Burkina Faso: attacco contro stazione di polizia, 2 morti

Pubblicato il 26 maggio 2020 alle 18:05 in Africa Burkina Faso

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Almeno due agenti di sicurezza del Burkina Faso sono rimasti uccisi in un attacco armato, lunedì 25 maggio, compiuto contro la stazione di polizia della città di Faramana, a Ovest della capitale. Lagguato è avvenuto intorno alle 22:00, ora locale. Due agenti di polizia, incluso il comandante di brigata, sono morti, mentre un altro risulta scomparso. Secondo lagenzia di stampa francese Agence France Presse, oltre alla stazione di polizia di Faramana, anche quella di Madouba è stata oggetto, nella stessa notte, di un attacco da parte di individui armati.

Sabato 24 maggio, il presidente del Burkina Faso, Roch Marc Christian Kaboré, ha dichiarato, al termine di una riunione del Consiglio di difesa, di aver dato istruzioni alla gerarchia militare del Paese in modo che “vengano elaborate strategie per procedere alla distruzione” delle basi jihadiste situate nella regione. La scorsa settimana, almeno 7 membri delle forze di sicurezza hanno perso la vita durante una serie di attacchi terroristici.

Le aree che hanno visto un’esplosione incontrollata della violenza sono generalmente quelle più aride e sottosviluppate, dove i gruppi armati sfruttano la povertà e le divisioni etniche o religiose per reclutare combattenti e provocare maggior impatto. Secondo il Country Report on Terorrism 2018 del governo americano, le organizzazioni terroristiche reclutano con successo i membri Fulani, che sono particolarmente marginalizzati, poveri e svantaggiati rispetto al resto degli abitanti del Burkina Faso. A partire dal 2017, si è registrata nel Paese una lenta ma continua crescita delle attività terroristiche jihadiste, specie lungo i confini con il Mali. Lo stesso anno, Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) si è unito ad al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e al Macina Liberation Front per formare il Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimin (JNIM), gruppo attualmente molto attivo in Burkina Faso, insieme ad Ansarul Islam e ISIS in the Greater Sahara. Dal 2018, militanti jihadisti affiliati a diverse organizzazioni hanno condotto omicidi mirati, raid contro postazioni militari e di sicurezza, attentati con esplosivi improvvisati. 

Nel mese di gennaio 2020, offensive separate hanno colpito diversi villaggi delle province settentrionali, provocando un alto numero di morti. In particolare, il 20 gennaio, un duplice attentato terroristico nella regione di Sanmatenga, ha causato la morte di 36 civili. L’episodio ha altresì costretto centinaia di persone ad abbandonare l’area e a cercare rifugio nella città di Kaya. Qualche giorno dopo, il 25 gennaio, almeno 39 civili sono rimasti uccisi nel Nord del Paese senza che alcun gruppo rivendicasse la responsabilità dell’attacco. 

Per lungo tempo risparmiato dai gruppi armati attivi nel Sahel, il Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri del mondo, è divenuto bersaglio dei movimenti jihadisti in seguito alla caduta dell’ex presidente Blaise Compaore, nell’ottobre 2014. I militanti, alcuni legati ad al-Qaeda, altri allo Stato Islamico, hanno cominciato a infiltrarsi nel Paese dalle regioni del Nord, al confine con il Mali e con il Niger. Da lì, si sono poi spostati in altre direzioni, soprattutto a Est. Uno degli attentati di maggior impatto è stato condotto il 15 gennaio 2016, a soli due giorni di distanza dall’inaugurazione del nuovo governo, presieduto dal premier Paul Kaba Thieba. In tale occasione, alcuni militanti hanno sequestrato un hotel e un bar nel centro di Ouagadougou, causando la morte di 28 persone e il ferimento di altre 56, evidenziando le difficoltà della nuova amministrazione nell’attuare una risposta antiterroristica efficace. L’assalto era stato rivendicato da al-Qaeda nel Magreb Islamico (AQIM), un’organizzazione terroristica islamista affiliata di Al Qaeda e attiva nell’Africa nord-occidentale. 

Il Burkina Faso è, insieme al Mali e al Niger, uno dei Paesi più colpiti dalla furia dei jihadisti nella regione del Sahel. Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 4000 persone sono rimaste uccise in attentati perpetrati lo scorso anno nei tre Paesi. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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