Libia: i combattenti russi si ritirano, ma continuano le tensioni

Pubblicato il 25 maggio 2020 alle 9:10 in Africa Libia

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Le forze del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), hanno riferito che, nella sera del 24 maggio, i mercenari russi, appartenenti alla compagnia Wagner, hanno lasciato l’Ovest del Paese, dopo essersi ritirati dai fronti di combattimento nel Sud della capitale. Parallelamente, l’Esercito Nazionale Libico (LNA), con a capo il generale Khalifa Haftar, ha continuato a colpire Tripoli e le aree circostanti.

In particolare, secondo quanto riportato da al-Jazeera, i combattenti provenienti da Mosca, giunti in Libia per affiancare l’esercito di Haftar, hanno lasciato l’aeroporto di Bani Walid, città situata nell’Ovest della Libia, a circa 150 chilometri a Sud-Est di Tripoli e a circa 90 chilometri a Sud-Est di Tarhuna. Come specificato dal sindaco della città, Salim Nuweir, i mercenari della Compagnia Wagner erano già giunti sul luogo il 23 maggio, portando armi, sistemi di difesa aerea e veicoli militari. A detta di un funzionario locale, un gruppo di combattenti ha lasciato Bani Walid a bordo di tre velivoli, mentre altri gruppi si sono allontanati via terra, dirigendosi verso la base di al-Jufra, altra roccaforte posta sotto il controllo di Haftar. In totale, il numero di combattenti giunti a Bani Walid oscillava tra 1500 e 1600.

Ciò è avvenuto mentre, il 24 maggio, le forze dell’LNA hanno condotto un attacco missilistico contro la stazione di polizia di Al Salkhatah, vicino a Gharyan, città situata a Sud-Ovest di Tripoli. Secondo quanto riportato dall’operazione Vulcano di Rabbia, i raid aerei sono stati perpetrati da velivoli emiratini, e tra i luoghi colpiti vi sono stati altresì quartieri residenziali, nonostante la popolazione libica stesse celebrando il primo giorno di Eid al-Fitr, la festività che segna la fine del mese sacro di Ramadan.

Dall’altro lato, gli uomini di Haftar e, in particolare, il portavoce Ahmed al-Mismari, hanno riferito, il 24 maggio, di aver abbattuto circa 13 droni da combattimento turchi nei giorni precedenti, nei pressi di Tarhuna. Di questi, due droni sono risultati essere di tipo Wing Loong II, di fabbricazione cinese e impiegati soprattutto dagli Emirati Arabi Uniti (UAE). Altri, invece, erano di manifattura turca e, nello specifico, si trattava di Bayraktar TB2. Parallelamente, alcune fonti hanno rivelato ad al-Arabiya, che la Turchia continua altresì ad inviare combattenti siriani, da essa addestrati e, a tal proposito, due nuovi aerei sono atterrati nella mattina del 25 maggio a Misurata, trasportando in Libia circa 300 uomini.

Tali ultimi movimenti giungono dopo l’attacco condotto dall’LNA, il 24 maggio, contro l’aeroporto tripolino di Mitiga e dopo che le forze di Tripoli hanno riferito di aver conquistato gli accampamenti di Hamza e Yarmuk, a Sud della capitale libica. In tale quadro, l’esercito del GNA continua la propria operazione “Tempesta di pace”, intrapresa il 25 marzo, che ha portato alla conquista della base strategica di al-Watiya, nell’Ovest della Libia, il 18 maggio. Precedentemente, le forze del GNA avevano già ripreso il controllo di circa 8 località sulla costa occidentale libica, tra cui Sorman, Sabrata, Mitrid e al-‘Ajilat, mentre il 18 aprile avevano avviato un’offensiva contro Tarhuna, che ha consentito alle forze tripoline di avvicinarsi alla roccaforte. L’LNA, dal canto suo, nelle ultime settimane ha continuato la propria operazione contro la capitale Tripoli, in corso sin dal 4 aprile 2019.

Questi avvenimenti sono da inserirsi nel quadro del perdurante conflitto libico, il cui inizio risale al 15 febbraio 2011. I due schieramenti che si affrontano nel palcoscenico libico sono, da un lato, il GNA, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj. Questo è nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 ed è l’unico governo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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