Francia: no al rilascio su cauzione del “finanziere” del genocidio ruandese

Pubblicato il 27 maggio 2020 alle 20:07 in Francia Ruanda

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La Corte d’appello di Parigi ha respinto la richiesta di rilasciare su cauzione Felicien Kabuga, uno dei sospettati del genocidio ruandese del 1994. Nella sentenza, emessa mercoledì 27 maggio, il tribunale francese ha negato l’argomentazione dell’avvocato di Kabuga secondo cui quest’ultimo avrebbe dovuto essere rilasciato su cauzione per via delle pessime condizioni di salute. L’uomo, tuttavia, può ancora appellarsi alla decisione della Corte. 

Durante la seduta, il sospettato ha ribadito che le accuse contro di lui sono “menzogne”. Alla domanda se avesse compreso i capi d’accusa che un tribunale delle Nazioni Unite gli ha attribuito, Kabuga ha affermato, attraverso un interprete: “Si tratta solo di bugie. Non ho ucciso nessuno dei Tutsi. Lavoravo con loro”.

Se la Corte d’appello di Parigi dovesse approvare l’estradizione di Kabuga, l’uomo verrà consegnato al Meccanismo internazionale residuo per i tribunali penali. In base a questo procedimento, i casi ruandesi vengono giudicati nella vicina Tanzania, ma i pubblici ministeri hanno chiesto che Kabuga fosse temporaneamente detenuto all’Aia, nei Paesi Bassi, a causa della pandemia di coronavirus. I suoi avvocati, invece, hanno affermato che il sospettato dovrebbe essere processato in Francia, dove vive da diversi anni.  

Felicien Kabuga è comparso per prima volta davanti a un tribunale franceseil 20 maggio, quattro giorni dopo il suo arresto ad Asnieres-Sur-Seine, nei pressi di Parigi. L’uomo era ricercato da più di 20 anni e sulla sua cattura gli USA avevano posto una taglia da 5 milioni di dollari. Il mandato di arresto internazionale nei suoi confronti era stato emesso nell’agosto 1999. L’uomo, il più ricercato del Ruanda, è accusato di aver finanziato e armato le milizie etniche Hutu, responsabili del massacro di circa 800.000 persone, membri della tribù dei Tutsi e degli Hutu moderati. I procuratori delle Nazioni Unite, tra gli altri crimini, attribuiscono a Kabuga l’accusa di genocidio ed incitamento al genocidio. Un tempo magnate del tè e del caffè, l’uomo avrebbe contribuito allo sterminio attraverso il finanziamento delle milizie che hanno effettuato i massacri e l’importazione di un gran numero di armi e machete. Kabuga è stato anche comproprietario di Radio Television Milles Collines, la stazione radiofonica che trasmetteva messaggi anti-Tutsi per alimentare l’odio etnico.

Arrestato all’alba di sabato 16 maggio, Felicien Kabuga viveva nel piccolo comune francese della regione dell’Île-de-France sotto falsa identità. Il Ministero della Giustizia francese ha affermato che dal 1994 in poi l’uomo ha abitato impunemente in Paesi quali la Germania, il Belgio, la Repubblica Democratica del Congo, il Kenya e la Svizzera.

Il procuratore genrale del IRMCT, Serge Brammertz, ha dichiarato che l’arresto di Kabuga dimostra come tutti i responsabili di genocidi possono essere chiamati a rispondere dei propri crimini, anche 26 anni dopo averli commessi. Brammertz ha poi specificato che l’arresto è stato possibile grazie alla cooperazione tra le forze dell’ordine francesi e quelle di altri Paesi come gli USA, il Ruanda, il Belgio, il Regno Unito, la Germania e i Paesi Bassi. Dopo l’arresto del ricercato, sono ancora a piede libero altri due sospetti responsabili del genocidio, Augustin Bizimana e Protais Mpiranya.

Kabuga appartiene all’etnia Hutu che insieme ai Tutsi rappresenta il principale gruppo etnico del Ruanda. Le relazioni tra le due parti sono state sempre tese fino allo scoppio, nel 1990, di una guerra civile che si protrasse fino al 1993. Tra il 7 aprile e il 15 luglio del 1994, alcune milizie armate uccisero circa 800.000 persone tra i Tutsi e gli Hutu moderati. In Ruanda sono stati innumerevoli i conflitti tra la tribù degli Hutu e quella dei Tutsi. Nel 1959, quando il Belgio cedette il controllo del Paese ai primi si verificò un grave scontro etnico, a seguito del quale iniziò un lungo periodo di segregazione e massacri nei confronti dei Tutsi e degli Hutu moderati. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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