il governo turco, tuttavia, lamentava di aver ricevuto solo una parte del sostegno finanziario promesso. Di conseguenza, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha ordinato di aprire le frontiere e di non bloccare più i migranti, soprattutto siriani. L’annuncio è giunto il 29 febbraio, in seguito all’uccisione, nella provincia siriana di Idlib, di 34 soldati turchi, vittime di un attacco aereo condotto dalle forze governative del regime di Bashar al-Assad. L’Europa ha condannato la decisione di Erdogan, a causa delle tremende conseguenze umanitarie.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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