Rep. Dem. del Congo: 150 scuole e 22 ospedali distrutti in due mesi

Pubblicato il 25 maggio 2020 alle 14:39 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Circa 150 scuole e 22 centri sanitari sono stati distrutti da gruppi di ribelli islamisti, nella Repubblica Democratica del Congo, nel corso degli ultimi 2 mesi. Questi i dati resi noti dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) con una dichiarazione pubblica, rilasciata domenica 24 maggio. Lagenzia ha specificato che le scuole e i centri sanitari sono stati distrutti dai ribelli della Cooperativa per lo sviluppo del Congo (COCEDO), un gruppo situato nella parte orientale del Paese. Oltre 200.000 persone sono poi rimaste sfollate a causa della violenza commessa dai militanti congolesi, responsabili altresì di stupri e omicidi diffusi.

Più di 150 scuole sono state danneggiate e saccheggiate nei territori di Djugu, Mahagi e Irumu, nella provincia di Ituri, per opera del gruppo armato CODECO. Oltre 22 centri sanitari sono poi andati distrutti insieme a grandi scorte di vaccini, ha dichiarato l’UNICEF nella nota. Secondo lagenzia, le principali vittime della violenza scoppiata nella regione di Ituri sono proprio i bambini, in quanto la mancanza di accesso ai servizi sanitari di base, a una casa, a unalimentazione dignitosa e allistruzione, rende i minori particolarmente vulnerabili agli abusi, alla violenza e allo sfruttamento. Edouard Beigbeder, rappresentante dell’UNICEF nella Repubblica Democratica del Congo, ha invitato gli operatori umanitari ad agire rapidamente per evitare una crisi che potrebbe mettere in pericolo migliaia di bambini. L’UNICEF garantisce attualmente l’accesso allistruzione per circa 50.000 bambini della provincia di Ituri.

La Cooperativa per lo Sviluppo del Congo è un gruppo armato politico-religioso particolarmente attivo nelle regioni del Nord-Est, ricche di oro, ed è abituato a prendere di mira la comunità etnica degli Hema. La maggior parte dei membri di CODECO proviene dall’etnia Lendu. Fondata nel 1978 come cooperativa agricola, l’organizzazione ha l’abitudine di distribuire pozioni mistiche ai suoi combattenti per incoraggiarli a compiere offensive armate. Poco si sa di questo gruppo segreto ma le agenzie locali per la protezione dei diritti umani lo accusano di aver ucciso centinaia di civili.

Il gruppo CODECO si è diviso in diverse fazioni dopo che l’esercito congolese ne ha ucciso il leader, Justin Ngudjolo, a fine marzo. A inizio maggio, Ngabu Ngawi Olivier ha affermato di aver assunto la guida della milizia e, di recente, si è arreso ai militari e ha chiesto ai suoi combattenti di deporre le armi. Tuttavia, una delle fazioni in lotta ha successivamente rilasciato una dichiarazione in cui denunciava Olivier come impostore. In più, nessun combattente ha ancora seguito gli ordini del nuovo leader, secondo quanto precisato dal portavoce dell’esercito, Jules Ngongo.

Ricca di risorse naturali, tra cui oro e diamanti, la provincia di Ituri è stata teatro di alcuni dei peggiori combattimenti avvenuti nel Paese tra il 1999 e il 2007, dopo che una lotta di potere tra gruppi ribelli si è trasformata in una guerra etnica, in gran parte tra le due tribù degli Hema e dei Lendu. Dopo diversi anni di relativa calma, i combattimenti e le rappresaglie sono ripresi nel dicembre 2017, facendo riemergere tensioni di lunga data soprattutto sul possedimento delle terre. Da allora i disordini si sono evoluti in attacchi più organizzati e coordinati principalmente dalla comunità Lendu contro l’esercito e il gruppo etnico degli Hema.

A fine 2019, l’esercito ha lanciato un’operazione su larga scala per sradicare una costellazione di milizie, attive soprattutto nella parte orientale del Paese, scatenando un contraccolpo che ha provocato la morte di circa 350 persone negli ultimi mesi, uccise principalmente dai gruppi armati che operano nella provincia di Ituri.

Un rapporto del Norwegian Refugee Council (NRC), pubblicato la settimana scorsa, ha riferito che, durante la pandemia di coronavirus, circa 480.000 abitanti della Repubblica Democratica del Congo sono fuggiti dalle loro case a causa degli scontri tra i gruppi armati e l’esercito del Paese.

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Chiara Gentili

di Redazione

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