Bolivia: arrestato ministro della Salute

Pubblicato il 26 maggio 2020 alle 6:27 in America Latina Bolivia

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Lo scandalo sorto in Bolivia per l’acquisto di respiratori inadeguati per milioni di dollari ha portato all’arresto del ministro della Salute, Marcelo Navajas. Il responsabile della politica sanitaria del governo di Jeanine Áñez aveva escluso l’esistenza di irregolarità nell’acquisizione di 170 respiratori da una società spagnola attraverso intermediari. Insieme a lui, sono stati arrestati anche due consulenti dell’istituto che ha finanziato l’operazione, la Inter-American Development Bank (IDB), che inizialmente aveva sostenuto questo acquisto per trattare Covid-19. Navajas, fermato mercoledì 20 maggio, è stato condannato per direttissima domenica 24 maggio a una pena preventiva di tre mesi.

Questi arresti, che si aggiungono a quelli di un funzionario di medio rango, hanno luogo poche ore dopo che la presidente ad interim, Jeanine Áñez, alle prese con le indagini giornalistiche, ha dichiarato la sua intenzione di affrontare il caso con “mano pesante”. “Grazie alle denunce sul web e nei media, abbiamo avviato un’indagine sulla possibile corruzione nell’acquisto di respiratori spagnoli. Chiedo l’arresto dei responsabili e ordino l’intero peso della legge contro coloro che hanno stornato o rubato anche un solo peso” – ha scritto Áñez sul suo account Twitter. Tuttavia, la settimana scorsa era stata lei stessa a chiedere l’acquisto di tali respiratori in un atto pubblico.

Secondo la stampa boliviana ciascuno dei respiratori prodotti dalla società catalana GPA Innova ha un prezzo di fabbrica di 7.194 dollari. Il governo provvisorio, tuttavia, ha pagato – non alla società, ma a uno o più intermediari, un dettaglio che non è stato ancora chiarito – oltre 4,7 milioni di dollari per 170 macchine; ciò significa che ognuno è costato 28.000 dollari. L’esecutivo boliviano ha deciso di effettuare questo acquisto direttamente in Spagna, secondo i primi dati tramite il console a Barcellona, David Pareja, nonostante il fatto che un importatore locale si fosse offerto di portare la stessa attrezzatura nel Paese sudamericano per 12.500 dollari a unità.

Fonti di GPA Innova spiegano da Barcellona che la società “ha venduto i respiratori a un esportatore a un prezzo tariffario, e da lì la responsabilità spetta all’esportatore” e che “non sono a conoscenza del prezzo finale di vendita”. Le stesse fonti indicano che il prodotto commercializzato “è un respiratore di emergenza, di cui 100 unità sono state vendute all’Assessorato alla Salute catalano” e che sono in attesa della convalida di un nuovo respiratore, un modello “avanzato”. “Siamo produttori esperti, non esportatori” – indicano le stesse fonti.

Quei respiratori sono stati inoltre contestati dalle associazioni mediche boliviane, per un motivo diverso dal loro prezzo. In lettere e dichiarazioni pubbliche, gli specialisti hanno sottolineato che questi dispositivi non erano adeguati per terapia intensiva ma piuttosto per assistenza di emergenza, e quindi erano inadeguati per servire pazienti con Covid-19.

Ad oggi la Bolivia ha registrato 6.263 casi di covid-19 e 250 persone sono morte. L’81% dei casi si trova nei dipartimenti orientali di Santa Cruz e Beni, i cui servizi medici sono in enorme difficoltà. Come accaduto in altri Paesi, il problema sono i pochi letti – circa 67 tra i due dipartimenti- nelle unità di terapia intensiva.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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