Siria: che cosa succede a Idlib

Pubblicato il 25 maggio 2020 alle 14:35 in Medio Oriente Siria

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Mentre migliaia di rifugiati e sfollati siriani si preparano a manifestare tra le strade del governatorato Nord-occidentale di Idlib, Mosca si prepara a riaprire il settore orientale della strada internazionale M4, che collega Aleppo e Latakia, mentre Ankara ha inviato nuovi rinforzi verso le proprie postazioni.

A riferirlo, il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, il 25 maggio, in un momento in cui Idlib continua ad assistere ad una fase di relativa tregua, risultata dall’accordo raggiunto il 5 marzo scorso dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e dal suo omologo russo, Vladimir Putin. Il cessate il fuoco ha consentito a più di 270.000 civili di far ritorno nelle proprie abitazioni, seppur con il timore che il regime siriano, guidato dal presidente Bashar al-Assad, ed i suoi alleati possano intraprendere una nuova offensiva contro l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo dei ribelli.

Per tale motivo, i manifestanti del 25 maggio hanno chiesto al loro “garante”, la Turchia, di adempiere al proprio compito, salvaguardando la vita dei civili stessi, garantendo condizioni di vita favorevoli al ritorno e facendo rispettare a pieno gli accordi precedentemente presi anche con la Russia e l’Iran. Come dichiarato da un cittadino, la popolazione siriana ha fatto appello alla comunità internazionale e agli altri Paesi interessati, chiedendo loro di attuare gli accordi internazionali, tra cui la Dichiarazione di Ginevra e la Risoluzione 2254, con il fine ultimo di risolvere l’intero conflitto siriano e non solo le problematiche di Idlib.

In tale quadro, secondo quanto riportato dal quotidiano, la Russia mira ad aprire il settore orientale della strada M4, che collega la costa siriana al governatorato di Hasaka, passando per le province di Idlib e Aleppo, e per le aree poste sotto controllo dell’opposizione e delle Syrian Democratic Forces (SDF). Tale strada è altresì interessata da operazioni di pattugliamento congiunto condotte da Russia e Turchia, come previsto da un altro punto dell’accordo del 5 marzo. Secondo fonti locali, a partire la 25 maggio, il settore orientale potrebbe essere riaperto sia per il commercio sia per lo spostamento dei civili, e Mosca avrà il compito di salvaguardarne la sicurezza.

L’idea è stata confermata da fonti locali, che hanno riferito di aver visto arrivare rinforzi russi da Tell Tamer, nell’area rurale Nord-occidentale di Hasaka, fino ad Ain Issa, nell’area rurale Nord-occidentale di Raqqa. Si prevede che presto i camion per il trasporto merci attraverseranno Aleppo e Qamishli.

Sin dalla firma dell’accordo del 5 marzo, anche la Turchia ha continuato ad inviare rinforzi verso le proprie postazioni nel governatorato Nord-occidentale, pari a circa 60, sia in termini di combattenti sia di armi e munizioni. Secondo quanto riportato il 25 maggio, un nuovo convoglio è arrivato nelle prime ore del mattino ed era composto da decine di veicoli militari e mezzi di trasporto.

La situazione attuale a Idlib deriva, in realtà, da una violenta offensiva condotta dalle forze di Assad, affiancate da Mosca, dal mese di aprile 2019. Questa, a sua volta, è da collocarsi nella cornice del perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011, ed entrato oramai nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Prima della tregua del 5 marzo, Ankara aveva dato avvio all’operazione “Spring Shield”, esortando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation, nel Nord-Ovest della Siria. La nuova offensiva faceva seguito alla morte di circa 34 soldati turchi, deceduti a causa di un raid siriano a Idlib, il 27 febbraio. Si è trattato di un episodio che aveva fatto temere un ulteriore esacerbarsi delle tensioni, sebbene sia Ankara sia Mosca si fossero dette contrarie ad un conflitto diretto sul suolo siriano.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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