Gli USA potrebbero riconoscere il Tibet

Pubblicato il 26 maggio 2020 alle 19:16 in Tibet USA e Canada

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Tra le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Cina, un deputato statunitense, Scott Perry, ha introdotto un disegno di legge che “autorizzerebbe il Presidente a riconoscere la Regione Autonoma del Tibet come un Paese separato e indipendente”.

Il progetto rappresentare una sfida diretta alla pretesa sovrana della Cina sul Tibet. Tuttavia, il disegno di legge utilizza termini come la “Regione autonoma del Tibet” (TAR), piuttosto che chiamare il Paese solo Tibet. Secondo alcuni analisti, questo indica fino a che punto la narrativa e la propaganda cinesi sono avanzati a Washington. Il disegno di legge potrebbe creare ulteriori tensioni con Pechino, in un momento caratterizzato da pessimi rapporti a causa della pandemia di coronavirus. 

Il Tibet, formalmente una regione autonoma speciale della Repubblica Popolare Cinese, è localizzato nella parte occidentale della Cina ed è considerato una vera e propria porta di accesso al Sud Est Asiatico, ma è, al contempo, una regione particolarmente delicata dal punto di vista politico per via della presenza dell’etnia tibetana di fede buddista ed essendo il Tibet storicamente il centro del buddismo tibetano e sede del suo capo spirituale, il Dalai Lama, ora in esilio in India.

La Cina ha da sempre guardato con sospetto ai rapporti e alla influenza degli Stati Uniti sul Tibet, in quanto prima della normalizzazione dei rapporti tra Washington e Pechino, la CIA sembra avesse inviato dei finanziamenti al Dalai Lama e alla comunità tibetana a sostegno di attività anti-cinesi. Il programma di iniezione di fondi è stato cancellato quando l’allora presidente Usa, Richard Nixon, ha effettuato la sua visita di stato storica a Pechino, nel 1972, che ha segnato l’avvio dei rapporti bilaterali ufficiali. Da allora, gli Stati Uniti hanno sempre tenuto d’occhio la situazione del Tibet e hanno spesso chiesto che i diritti dei cittadini tibetani e la loro identità culturale venissero salvaguardate dalle autorità cinesi. Nell’ultimo anno, l’attenzione si era però spostata dal Tibet all’altra grande regione sul confine occidentale della Cina, il Xinjiang, dove l’altra minoranza etnica, gli uiguri di fede musulmana, sta vivendo un momento di crisi ed è soggetta a dure operazioni di repressione delle autorità di Pechino volte a controllare la diffusione del terrorismo islamico nella regione.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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