Coronavirus in Bahrein: ancora contagi, ma il premier loda l’impegno della popolazione

Pubblicato il 26 maggio 2020 alle 16:54 in Bahrein Medio Oriente

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Il Ministero della Salute del Bahrein ha riferito, martedì 26 aprile, che il numero di casi positivi al Covid-19 ha registrato un aumento pari a +52 nelle ultime 24 ore. I pazienti guariti hanno, invece, raggiunto quota 4.916.

Secondo quanto riportato dalle autorità, tra i nuovi contagi, 39 sono lavoratori espatriati, mentre altri 13 hanno contratto il virus a causa del contatto con altri pazienti infetti. Non vi è stato alcun decesso, sebbene nel Regno vi siano state 14 vittime da coronavirus, su un totale di 9.223 infezioni dallo scoppio della pandemia. Non da ultimo, nelle ultime 24 ore, vi sono stati 163 nuovi casi di guarigione.

Il rischio di contagio in Bahrein è elevato, in quanto si tratta del terzo Paese più densamente popolato al mondo, in cui 1.5 milioni di abitanti vive in un territorio le cui dimensioni equivalgono grossomodo a quelle di New York City. Dal 9 aprile, Manama ha decretato la riattivazione di alcune attività commerciali ed industriali, seppur in un quadro di misure preventive, tra cui il distanziamento, la facilitazione dello smart-working, le operazioni di sanificazione degli ambienti e la riduzione del numero del personale.

Dal canto suo, il primo ministro bahreinita, Khalifa bin Salman Al Khalifa, il 25 maggio, in un discorso rivolto in occasione della fine del mese di Ramadan, ha evidenziato come i cittadini del Regno abbiano dimostrato lealtà e sacrificio nei confronti della nazione, profondendo gli sforzi necessari a far fronte alla pandemia di Covid-19. A detta del premier, la responsabilità e la consapevolezza sono le armi principali per contenere la diffusione del coronavirus e, pertanto, è necessario rispettare le misure preventive stabilite a livello internazionale. A tal proposito, è stata sottolineata la necessità di confronto e dialogo per quanto riguarda la diffusione del virus ed il suo impatto a livello economico, sociale e politico, evidenziando come si possa trarre beneficio dalle esperienze internazionali.

Secondo quanto riferito da analisti ed esperti di economia, a seguito delle conseguenze provocate dalla pandemia di Covid-19, il Bahrein potrebbe aver bisogno di aiuti finanziari da parte degli altri Paesi del Golfo. Questo accade anche perché il Regno non dispone delle medesime risorse petrolifere e finanziarie degli altri Paesi della regione e le proprie risorse statali sono considerate tra le più deboli. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il deficit fiscale del Bahrein salirà al 15,7% del prodotto interno lordo nel 2020, rispetto al 10,6% nel 2019. Tuttavia, il fabbisogno finanziario potrebbe non essere così rilevante se il Paese potesse ricevere maggiore assistenza, ma i suoi vicini, diversamente dal passato, potrebbero non essere in grado di fornire aiuto nell’immediato.

Nonostante ciò, il governo di Manama ha deciso di ampliare un pacchetto di incentivi economici per coprire un maggior numero di categorie di lavoratori colpiti dalla diffusione della pandemia. In particolare, è stata erogata una somma massima mensile di 300 dinari a 950 conducenti di taxi e autobus per tre mesi. Lo stesso importo è stato destinato a 829 istruttori di guida, mentre 422 dipendenti delle scuole materne e altri 102 in asili nido non coperti da assicurazione hanno ricevuto uno stipendio completo. Tali misure sono da inserire in un pacchetto dal valore di 11 miliardi di dollari a sostegno del settore privato.

Nel corso della prima fase della diffusione del virus, la maggior parte dei contagi in Bahrein era collegata a cittadini e pellegrini di ritorno dall’Iran, Paese considerato focolaio della pandemia in Medio Oriente. Ciò ha spinto il Regno a consentire alla propria compagnia nazionale, la Gulf Air, di riattivare i voli tra i due Paesi per riportare a casa i propri connazionali. Dal 13 aprile, sono più di 1000 i bahreiniti che sono riusciti a rientrare. Tuttavia, è stato il ministro degli Interni bahreinita, Sheikh Rashid bin Abdullah al-Khalifa, ad aver accusato Teheran di “aggressione biologica”, ritenuta un crimine ai sensi del Diritto Internazionale, per aver nascosto lo scoppio dell’epidemia e non aver timbrato i passaporti dei viaggiatori del Regno.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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