Cipro: decisa l’espulsione di 17 migranti per legami con il terrorismo

Pubblicato il 26 maggio 2020 alle 9:05 in Cipro Immigrazione

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Cipro intende espellere 17 migranti, attualmente in stato di fermo, perché sospettati di avere legami con gruppi estremisti o di essere coinvolti in atti terroristici.  

A darne l’annuncio, lunedì 25 maggio, è stato il Ministero dell’Interno dell’isola, il quale ha altresì specificato che gli uomini si trovano in questo momento in un centro di detenzione per migranti, in attesa dell’espulsione, la quale avverrà non appena il traffico aereo da e per il Paese sarà ripristinato, ovvero dopo la rimozione delle restrizioni vigenti per il coronavirus.  

Gli uomini, ha aggiunto il Ministero, erano stati segnalati dalle Agenzia di sicurezza e dalle Autorità dello stato di diritto, tra cui Europol e Interpol, le quale avevano suggerito che i 17 uomini appartenevano a gruppi estremisti o erano stati coinvolti in attività terroristiche.  

Il Ministero non ha rivelato le identità dei 17 migranti, né le loro nazionalità o i gruppi di cui potrebbero far parte. In aggiunta, non sono stati forniti dettagli in merito alle Agenzie che hanno segnalato la presenza di tali sospetti terroristi tra i migranti presenti sull’isola.  

Secondo quanto rivelato da The Associated Press, dal 1° gennaio 2020 al 25 maggio, Cipro ha accolto circa 3.000 richiedenti asilo, la maggior parte dei quali è giunta sull’isola prima dell’implementazione del lockdownadottato alla fine di marzo.  

Da parte sua, il governo cipriota ritiene che l’afflusso di migranti verificatosi negli ultimi anni abbia reso il Paese uno degli Stati dell’UE con il maggior numero di richiedenti asilo in proporzione alla popolazione dell’isola.  

Nello specifico, i migranti nel Paese risultano essere già almeno il 3,5% della popolazione totale cipriota. A tale riguardo, lo scorso 4 marzo, il presidente di Cipro, Nicos Anastasiades, aveva accusato la Turchia, con cui le relazioni sono tese, di voler intenzionalmente modificare la composizione demografica dell’isola attraverso l’apertura dei propri confini alla fuga dei migranti, intenzionati a raggiungere l’Europa.  

Tale decisione era stata annunciata, lo scorso 28 febbraio, dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il quale aveva dichiarato che la Turchia non avrebbe più trattenuto i migranti all’interno del proprio territorio, come invece sancito da un accordo siglato da UE e Turchia, il 18 marzo 2016, con cui Ankara aveva accettato di bloccare il flusso di rifugiati e migranti verso l’Europa in cambio di miliardi di euro di aiuti. Anche la Grecia considera tale decisione “attacco pianificato contro la Grecia e contro l’Europa”.     

Più in generale, le relazioni tra Cipro e la Turchia sono caratterizzate da un clima di tensione, soprattutto per quanto riguarda le rivendicazioni della Turchia, ritenute illecite da Nicosia, in merito ai suoi diritti in alcune aree del Mediterraneo orientale. Le tensioni si sono acuite da quando, il 3 maggio 2019, Ankara ha avviato, illecitamente secondo la comunità internazionale, le proprie attività di trivellazione. Secondo i vertici turchi, tali attività giungono in difesa degli interessi dei turco-ciprioti. Più recentemente, nella notte tra il 19 e il 20 aprile scorso, Ankara aveva rilasciato un nuovo avviso di navigazione, annunciando che una sua nave da trivellazione, la Yavuz, si sarebbe stazionata nell’area compresa tra il blocco 6 e il 7 della Zona Economica Esclusiva cipriota dal 20 aprile al 18 luglio. La nuova spedizione della nave turca è la sesta dal 3 maggio 2019, data di avvio del programma di esplorazione mineraria nelle acque cipriote da parte della Turchia.   

Da parte sua, Cipro ha ribadito più volte di ritenere che la Turchia si stia comportando come “il pirata del Mediterraneo orientale, calpestando e violando i principi del diritto internazionale e interferendo con i diritti sovrani di Stati terzi, Cipro inclusa”.     

Dall’altra parte, Cavusoglu aveva ricordato di aver avvertito in passato i greco-ciprioti di non decidere unilateralmente sui diritti minerari del Mediterraneo orientale senza aver prima raggiunto un accordo con la controparte turco-cipriota. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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