L’ISIS “risorge” in Iraq: 260 attacchi in un mese

Pubblicato il 26 maggio 2020 alle 15:19 in Iraq Medio Oriente

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Lo Stato Islamico ha avviato una delle campagne più letali degli ultimi due anni in Iraq, facendo temere una rinascita dell’organizzazione terroristica. Dall’inizio del mese di Ramadan, il 23 aprile, sono circa 260 gli attacchi perpetrati nel Paese.

A riferirlo, il quotidiano britannico The Times, in un articolo del 25 maggio ripreso anche da fonti arabe, in cui è stato evidenziato che i 260 attentati rivendicati dall’ISIS hanno causato l’uccisione o il ferimento di 426 persone. A detta del quotidiano, si tratta di una campagna da inserirsi nel quadro di una “battaglia di logoramento”, proclamata dal gruppo stesso, e che ha alimentato le violenze perpetrate anche da altri gruppi affiliati all’ISIS, attivi in Siria, Egitto, Nigeria, Niger, Congo e Mozambico. Da parte loro, sia la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, sia l’apparato di sicurezza iracheno si sono detti impegnati in una controffensiva, che ha già causato l’uccisione di due leader in Siria.

Tuttavia, sottolinea il The Times, la preoccupazione maggiore è che le cellule jihadiste dormienti possano nuovamente riunirsi e sfruttare a proprio vantaggio le difficoltà attuali scaturite dall’emergenza coronavirus, soprattutto a livello economico, vissute dal mondo intero. “L’ISIS considera la pandemia globale come un’opportunità per indebolire i propri nemici” sono state le parole di Josh Lipowsky, del Counter Extremism Project.

Come riportato dal quotidiano britannico, in una propaganda delle ultime settimane, i militanti jihadisti sono stati esortati a prendere parte ad una campagna coordinata, lanciata in occasione del Ramadan, facendo leva sulla demoralizzazione delle forze di sicurezza irachene. Kirkuk, Salah al-Din e al-Anbar fanno parte di una zona che in Iraq è stata soprannominata il “triangolo della morte” e che, nelle ultime settimane, ha assistito ad una crescente escalation della minaccia terroristica, soprattutto contro l’esercito e la polizia iracheni e le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF). A detta di alcuni analisti, è la peggiore escalation dal mese di giugno 2018. The Times ha poi evidenziato come lo Stato Islamico ha altresì condotto azioni intimidatorie contro le comunità irachene, uccidendo civili “informatori”, bruciando fattorie e distruggendo pali dell’elettricità, mentre le forze di sicurezza erano distratte dalla pandemia.

Tuttavia, tra gli ultimi risultati raggiunti in Iraq, il 20 maggio, i servizi di intelligence iracheni hanno riferito di aver arrestato uno dei maggiori leader dello Stato Islamico, Abdulnasser al-Qirdash, candidato alla successione della precedente guida, Abu Bakr al-Baghdadi. Quest’ultimo è stato ucciso a seguito di un’operazione nel Nord della Siria coordinata dalle forze statunitensi, il 27 ottobre2019. Non da ultimo, il 17 maggio, l’apparato di sicurezza iracheno ha dato avvio ad una nuova operazione, intitolata “Leoni dell’isola”, il cui obiettivo è far fronte alle cellule dormienti dell’ISIS tuttora attive nell’Ovest di Salah al-Din, nel Sud di Ninive, nel Nord di Anbar e in alcune aree al confine siro-iracheno, su un totale di undici assi.

Non da ultimo, il 26 maggio, le autorità irachene hanno dichiarato l’uccisione di Moataz Najim al-Jubouri, uno dei maggiori leader dell’organizzazione in Iraq, a seguito di un’operazione condotta dalla coalizione internazionale anti-ISIS nella regione siriana di Deir ez-Zor.

L’inizio della presenza dell’ISIS in Iraq risale al 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS, dopo tre anni di battaglie. In particolare, è stato il primo ministro dell’Iraq allora in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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