Spagna: accordo con gli indipendentisti baschi, Sánchez nella bufera

Pubblicato il 25 maggio 2020 alle 6:17 in Europa Spagna

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Il governo spagnolo ha vissuto un fine settimana di polemiche e tensioni interne. Il Partito Socialista (PSOE) del premier Sánchez definisce “un errore” la firma di un accordo tra Unidas Podemos, la sinistra radicale indipendentista basca EH Bildu e lo stesso PSOE per abrogare integralmente la legge sul lavoro. Una trattativa che Pedro Sánchez ha promosso e condotto in ogni momento, ma la cui esecuzione finale ha causato un terremoto politico a partire dalla serata di giovedì 21 maggio.

Le conseguenze politiche sono così gravi, secondo fonti governative, che Sánchez è stato costretto a “rimboccarsi le maniche” e spiegarsi con confindustria e sindacati. Il Presidente ha telefonato ai Segretari generali dei sindacati UGT e CCOO, José Álvarez e Unai Sordo, e al Presidente del CEOE – la confindustria spagnola – Antonio Garamendi. Non è stato abbastanza. Gli industriali hanno deciso di interrompere il dialogo sociale con il governo nonostante la collaborazione continui per la gestione economica e sociale della crisi sanitaria del coronavirus.

La necessità di approvare la quinta estensione dello stato di allarme ha portato Sánchez a superare la linea rossa di negoziare con EH Bildu per ottenerne l’astensione. Il governo, attraverso diversi canali, ha tenuto conversazioni con i gruppi parlamentari. La prima vicepresidente, Carmen Calvo, è tornata a trattare con il Partito Nazionalista Basco (PNV) e il capo di gabinetto di Sánchez, Iván Redondo, ha trattato di nuovo i liberali di Ciudadanos. Parallelamente, tuttavia, al Congresso, la portavoce socialista Adriana Lastra ha aperto un negoziato con EH Bildu su richiesta del presidente e ha tentato di avvicinarsi a Sinistra Repubblicana di Catalogna attraverso diversi interlocutori. L’approccio a EH Bildu nei giorni scorsi è stato fatto, spiegano le fonti riportate dal quotidiano El Mundo, come una “rete di sicurezza” nel caso in cui l’accordo con Ciudadanos fallisse.

Sánchez era a conoscenza dell’interesse di Bildu per una promessa esplicita con l’abrogazione della riforma del lavoro, e la prova è che ha facilitato l’accordo citandolo nel suo discorso in Aula di mercoledì 20 maggio, durante la discussione della nuova estensione dello stato di allarme: “Il nostro impegno rimane indelebile. Non appena usciramo da questa emergenza, riprenderemo le nostre priorità legislative” – ha detto alla portavoce di EH Bildu Mertxe Aizpurua.

Diverse fonti confermano che era ignaro della creazione del documento successivo, che, con sorpresa di quasi tutto il governo, del PSOE e di molti esponenti di Podemos, includeva il termine “abrogazione integrale” della riforma del lavoro. Un cambiamento dell’ultima ora imposto da Bildu ai negoziatori del governo, la socialista Adriana Lastra e il portavoce di Podemos, Pablo Echenique.

Non vi è stata alcuna spiegazione del perché abbiano accettato quel termine, come anche l’impegno a mettere in pratica l’accordo prima della fine delle misure straordinarie adottate per Covid-19. Fonti dell’esecutivo riferiscono dell’ira di Sánchez e del leader di Podemos, Pablo Iglesias, nei confronti di Lastra ed Echenique, sebbene Unidas Podemos neghi la presunta rabbia di Iglesias con Echenique e assicurano a tutti che è molto calmo. Lo stesso Iglesias ha poi pubblicamente difeso l’accordo.

Non appena il documento dell’accordo è stato reso noto diversi ministri hanno chiamato Sánchez per mostrare la loro incredulità. Particolarmente dura la vicepresidente terza e ministro dell’economia, Nadia Calviño, che ha chiesto di rettificare l’accordo. Né Calviño né la maggioranza dei ministri del governo erano a conoscenza dei dettagli dei negoziati con il partito radicale indipendentista basco.

Molti ministri sottolineano di aver appreso dei dettagli dell’accordo solo quando EH Bildu li ha resi pubblici ed hanno espresso preoccupazione per l’impatto che un annuncio di queste caratteristiche avrebbe avuto sul dialogo sociale.

Calviño ha ritenuto che fosse il momento peggiore per stringere accordi simili durante le trattative con gli imprenditori e i sindacati per l’estensione della cassa integrazione e mentre a Bruxelles vengono definiti i termini dei fondi di aiuto per i Paesi più colpiti dal crisi.

Il Partito socialista ha dunque pubblicato una nota in cui si afferma che la riforma del lavoro non sarà abrogata completamente.  La via d’uscita dei socialisti è stata quella di citare i cambiamenti concreti che sarebbero stati introdotti: “Ripristineremo i diritti del lavoro portati via dalla riforma del lavoro del 2012, la possibilità di licenziamento a causa dell’assenteismo causato dal congedo per malattia, le limitazioni alla portata temporale del contratto collettivo, facendolo andare oltre le disposizioni in esso contenute, dopo la scadenza della sua validità e fino alla negoziazione di una nuova, e la priorità di applicazione degli accordi aziendali rispetto agli accordi settoriali”.

Questo è stato il chiarimento del PSOE, per tornare all’accordo del governo. Ma come prova della pessima gestione politica dell’intera questione, fonti dell’Esecutivo sottolineano che anche aspetti che sono già stati risolti, come il licenziamento a causa di congedi per malattia che l’Esecutivo ha approvato lo scorso febbraio, non sono stati eliminati. Fino alla correzione, sostengono, è un “pasticcio”. Inoltre, Podemos e Bildu  hanno ribadito che a far fede è l’accordo firmato e non le dichiarazioni successive del PSOE.

A preoccupare i socialisti non è solo il contenuto dell’accordo, ma la stessa trattativa con Bildu, una formazione considerata erede dell’organizzazione terrorista ETA.

L’accordo ha suscitato l’indignazione non solo dell’opposizione di destra, ma anche dei liberali e del Partito Nazionalista Basco, che hanno votato a favore del governo nelle ultime settimane. Profonda irritazione anche da parte di diversi partiti regionalisti, da Coalición Canaria al Partito Regionalista della Cantabria, e degli indipendentisti catalani di Junts per Catalunya e Sinistra Repubblicana di Catalogna.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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