Yemen: una breve tregua per le tensioni del Sud

Pubblicato il 25 maggio 2020 alle 12:33 in Medio Oriente Yemen

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Il governo legittimo yemenita e le forze secessioniste del Sud, rappresentate dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC), hanno raggiunto un accordo per una breve tregua, della durata di tre giorni, nel governatorato di Abyan.

In particolare, questa ha avuto inizio il 24 maggio, in occasione dell’Eid al-Fitr, la ricorrenza in cui la comunità musulmana celebra la fine del mese sacro di Ramadan. Stando a quanto riportato dal quotidiano Asharq al-Awsat, il cessate il fuoco è stato raggiunto grazie alla mediazione dei gruppi tribali locali, dopo settimane di scontri tra le forze del governo yemenita ed i gruppi separatisti, senza, però, raggiungere risultati concreti sul campo.

Abyan è stato testimone di violenze dall’11 maggio, quando l’esercito del governo yemenita ha cercato di contrastare le forze secessioniste e di riprendere il controllo delle aree perse in precedenza attraverso scontri che hanno interessato perlopiù la periferia di Zinjibar, capoluogo del governatorato. Tra gli episodi più violenti, vi sono le battaglie del 23 maggio, che hanno causato altresì l’uccisione del comandante Mohammed Saleh al-Aquili, a capo della 153esima Brigata dell’esercito del governo, nonché di diverse operazioni contro i ribelli sciiti Houthi.

Secondo i termini concordati dagli anziani delle tribù, oltre ad un freno ai combattimenti nelle aree di Sheikh Salem Tarya, è stato altresì concesso alla popolazione locale di spostarsi da e verso Abyan, attualmente controllata dal STC, e Shaqra, posta sotto il dominio del governo yemenita. Fonti locali hanno riferito che i fronti di combattimento sono stati caratterizzati da una relativa calma per tutta la giornata del 24 maggio. Da parte sua, il Consiglio di Transizione Meridionale si è detto disposto a rispettare il cessate il fuoco fino a quando anche l’altra parte lo rispetterà.

Il clima di tensione nelle regioni meridionali yemenite si è riacceso il 26 aprile scorso, con la dichiarazione del Consiglio di Transizione Meridionale di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, affermando altresì l’autonomia e uno stato di emergenza in tali aree. Successivamente, un leader dei gruppi separatisti, Ahmed Bin Break, autoproclamatosi “capo dell’amministrazione autonoma”, ha invitato le tribù locali, i giovani e le forze ribelli di Hadhramawt a dare inizio ad una resistenza armata presso Wadi Hadhramawt, Shabwa e Abyan, a partire da giovedì 14 maggio.

In tale quadro, il 19 maggio, il presidente del Consiglio di Transizione Meridionale, Aidarous al-Zubaidi, si è recato a Riad, su invito dell’Arabia Saudita, nel tentativo di trovare una soluzione alle tensioni delle settimane precedenti. L’obiettivo principale del Regno saudita è tuttora salvaguardare il cosiddetto accordo di Riad, raggiunto il 5 novembre 2019. Quest’ultimo aveva segnato la fine delle tensioni tra i gruppi separatisti e il governo yemenita, scoppiate il 7 agosto dello stesso anno, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. A promuovere l’intesa, vi era stata proprio l’Arabia Saudita, convinta che un tale risultato avrebbe portato la pace anche nei restanti territori yemeniti.

Secondo l’accordo di Riad, gli scissionisti del Consiglio di transizione meridionale e le regioni meridionali avrebbero dovuto partecipare in un nuovo esecutivo nazionale, mettendo le proprie forze armate a servizio di tale governo, liberando le istituzioni governative precedentemente occupate ed unendosi nella lotta ai gruppi “terroristi”. Tuttavia, le forze secessioniste hanno criticato l’incapacità del governo yemenita di fornire servizi basilari come elettricità, acqua e fognature funzionanti, oltre ad aver lamentato la mancanza di un cessate il fuoco e di un ridimensionamento su tutti i fronti del conflitto nel Paese.

I separatisti e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale si sono sempre detti uniti di fronte ai gruppi di ribelli sciiti Houthi, protagonisti del perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015. Le due parti non concordano, però, su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese. Le tensioni ad Aden si erano acuite già nell’aprile 2017, quando il presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, aveva accusato il governatore della città, Aidarous al-Zubaidi, di mancanza di lealtà, licenziandolo dall’incarico. Successivamente, l’11 maggio di quell’anno, in seguito alle proteste di massa contro l’allontanamento di al-Zubaidi, è nato il Consiglio di Transizione Meridionale (STC), con a capo l’ex governatore di Aden, scelto per presiedere un consiglio di 26 seggi. L’ente ha dichiarato immediatamente la sua intenzione di “ripristinare lo Stato meridionale” riferendosi all’ex repubblica dello Yemen del Sud, esistita dal 1967 al 1990. Hadi, fin da subito, ha definito l’STC illegittimo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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